LA MOSCA CHE RONZA.

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#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’Atto 5° della Saga Erotica Lesbo, 

«Dal Cappello di Gia» (In corso d’ultimazione).

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

5°Atto Icona

… e con riguardo a questi traffici, il Medio Oriente e l’Africa sono, tra gli altri, un mercato troppo ambito. E tutto ciò, con quale risultato? Che il tempo passa, e nelle nostre terre scorre sempre il sangue, spesso innocente; e anche quello dei nostri figli.

E scorre pure quello di vostri pacifici cittadini; e questo, per mano di fanatici esaltati, mossi da chi ne ha l’interesse venale e di Potere.

Le nostre, sono terre senza pace, Gia; e mai l’avranno. E lo sai perché? Manca la coscienza. Purtroppo, vi sono ancora troppi uomini convinti che essa sia come una mosca che ronza, o un cane che abbaiando li disturba: delle seccature da tacitare; o meglio ancora, da rimuovere. Al proposito, ti ricordo alcune vittime innocenti del tuo Paese che sono state ridotte al silenzio, Gia: Ilaria Alpi, e più recentemente il povero Giulio Regeni. “Fatte zittire”, è un eufemismo, perché avrei dovuto dire assassinati dalla ributtante manovalanza di qualcuno che sta in qualche stanza dei bottoni. E lo sai qual è la giustificazione che spesso danno alle proprie coscienze per le turpitudini che comandano? Gli “Interessi Nazionali”, oppure, “La Ragion di Stato”!

Riguardo al sottobosco di coloro i quali traggono profitto dalle altrui tragedie, Gia, si tratta di spregevoli individui che si dicono liberali, i quali reputano che “tutto”, ma proprio tutto sia permesso, se a contrastarli non vi sia una norma precisa. Noi, però, sappiamo bene, come le leggi siano concepite a misura dei loro interessi; e quand’anche non lo fossero, è intorno a quelli, che loro le modificano, per riplasmarle. Non è un caso, se di questi tempi troviamo frotte d’avvocati affaccendati a far passare per legittime le peggiori turpitudini. Molto spesso, quella dell’avvocato, come del politico, è una professione che richiede un pelo lungo nello stomaco, Gia».

Stufa, nelle cronache di ogni giorno, di sentire di scandali, collusioni, corruttele, e ruberie perpetrate diffusamente, lei la interruppe: «Non me lo dire, Rashida; con tutti i ladri che bazzicano nel mio Paese, è proprio quella dell’avvocato, la professione che da noi non avrà mai dei disoccupati»… (Continua nel romanzo).

INFIBULAZIONE DELLE BAMBINE, E POLIGAMIA DEL MASCHIO.

Come si concilia tutto questo con l’integrazione degli islamici nelle culture occidentali? E dove vanno a finire i diritti delle donne in tema d’eguaglianza?

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Un passaggio tratto dalla Saga Erotica Lesbo, 

«Dal Cappello di Gia».

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4°Atto MultiIcona

… io non so se tu ne fossi informata, Gia: ancora oggi, anche nel nostro Paese, che autoreferenziale si pregia definirsi progredito, civile ed evoluto nelle leggi e nei costumi, per l’ottanta per cento circa, le donne devono subire l’infibulazione[1]. Tu comprendi bene di cosa io stia parlando, non è vero? Tu lo sai, nei dettagli, come questa si svolga, e quale scempio provochi alle bambine che poi diventano donne?».

Era tirato in ballo un argomento che da sempre angosciava Gia dal profondo; tempo addietro, lei si era impegnata in prima persona in una campagna tesa a contrastare che quella brutale e nefasta mutilazione d’innocenti bambine fosse compiuta anche in Italia da parte d’immigrati di fede islamica. Infervorata e addolorata, nel risponderle, lei non riuscì a trattenersi a che delle lacrime non le affiorassero agli occhi, rendendoli anche più accesi per l’indignazione: «Non lo so, tu dici, Rashida? È spaventoso, terribile, disumano, ingiusto, insopportabile; ed è anche incomprensibile come ancora ai giorni nostri una simile barbarie, che mai, neanche nei tempi andati avrebbe dovuto trovare una giustificazione, possa venire imposta a tante di voi, donne musulmane».

