PARA-CLERICALI E PARA-C…

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#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’Atto 4° della Saga Erotica Lesbo, 

«Dal Cappello di Gia».

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

4°Atto Icona

… s’è schifato pure un Papa; ed è probabile che sia stato proprio per questo, che ha presentato le dimissioni da Pontefice, accontentandosi della carica di Papa Emerito, e lasciando il suo posto al bravo Papa Francesco. Tale inusitato gesto ha suscitato un notevole scalpore, giacché prima, nella millenaria storia della Chiesa Cattolica, una tal cosa era accaduta soltanto una volta. Secondo me, lui l’ha fatto per rappresentare nell’unico modo possibile il proprio sdegno, la propria impotenza a intervenire allo scopo di raddrizzare le storture di una parte della curia che certamente non seguiva, e non segue, il verbo del loro Dio.

Ma tu guarda che degenerati: degli uomini di Chiesa, a macchiarsi di tali infamie! I bambini, bisogna lasciarli in pace, e rispettare la loro infanzia; e che cazzo! Non si ruba loro l’unica età limpida, felice, per insozzarli con la merda del mondo, maledetta sia la miseria e coloro i quali sono responsabili di tali misfatti… fanculo!

Se poi ti professi anticlericale, la gente, ossia i famigerati “benpensanti”, anche ti guarda di storto e con sospetto; si chiede: “Non sarà mica bolscevica, o peggio ancora, anarchica, o persino pronta per divenire una Foreign Fighter?“. Io mi domando e dico, come si fa a non esserlo, anticlericali, con tutte le puttanate che tanti di loro hanno combinato nei secoli dei secoli? Non io, ma loro, dovrebbero essere guardati male: e anche chi finge di ignorarle, queste infamie; ossia quella specie di “para-clericali” che li proteggono. Quelli che sanno con precisione dove stanno i propri interessi, e che più di para-clericali, si dovrebbero appellare dei “para-culo”.

Nell’infinita sapienza accumulata e tramandata nel corso dei secoli, quei clericali che si sono macchiati di tali infamie, lo sanno bene, che è esattamente il senso di colpa, la consapevolezza nel commetterlo, a rendere il “peccato” maggiormente attraente: è anche per tale ragione, che si sono inventati la confessione; per ripulirsi, e poi ritornare a peccare ancora con rinnovata soddisfazione… (Continua nel romanzo).

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POPULISMI?

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Book23

… da un punto di vista strettamente fisiologico, due sono le possibilità che hai di godere; orgasmicamente, intendo: o buttarti sul cibo, oppure sul sesso. Nella prima scelta vi sono, tuttavia, delle grosse controindicazioni; ad esempio l’obesità, che ti distrugge la salute e anche la vita: io la devo ancora conoscere, la donna grassa o ammalata che dica d’avere una vita sentimentale e sessuale felice. E quindi, in tal caso saresti destinata a “inciccionarti”, e questo ti renderebbe scarsamente attrattiva e appetibile alle altre femmine. Con l’altra scelta, se sei moderata, pur non perdendoti i piaceri che il cibo e pure qualche buon bicchiere possono darti, ti godi pure i sublimi piaceri del sesso».

«Scusami, e per te non esistono altre possibilità gratificanti? Di tipo culturale, ad esempio» mi chiese, scettica, mostrandomi ancora una volta quella maggiore intelligenza che a Catalina mancava.

«Se alludi ai piaceri di ordine intellettuale, quelli, non sono propriamente orgasmici, amore; e comunque, hai ragione a dire che ne esistono altre, di possibilità; ci mancherebbe! Sono quei piaceri che si manifestano su di un piano prettamente cerebrale, se non addirittura cervelloticamente deviante: la conquista e l’esercizio del potere, il mito della ricchezza, per farti soltanto due esempi. Sappiamo di persone che nel sentirsi potenti, provano una sorta d’orgasmo; una tal cosa, è stata anche definita “delirio del potere”: un esempio per tutti? Il manager di un famoso marchio automobilistico, il quale, non solo si vanta di guadagnare come seimila quattrocento dei suoi operai, ma ha pure stabilito altrove la sua cittadinanza per pagare meno tasse nel nostro Paese, dal quale, invece, trae profitti. E ha ragione, miserello: se fosse costretto a farlo, in breve, sicuramente diverrebbe povero! Tu guarda che schifo: con tutta la gente che fa la fame! E la gran parte dei mass media lo giustifica pure: anche da quelli che sino a ieri si proclamavano di sinistra, è diventato normale sentire che sia legittimo retribuire i manager con cifre astronomiche; e questo, anche se fanno fallire delle aziende partecipate dallo Stato».

