GIA VAN ROLLENOF: il personaggio.

Gia Van Rollenoof.sepia

Gia Van Rollenoof[1] è un’affascinante, quanto esuberante giovane donna veneziana che, da modeste condizioni, si fa strada nella vita, divenendo psicologa, fotografa e, soprattutto, affermata scrittrice di romanzi erotici.

Non soltanto discepola di Saffo, ma da buona veneta, anche di Epicuro, l’eclettica protagonista è costantemente protesa all’appagamento delle proprie pulsioni sentimentali e sessuali. Dietro al suo edonismo si cela, tuttavia, un’anima pregna di buoni sentimenti e proponimenti che la rende dolce e altruista nei riguardi di chi, secondo lei, se lo merita.

Fieramente lesbica, per stabilire delle “affettuose” amicizie femminili, lei è dedita a chattare sul web; ed è proprio dalla chat, che nasceranno le mirabolanti vicende amorose che dopo si svilupperanno in una sperduta oasi di un Paese arabo.

Visionaria, dalla conturbante femminilità, sempre eccessiva nell’appagamento delle proprie pulsioni e mai paga, pur licenziosa nei costumi sessuali, in realtà, sono presenti in lei dei precisi contorni morali non viziati dal pregiudizio.

Dall’animo libero, poco tollerante e per niente disposta ai compromessi, ribelle, d’animo anarchico, intollerante verso l’ingiustizia e la prevaricazione, lei è idealmente scatenata contro l’esercizio di poteri ingiusti. Dal passato infantile turbolento, segnato da un’educazione vetero – tradizionalista e bigotta subita da piccola nella sua Venezia, per reazione, è idealista, mordace, irriverente, ironica, dissacrante. Sempre incline alla rimessa in discussione di ogni cosa, nutre un costante dissenso verso ciò che è imposto.

Con i suoi frequentissimi, “Io mi domando e dico”, rivolti sia verso la Società, sia verso l’alto dei cieli, è un personaggio controverso: infatti, all’apparente dissolutezza, oppone un tormento dell’anima e una brama interiore verso il trascendente.

 

[1] Nome della protagonista dei romanzi autobiografici; pseudonimo coperto da copyright.

Il personaggio “GIA”: che ne dice l’autore.

Per certi tratti, Gia è simile a “Simone”[1] di Andrew Niccol; è stato creato quel che si potrebbe definire un “ologramma verbale”, ossia la rappresentazione eidetica di un personaggio ideale, che tra gli altri svariati attributi, coniuga la bellezza più sconvolgente ad un’inverosimile, sfrontata spudoratezza, come pure un’assenza totale di freni inibitori riguardo il sesso.

Nella realtà, tutto questo sarebbe giudicato quantomeno patologico; ma si tratta chiaramente di un romanzo d’esagerata ed esasperata fantasia, dove il corpo femminile, dalla sovrumana resistenza a reiterati amplessi d’ogni sorta, è vissuto come una fonte inesauribile di voluttà: un pianeta dell’amore e del piacere, esplorabile senza alcun plausibile limite, sempre offerto spontaneamente, e senza alcuna remora.

Una tal cosa si capta nelle inconcepibili, quanto improbabili performance erotiche delle protagoniste, i cui spunti non sono tuttavia del tutto campati in aria, giacché, sia pure in una trasposizione letteraria, sono stati tratti da quanto comunemente si può trovare sui siti del genere “porno” che proliferano nel web (a comprovarlo, nelle “Fonti” si riporta un breve elenco di link).

L’esagerata ed esasperata fantasiosità che distingue la Saga «Dal Cappello di Gia», si ritrova pure in altri tratti, quali: l’attribuzione d’improbabili “proprietà organolettiche” agli svariati fluidi corporei, le “terapie miracolose” che compaiono nelle storie, l’inverosimile “resistenza al dolore”, i tempi di “ripresa fisiologica” sempre prodigiosi; e pure nell’incredibile assenza di conseguenze in seguito ai supplizi erotici che, in amenità, le protagoniste si dispensano vicendevolmente e reiteratamente con quotidiana frequenza.

Insomma, con riguardo “all’inossidabilità” e alle facoltà quasi “immortali”, è proprio come i bambini, che pur morendo mille volte sui campi di battaglia dei loro giochi guerreschi, immediatamente si rialzano più vispi che mai, e riprendono i loro scatenati trastulli.

D’altronde, tanto per citarne qualcuno a caso, i film “Rambo”, interpretati da Silvester Stallone, sono forse verosimili? Fortunatamente, in questa Saga le esagerazioni vertono sul sesso, e non su delle credibili violenze. Infatti, vi è narrato un sesso “per bene”, che mai è associato alle più basse e trucide vicende umane; ovverossia, intrighi, sangue, menomazioni, e così via.

[1] Simone, ossia S1mOne, è un film di fantascienza del 2002 scritto, prodotto e diretto da Andrew Niccol e interpretato da Al Pacino. Grazie ad un particolare software, un regista crea l’ologramma di una bellissima donna bionda, Simone (nell’interpretazione dell’attrice e modella canadese Rachel Roberts), e la fa esordire in un film diretto da lui grazie ad effetti speciali, dando a credere a tutti che si tratti di un’attrice in carne ed ossa. Liberamente adattato da Wikipedia.

 

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