«Senza giustificazione, tu dici, Gia? Sì, che c’è la giustificazione: quella degli uomini! Neanche noi fossimo delle cose o delle bestie, così facendo quei malfattori si prendono, non il solo potere, bada, ma la totale proprietà delle loro donne. Immagina, Gia, se da bambina ti avessero asportato la clitoride, le piccole labbra, e anche parte delle grandi, per dopo cucirti la vagina, lasciando aperta solo una minuscola apertura per permettere la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale: questo, è ciò che loro fanno a tante bambine prima che divengano donne! E ancor più avvilente, è che deputate a farlo, sono quelle stesse che a suo tempo hanno sofferto l’identica barbarie. Attraverso questa pratica, i rapporti sessuali sono impossibilitati fino alla de-fibulazione.

E tutto ciò, affinché dopo, nella notte del matrimonio, lo sposo, orgoglioso di considerarsi l’unico, possa scucire la vagina e godersela nella confortante certezza che nessun altro prima di lui abbia intinto il biscotto in quella tazzina; ma soprattutto, si sente rassicurato, perché, se pure l’ha minuscolo come quello di un topo e moscio, la moglie, quella femmina che lo deve sopportare standogli sotto, non è in grado di deriderlo stabilendo dei confronti.

È inutile dire, che della gioia e del godimento della propria sposa, a quel bastardo non importi proprio nulla. Pensa alle tragiche conseguenze per quelle tante, povere donne: oltre alla barbarie del trauma in sé che da bambine hanno dovuto subire, diventate adulte, loro perdono ogni possibilità di provare del piacere sessuale. E come se questo non fosse abbastanza, anche i rapporti che sono loro permessi con il marito divengono dolorosi e difficoltosi; tant’è, che spesso insorgono delle cistiti, delle infezioni vaginali, e degli stati di ritenzione urinaria… (Continua nel romanzo).

[1] Infibulazione, riguardo a tale argomento, le notizie sono state tratte da Wikipedia.

NATURISMO A TRIESTE

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Un passaggio tratto dall’Atto 3° della Saga Erotica Lesbo, 

«Dal Cappello di Gia».

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3°Atto Icona

… in ogni caso, se devo essere sincera, io frequento tali compagnie soltanto sporadicamente, poiché, come avrete capito, a me piace dire pane al pane e vino al vino, e sono contraria a quei ghirigori cervellotici pseudo culturali che alla fine si terminano a letto, certamente, ma con dei percorsi talmente arzigogolati, che il più delle volte ti fanno passare la voglia di trombare.

In ogni caso, mentre da noi, a Venezia, questo non è possibile, a Trieste, e precisamente sulla costiera triestina, si può fare del naturismo al mare. Due sono i luoghi dove questo è tollerato; uno è denominato “La Costa dei Barbari”, che è frequentata da maschi gay che mal sopportano la presenza di femmine. Infatti, anche se si tratta di lesbiche, e quindi omosessuali, non è infrequente che rivolgano loro delle ingiuriose invettive, spingendole così ad allontanarsi. Il secondo, invece, è frequentato da ogni genere di persone, e non vi avviene alcuna forma d’intolleranza. Naturalmente, questi siti non sono autorizzati formalmente; ma poiché la tradizione è ormai più che trentennale, le autorità si astengono dal muovere delle contestazioni.

Al riguardo, c’è stato un episodio curioso che mostra come i triestini non si fermino dinanzi a nulla pur di starsene comodi: probabilmente durante l’inverno, quatto quatto, qualcuno ha pensato di ricavare sulla barriera rocciosa frangiflutto delle piazzole di cemento corredate con dei comodi tubi di plastica per infilarvi degli ombrelloni parasole. Giacché non sono pochi, i quintali di calcestruzzo che hanno gettato, devono avercelo portato con un’imbarcazione, così da compiere il blitz nel minor tempo possibile.