Tuttavia, poiché pensando a tali miserie, andavo incazzandomi, abbandonai subito quell’argomento, e sia pure diversamente contestualizzato, continuai ripescando lo stesso aforisma usato con Miranda quando anche lei ebbe a pormi un quesito simile: «E a proposito del Potere, nel passato c’è stato chi nel mio Paese ne ha celebrate sfrontatamente le lodi senza neanche provarne vergogna, o essere riprovevolmente additato. Tra gli altri, abbiamo avuto un politico famosissimo, che adesso se n’è andato definitivamente fuori dalle palle passando a miglior vita, il quale, in una delle sue celebrate massime, recitava, “Il potere logora chi non ce l’ha!”.

Vuoi che ti citi qualcun altro che è divenuto tristemente famoso per i suoi orgasmi diversamente dislocati? Mai sentito parlare di Stalin, Hitler, e di tanti altri loro consimili? Per non parlare di quei “pochi” che oggi rendono la vita ingiusta ai “più”, pretendendo pure di stabilirne i “modus vivendi” che a causa loro non possono che essere miseri e insoddisfacenti. E pensa un po’, sostenendo in malafede d’essere nel giusto, giacché non si accontentano d’opprimere i loro simili, spesso e volentieri questi abietti individui vogliono pure propinarci una morale, etichettando come “indecenti” e “populisti” i comportamenti che non si confanno alle regole che decretano; e naturalmente, quella morale che vanno propugnando, per primi, loro non la osservano! Quanto mi fa incazzare che da qualche tempo la legittima indignazione sia costantemente etichettata come “Populismo” da quasi tutte le forze politiche, e specie da quelle che una volta erano di sinistra!

Indecenti, saranno loro; e non noi donne cui piace amarci senza avere dei limiti imposti da altri, Céline! Quel genere d’orgasmo non mi attrae per nulla, e anche quei biechi individui che citavo, e i loro consimili, come sarebbe dovuto essere nel passato, anche oggi farebbero bene a dedicare ad altro le loro dannatissime pulsioni: pensa a come sarebbe cambiata la storia del pianeta se a Hitler fosse piaciuta di più la fica che il Potere… tanto per citarne uno, di quei farabutti».

Mentre parlavo, abbandonata, prona sul letto, la mano di Céline mi accarezzava di continuo con dolcezza il…(Continua nel romanzo).

DA COME MI ESPRIMO, POTREBBE SEMBRARE CHE IO SIA FISSATA SULLA…

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Book7

… e poi, in quel periodo neanche volevo che dei pensieri materiali mi attraversassero la mente: com’era bello stare insieme! Non c’era sera che non facessimo all’amore, e spesso anche il mattino, appena svegliate; ricordo ancora come se fosse ora, il modo in cui lei mi affrontò in uno di quei risvegli: «Gia, com’è che ti sei fissata con il sesso, tanto da scriverne? C’è anche dell’altro, nella vita; non credi?».

Da convinta idealista qual era, a lei riusciva ostico entrare nel mio ordine d’idee su tale tema. Neanche tentai di spiegarle che sia in Fotografia, che in letteratura, a muovermi era sempre la mia libido; e una tal cosa mi andava pure bene per il mio lavoro, poiché ne traevo la dovuta ispirazione che mi faceva divenire molto creativa. In fotografia, io mi ero specializzata in sensuali immagini di nudo femminile, mentre, per la letteratura, era il genere erotico, che io avevo scelto: il nesso comune? É facile: alla fine, spogliando le cose di quanto superfluo, si trattava sempre di quello, ossia della bellezza femminile; e per parlar chiaro, della fica. Tuttavia, giacché mi si sente pronunciare molto spesso tale termine, ciò potrebbe apparire per ciò che non è: un’ossessione.

E quindi, è meglio mettere in chiaro le cose: non è vero che io riconduca le donne solo a quella, naturalmente; il mio, è soltanto un modo per semplificare, per rappresentarci in tutta la nostra quintessenza, che è tanto più complessamente articolata.

