ESSERE STRINGATI, ALLE VOLTE PAGA.

#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

«Dal Cappello di Gia».

Un passaggio tratto dal Libro 7° della Saga Erotica Lesbo 

Presto nelle librerie.

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

Volume 7

… ora saltiamo a un altro ambito: poiché sembra che questa sia una pausa digestiva improntata a discutere su degli aspetti di non poco conto, ora mi rivolgo alla psicologa: dimmi, Gia, non hai l’impressione che per certi aspetti noi si sia un filino maschili?».

Lei comprese al volo a che cosa si riferisse: «Poiché siamo perennemente centrate sulla fica anche verbalmente, e non discutiamo quasi d’altro, dici, Rashida? Così come avviene tra uomini al bar dello sport?».

«Esattamente, bella psico-scrittrice veneziana. Mi piacerebbe sapere come la pensi in proposito, poiché alle volte tale sospetto m’inquieta».

«Per come la vedo io, riguardo a ciò che occupa la mente degli uomini… ammesso che ce l’abbiano, tra noi e loro c’è un abisso incolmabile; e questo vale anche per i comportamenti, le azioni, e le reazioni. Ciò premesso, è doveroso fare una distinzione; per dipingere sinteticamente il set mentale degli uomini, cito quella loro becera battuta che tanto li diverte, e che dice, “La donna è quella cosa inutile che sta intorno alla fica”. E questo indica lapalissianamente almeno due cose; la prima, il modo di concepire noialtre… parlo delle donne etero, si capisce, perché con noi non hanno alcuna speranza. E mostra pure la ben definita localizzazione dell’unico motore che li muove: il cazzo, che altro non anela, che farsi un giretto nella passera, ricognizione che, peraltro, di solito dura pochissimo.

Chiarito il loro funzionamento, ora veniamo al nostro, e in particolare a noi, donne di questa allegra Comunità, abituate a essere schiette, senza fronzoli inutili, e mirate all’obiettivo, che nella fattispecie, è godere al meglio e il più possibile».

Nourhan la interruppe: «Detta così la cosa, tra noi e i maschi, sembrerebbe non esserci differenza, però, Gia; e quindi, il quesito posto da Rashida avrebbe qualche fondamento» osservò.

«E no, tesoro! Ammesso che gli funzioni, loro sono tutto cazzo e poco cervello; e anche se lo mascherano, se ne strafottono di quello che passa per la testa della femmina che si vogliono trombare. È ben vero, nel nostro colloquiare, che il termine “gnocca” e sinonimi compare sempre in primo piano, ma si tratta soltanto di un modo essenziale per rappresentare qualcosa di ben più complesso e articolato, che non una mera parte anatomica. Il motore che muove il nostro desiderio, non sta nella fica, ma come ben sappiamo, nella testa; ed è nella nostra natura femminile, che il desiderio parta da lì.

Certo, ad ascoltarci citare infinite volte “passera”, “fica”, “gnocca”, “sgnacchera”, “Iolanda”, “patonza”, e così via, qualcuno che non ci conoscesse, potrebbe pensare che siamo convinte del contrario. Comunque, a mio parere, per quanto riguarda noi, al termine “fica” come noi lo concepiamo, c’è da attribuire un ruolo essenziale: quello di sensore dello starter che sta nel cervello, che all’immagine complessiva riportata da tale termine, si mette in moto inviando i suoi comandi a ogni cellula sensibile e reattiva del nostro corpo.

Ora, quando usiamo il termine “fica” o dei suoi sinonimi, tutte noi sappiamo che possiamo riferirci specificamente a essa, ma anche a uno sguardo, a un’inflessione della voce di chi, in un determinato momento o situazione, ci attrae, a un significativo e allusivo silenzio, e così via. Per portare un esempio, quando una di voi mi guarda in un certo modo, io potrei reagire dicendo: “È la mia fica, che vuoi, vero?”. Questo, però, non significa che io gliela sbatta in faccia nuda e cruda, senza che prima ci sia un minimo sindacale di corteggiamento reciproco, un pomiciare, e così via.

In breve, il nostro esprimerci in maniera esplicita, oltre che abbattere l’ipocrisia, è un modo per rappresentare in forma breve qualcosa di molto più articolato e complesso, che peraltro, è conforme alla nostra natura femminile.

E a differenza dei maschietti, i quali godono con il solo cazzo, ciò che affermo riguardo a noi, cara moglie mia, è dimostrato dal fatto che nell’amplesso, è tutto il nostro essere, a venir coinvolto; e questo, ben lo sappiamo.

Un’ultima cosa che ha a che fare in maniera complementare con il tema in oggetto, e poi mi taccio. Per essere più chiari, parlo del rimorchio: riguardo all’essenzialità nell’esprimersi, essere espliciti, in certi casi, può portare a casa il risultato. Serve per far capire da subito all’oggetto delle tue brame chi sei e che cosa vuoi, così da non perdere del tempo per nulla, e allo stesso tempo stupirla. E ricordiamoci che stupire, in certi casi, costituisce l’anticamera della seduzione. Ad esempio, alle presentazioni con una bella figa, invece che le solite tedianti frasi, recitati atteggiamenti di cortesia, e pallosità varie, potresti presentarti esordendo in qualcosa del genere: “Piacere, io sono Gia, voce del verbo scopare: ne parliamo?”».

Una fragorosa risata fece sorridere anche lei; chiese: «E dunque: ho risposto al tuo quesito, Rashida?».

«Esaurientemente, colta e seducente rimorchiatrice veneziana. Ora, vorresti rispondere a un’altra mia domanda? Questa volta non in veste di psicologa, ma di femmina».

«Se ne sarò capace, volentieri; dimmi pure… (Continua nel romanzo).

 

 

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