É evidente, come la cosa sia illegale; io mi trovavo proprio lì con una mia amica triestina, di letto, naturalmente, quand’è arrivata la guardia costiera. Erano tre giovani ufficiali intorno ai trent’anni, che molto educati, fingendo d’essere indifferenti a guardarci nude, ci hanno chiesto gentilmente di spostarci per scattare delle fotografie da allegare alla denuncia d’abuso edilizio a carico d’ignoti.

Mentre erano intenti a farlo, si avvicinò un tipo con un orribile uccello pendulo a forma di becco d’aquila, il quale, mostrandosi incazzato, rivolto agli ufficiali, esordì: “Fate bene a buttare giù tutto! E io credo di sapere, chi sia il responsabile di questo deturpamento alla natura”. Per atto dovuto, uno degli ufficiali gli chiese di farne il nome, ma questo tirò il culo indietro, rispondendo che non ne era sicuro al punto di poterlo testimoniare in un tribunale.

Ora, io mi domando e dico, che fastidio danno quelle comode piazzole? Prima, ci dovevamo frantumare le tette e le chiappe contro le irte punte degli scogli; cazzo! Un premio, avrebbero dovuto dare a chi ha fatto completamente gratis quell’opera benemerita; è non, invece, muovergli una denuncia. É proprio vero, che il mondo è popolato da degli imbecilli. Quando, educatamente, posi a quel cretino la domanda, “Ma che fastidio ti danno? Si sta così comodi!”, quello rispose, “Non si deve in alcun modo modificare quello che la natura ha creato”. Lanciando un’occhiata ai suoi piedi, sfortunatamente incrociando il suo deforme pendente, replicai, “Allora, non dovresti neppure indossare i sandali, coglione, perché sono di plastica; anche quella rovina l’ambiente, e più ancora del cemento”.

Per passare ad altro argomento, a tutto quanto ho detto riguardo alle condizioni atmosferiche, devo aggiungere che secondo me Trieste è migliore di Venezia; infatti, non appena accenna a piovere, ecco che arriva la cavalleria: un vento impetuoso, che spazza via ogni cosa, smog compreso. Si tratta della famosa…(Continua nel romanzo).

 

AMORE?

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Book29

 

… Sai Gia, nella mia vita, sono stata molto paziente; adesso, però, dopo aver costatato che nella gran parte dei casi la gente è veramente tanto, ma tanto stupida, la mia tolleranza sta per terminare. L’imbecillità più crassa, si manifesta soprattutto quando confonde dei concetti importanti: l’attrazione con l’amore, per esempio. Sarà mai possibile, per quelle zucche vuote, comprendere che l’attrazione è solo il primo passo di qualcosa che è tanto diverso? Riusciranno mai a capire, che l’attrazione significa voglia di avere, mentre l’amore ti spinge a dare? Come far capire a chi non ne ha i mezzi cerebrali, che è l’amore, la colla che permette alle storie di continuare ad esistere, e che se questo viene a mancare, la pura carnalità non ce la fa a tenere unite due persone?
“Io ti amo”: pronunciare questa semplice frase, per noi, non è soltanto un superficiale, gratuito, e scontato auspicio; ma significa soprattutto assumerci un impegno. Vuol dire promettere che faremo tutto quanto sta nelle nostre possibilità per rendere felice la persona cui lo diciamo; e un tanto, sia nel presente, che nel futuro. In altre parole, che ci adoperiamo attivamente affinché il “bene”, ossia, la Santità, scenda sempre su di lei, e la accompagni in ogni momento della sua vita, in modo tale che la sua felicità divenga la nostra. Per capirci ancora meglio, per noi, quella frase ha il senso dell’esatto contrario di ciò che vorrebbe dire, “Ti voglio male”».
Assolutamente presa, incantata in particolare dalle sue ultime parole, Gia la stava ascoltando come se a parlare fosse un oracolo. Elicitati dalle parole che aveva appena udito, i suoi pensieri vagavano liberi…

Un passaggio tratto dalla Saga Erotica Lesbo «Dal Cappello di Gia».
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