Giacché questi erano degli argomenti che avevano un valore per me e non per Céline, ritornando all’oggetto delle mie brame, per convincerla che la fica va messa sempre in primo piano, e qui il significato da attribuire al termine è “scopare”, pur sviluppandolo un po’ diversamente, cercai di usare l’argomento che con Catalina era stato efficace: «Amore, come sai, se non la affronti per le corna, la vita può essere amara; e allora non ci sei che tu, a darti quelle piacevolezze che la possono migliorare…(Continua nel romanzo).

LA CAUTELA DEL PORCOSPINO.

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Book3

… «Io non sono disinvolta come te, Gia: non ce la farò mai» mi piagnucolò.

«Nulla è impossibile, se si desidera abbastanza, amore» le risposi, cogitando nel frattempo intorno ai miei piani.

Come si risolse poi la faccenda? Che io dovetti sostenere un ruolo da ruffiana! Una sera, a cena, fui io a sedurla al posto suo, per dopo esserne ripagata condividendola con lei per un’altra settimana, e quindi, gradualmente sfilarmi da quel rapporto a tre. Loro due si completavano a meraviglia, ed io non volevo sobbarcarmi anche le eventuali paturnie della nuova arrivata. Perché è così, che funzionano le cose: appena conosciute, alle prime scopate, tutto va a meraviglia; ma poi, prendendosi una maggiore confidenza, incominciano a saltare fuori le magagne. Per averti dato la fica, ritenendo di averne il diritto, ti sommergono della loro merda, soffocandoti. Comunque, rimasi contenta: come si dice, ero riuscita a “Prendere due piccioni con una sola fava”.

Una volta sciolte sul piano sessuale, per Catalina fu facile confessarle che oltre che a essere felice di scopare con lei, anche la amava: da lei avrebbe avuto quello che io mai sarei stata disposta a darle, ossia, il romanticismo come lei lo intendeva.

Romanticismo… roba da femminelle senza un minimo di carattere! A causa di quanto sto per dichiarare, qualcuno potrebbe dire che io sia cinica e persino malata nella zucca. Che a me non sconfinferino troppo le stronzate sentimentalistiche e pseudo morali, dopotutto, non è cosa che io trovi strana oppure disdicevole. Per come si sono messe le cose in questa nostra Società, dove Dio è personificato dall’Efficienza, dal Successo e dal Denaro, non c’è da stupirsi se la normalità è di rimanere e di sentirsi soli, una conseguenza che anche un cieco avrebbe visto. Tu guarda, qual è il destino della gran parte degli amori e dei matrimoni: dopo qualche anno di miele, spesso sfornando anche degli innocenti mocciosi, il “Grande Amore” finisce, con le gravi conseguenze che tutti sanno; e specie per i figli. 

Io, però, ho risolto alla base tale problema; ho scelto di vivere in un allegro e mutevole sodalizio di “Anime Sole”; il che vuol dire: il mio cuore non lo spartisco con nessuno, e nemmeno con quelle cui, per scoparmele, dichiaro a piè sospinto, “Ti amo”.

In effetti, a differenza di altre solitudini, quelle improduttive e quindi sciocche, la mia non è per nulla malinconica, ma rappresenta la mia ricchezza, la quale mi permette d’essere invulnerabile al dolore. E il bello è, che non mi sento per niente sola; infatti, quando ho bisogno, che so, di un consiglio, oppure di consolazione, è a me stessa, che io mi rivolgo. E ve lo assicuro: non potrei trovare di meglio. Infatti, con riguardo a me, non c’è al mondo un giudizio che valga più del mio; e questo, mi rende sicura e forte. Invero, chi potrebbe conoscermi meglio di me?

Qualcuno potrà muovere delle critiche al mio carattere, dicendomi che sono “poco femminile”; se ciò fa loro piacere, che critichino pure, e intanto, io fotto. Anche per quanto riguarda la cosiddetta “Arte della seduzione”, devo dire che secondo me, si tratta soltanto di una scocciante perdita di tempo, inutile, e quindi stupida. In effetti, a quella, io preferisco anteporre il suo fine, ossia, la scopata. Ed è lì, che io ci metto ogni mia risorsa, anche di tipo culturale, oltre che fantasiosa.

Riguardo alla storia con Catalina, alla fine di quel periodo, piacevole soprattutto per l’inaspettato, quanto gradito breve ménage à trois, quando ormai ebbi svezzato e liberata dalle proprie “vergogne” la “cucciolina”, io decisi di togliere l’incomodo, e di lasciare da sole le due colombelle per volarmene da Celine.

Con l’oriunda cubana, la frusta e il “pee-drink” mi erano mancati tantissimo; tuttavia, salutandoci all’aeroporto, senza grande entusiasmo io la invitai a venire da me a Venezia: non si può mai sapere, in un periodo di magra, anche lei sarebbe potuta andare bene per portare della consolazione alla mia fica. E specie se ci fosse venuta con la sua nuova fidanzata, la quale era pure lei una gran figa… e di sicuro più intelligente e disinibita; tant’è, che non rimase certo sconcertata, quando, quella prima sera, io la indussi a fare del sesso a tre. E riguardo a Catalina, avrei continuato come faccio sempre con le donne piene di paturnie: avrei continuato ad accoppiarmi con lei con la stessa cautela che usano i porcospini per non pungersi…  (Continua nel romanzo).

I FILM A CONTENUTO EROTICO

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4°Atto Icona

… tuttavia, quel ménage ormai incominciava ad annoiarmi un po’, soprattutto perché, pur credendo di aver svezzato Catalina su parecchie cose, ne saltava fuori sempre una nuova. Un giorno mi chiese: «Gia, perché non andiamo qualche volta al cinema; o almeno vediamoci qualche bel film per TV rimanendo per tutto il tempo abbracciate, senza spogliarci… almeno sino a quando non finisce».

Tipico di lei! Quella lì, era cresciuta a latte e TV; e perciò, mettendoci insieme anche la parrocchia che aveva frequentato da piccola, si capiva, quanto tutto questo l’avesse rimbecillita. Le risposi seria: «Cinema? Televisione? Una cazzo di scatola elettronica che pretende di muovere le mie emozioni? No, grazie! Quelle, io preferisco che sia la vita reale a darmele, amore; e non qualche imbecille che lo fa per quattrini. E se le emozioni che preferisco, la vita non me le dovesse dare di suo, ebbene, me le andrei a cercare da sola, anche se di notte, con il lanternino! Di fronte a un monitor, al massimo, io sono disposta a godermi quelle strafighe da sballo, altere ed elegantemente porche, di qualche film di Andrew Blake[1], per farmi venire qualche nuova ispirazione; per il resto, la TV, io la guardo solo per i programmi d’attualità. Riflettendo, vi è anche un’altra eccezione: lo splendido film di Julio Medem “Room in Rome”, che vede le due fighe galattiche, la russa Natasha e la spagnola Alba, trascorrere una splendida notte d’amore.

Quelli che ho citato, Catalina, sono tra i pochi registi di film sexy che, ancorché uomini, io apprezzi: di là dell’ottima regia, come della bravura, bellezza e prorompente sensualità delle attrici che scelgono, della fotografia magnifica, delle ambientazioni eleganti e raffinate, quello che maggiormente apprezzo nei loro film, è che non vi si trovano mai drammi, e soprattutto, pornografia della morte; ossia, prevaricazione, violenza e sangue. Vi è solo del puro, sano, e conturbante erotismo. Guarda gli altri, anche nei film di successo: all’Eros, ci devono immancabilmente mischiare Thanatos[2], e così, va a finire che neanche te li godi!

Non sono buoni a farne uno, sia pure a contenuto sexy oppure erotico, se non ci cacciano dentro inganni, angoscia, psicosi, brutalità, stupri e altre amenità simili. Come se, per volere del destino, si trattasse di reazioni inevitabili scatenate da quella che è definita spregiativamente “fornicazione”. Raramente, il sesso è raccontato come dovrebbe essere: privo di tensioni, sereno, e senza il benché minimo accenno alla violenza. E quando non è quest’ultima a farla da padrona, allora entra in scena il “comico”, se non il “paradosso”. É tra questi due poli opposti, che di solito il sesso è narrato nei film cosiddetti erotici; un’assennata via di mezzo: mai! E la ragione per la quale quei film hanno pure successo, è probabilmente dovuta al condizionamento proveniente dalla cosiddetta “morale comune”, in virtù della quale il sesso, faccenda quanto mai “sporca e peccaminosa”, si merita che gli sia associato il “castigo”.

Devo però dire che, oltre a Andrew Blake e Julio Medem, anche Aurelio Grimaldi mi è piaciuto per il suo film “L’educazione Sentimentale di Eugénie”[3], e non tanto per le scene erotiche, quanto per il contenuto filosofico»…  (Continua nel romanzo).

[1] Andrew Blake, è un regista e produttore statunitense di film per adulti che di solito includono fetish, bondage e lesbismo. Elevati sono i valori  di produzione e rigorosa è la stilizzazione artistica e tecnica. Il suo stile è stato paragonato a quello della moda del famoso fotografo Helmut Newton. Fonte: Wikipedia.

[2] Thanatos, in psicoanalisi, Eros e Thanatos sono rispettivamente la pulsione di vita e la pulsione di morte (Todestrieb), che Sigmund Freud tratta nel 1920 in “Al di là del principio di piacere”. Fonte: Wikipedia.

[3] L’educazione sentimentale di Eugénie, è un film erotico del 2005, diretto da Aurelio Grimaldi, e ispirato a “La filosofia nel boudoir” di De Sade, in una versione assai edulcorata. Attraverso il viso “acqua e sapone” della giovane attrice Sartini, il regista celebra una sessualità solare in una versione del racconto meno fosco del controverso autore francese De Sade. Il regista si guarda bene dall’approfondire il pensiero del singolare “tutor”, in realtà incline alla dissolutezza e crudeltà, elementi che ben si manifestano nel libro fino all’apoteosi finale, tutt’altro che edulcorata. Fonte: Wikipedia.

NESSUNO APPARTIENE A QUALCUNO.

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4°Atto

… parlando a proposito di quelle che vivono illudendosi d’essere intelligenti, mi ricordo di una alla quale, prima di darmela, piaceva fare la preziosa. Stanca di dover ogni volta combattere per convincerla ad ammollarmela senza fare tante storie, una sera la affrontai con un, “Beh, dimmelo chiaro: vuoi trombare, o no?”. Quasi incazzata, lei mi rispose: «Per te, c’è solo il bianco o il nero, Gia… hai mai sentito parlare delle cinquanta sfumature del grigio? Se mi vuoi, mi ci devi portare a poco a poco». Dio, quanto mi fece incazzare! E specie perché quella non era farina del suo sacco, ma solo un parafrasare il titolo del romanzo di una scrittrice mia concorrente! Mentre la gran generalità delle altre femmine, e specialmente le etero, propende per i brodi lunghi zuppi di romanticherie del cazzo, io mi rendo conto che in questo sono un po’ maschile: giacché non amo perdere il mio tempo, che è vita, mi piace andare per le spicce proprio per dedicarlo a fottere, piuttosto che a cianciare. Ditemi voi, se questo sia un difetto!

Le peggiori “frantuma-minchie”, tuttavia, sono quelle che non si accontentano di quanto, pur con tanta generosità, tu sia disposta a dar loro, e pretendono di più! Invece di ringraziarti, e ripagarti per quel sentimento che nessun medico ti ha ordinato di volger loro, vogliono ghermirti, fagocitarti anche l’anima: nella loro malata concezione del sentimento amoroso, quelle streghe pretenderebbero di possederti completamente; e non tanto nel corpo, cosa che potrebbe anche andare, ma nello spirito e nei pensieri. Pretendendo che tu facessi tue le loro malate concezioni esistenziali, quelle lì ti vorrebbero come un doppio esterno di loro stesse, insomma.

A loro non basta possedere te: vogliono pure il totale controllo sulla tua volontà; decidere del tuo destino. In breve: appropriarsi globalmente della tua vita. E tu non devi esitare a dir loro: «Vuoi divorarmi? Accomodati: ma è solo della fica, che dovrai accontentarti; e perciò, incomincia a darti da fare, che se riuscirai a farmi venire come dio comanda, dopo ti darò la pagella».

Loro neanche lo capiscono, che non si dovrebbe mai dire, e nemmeno pensare, “Tu mi appartieni”, ma, casomai, “Io sento d’appartenerti”.

E comunque, non c’è speranza: dopo reiterati tentativi per fagocitarti nelle loro intricate masturbazioni mentali, che nel loro intento vorrebbero essere sentimentali ed esistenziali ma che nella sostanza sono delle cagate belle e buone, nell’inutile, ultimo tentativo di riuscirci, lo sai che fanno quelle tipe lì? Usano il ricatto: pensando che quella sia l’arma migliore per incastrarti, improvvisamente prendono a negarti la fica. Neanche se ne rendono conto:  quando hai capito che si vogliono impadronire di te, ai tuoi occhi la loro passera prende a puzzare come il pesce marcio, e il desiderio più ardente che hai, non è quello di copularle, bensì di scappartene il più lontano possibile.

Tuttavia, quando sei attratta da una che ti guarda con gli occhi irresistibilmente appassionati e languidi, dovresti starci anche più attenta: invece che voglia di scopare, quegli sguardi potrebbero significare un compiacimento delle proprie deviate paturnie sentimentali, che lei vorrebbe partecipare a te. É arduo, a volte, comprendere per tempo il pericolo che stai correndo: quello che stringi tra le braccia e le cosce, un morbido e sensuale corpo di donna, in realtà è una granata già innescata per disintegrarti in mille pezzi. Se te ne accorgi, c’è un unico modo per difendersi: quando hai capito come stanno le cose, meglio presto che tardi, senza perifrasi devi dir loro: «Amore, quella che tu credi essere tua, è la mia vita; se la tua l’hai perduta, ebbene, là c’è la porta. Prendi le tue cose e vattene! Vai a cercarla… che, averla smarrita, non è una buona ragione per prenderti la mia. E ricorda: nessuno appartiene a qualcuno.

Un’ultima cosa… fammelo, questo grande piacere: non ritornare mai più da me a fracassarmi la minchia!».

Da più giovane, romantica e sicuramente ingenua, una volta ci sono cascata: in nome di un amore che non si capiva che cosa fosse e come si manifestasse, quella stronza avrebbe voluto impadronirsi di me nella mia totalità. Che poi, anche nel sesso, faceva semplicemente pietà: mano nella mano, bacini “smack”. E lacrime! Figurarsi, se con me avrebbe funzionato: le uniche donne in lacrime che io sopporto, sono quelle che piangono contente sotto la mia frusta.

In ogni giorno che il Signore, bontà sua, mandava in terra, lei si creava un nuovo problema che tale non era, se non nella sua zucca. E il sesso? Anche a causa della pudicizia ipocrita: poco, e da schifo! Parole? Pure quelle, poche; in pratica, solo le mie. Mai, che lei mi sorprendesse: si aspettava che ogni iniziativa partisse sempre da me; tranne quanto riguardava i suoi personali bisogni, naturalmente, giacché, senza lavoro, la sostenevo anche materialmente. D’altro canto, una ciofeca[1] così, chi l’avrebbe mai assunta, se non per fottersela? E ci sarebbe comunque rimasto male.

Quando stava per andarsene, in un rigurgito di patetica fierezza, lei proclamò, “E in quanto ai soldi che hai speso per me, non temere, che te li restituirò appena posso”. Sai quanto mi fregava del denaro; il mio desiderio più vivo, era che lei se ne andasse via; e subito. Tuttavia, non mi lasciai sfuggire l’occasione per prenderla per il culo, “Non ho dubbi, tesoro; infatti, è impossibile che tu lo faccia prima di poterlo fare”. Ma, stupida com’era, non credo che abbia capito l’assurdità insita nelle sue stesse parole vacue.

Io lo capisco, che sta nell’ordine naturale delle cose che una donna sia predisposta, e quindi incline, a “prendere”: ma una tal cosa funziona soltanto per quelle che hanno a che fare con degli uomini; e questo dovrebbe riferirsi nell’ospitare, cioè “prendere” il loro membro nella fica, o in altro diverso buio recesso. Tuttavia, in virtù di una tale predisposizione, fraintendendo, molte di loro ritengono di essere nel pieno diritto di succhiare l’uomo sino a esaurirlo. Se lo facessero solamente al loro uccello, andrebbe pure bene; ma quelle che stanno con me, non si dovrebbero approfittare della mia “carità cristiana” per prendersi la mia vita, e succhiarmi anche l’anima. Cazzo!…  (Continua nel romanzo).

[1] Ciofeca, letteralmente è la parte inferiore del carciofo con le prime foglie, tuttavia, dal gergale napoletano, non significa solamente schifezza, ma anche qualcosa riuscito male, dalla quale ci si aspettava di più, per poi rimanere delusi.