MA DOVE VAI, BELLEZZA IN BICICLETTA?

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#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’Atto 4° della Saga Erotica Lesbo, 

«Dal Cappello di Gia».

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

Bike2

… quella, era la prima volta che lei veniva al casolare, e dopo le numerose scopate della notte, saputo che, come me, lei amava andare in bici, monella, il sabato mattina preparai le due mountain bike in una maniera un po’ speciale: orientai i sellini in modo anomalo, con la parte anteriore inclinata moderatamente verso l’alto, invece che in basso. Dopo qualche chilometro tra i campi, lei: «Gia… ti parrà strano, ma pedalando, mi pulsa la passerina; che dici, saranno i colpi di coda delle scopate di stanotte, oppure perché sono contenta d’essere con te, e mi sento bene?».

«Dacci dentro, tesoro: pedala! Adesso vai, aumentiamo la velocità… e pure il divertimento» le risposi, maliziosa. Infatti, per me non era la prima volta: i sellini migliori, anatomici, quelli con la parte anteriore molto stretta, se inclinati un po’ verso l’alto come li avevo arrangiati io, sembrano fatti apposta per essere ben accolti dalla fica, e lo strofinamento che riceve la clit a ogni pedalata, non è niente male; tanto, che non è infrequente che io venga correndo.

Pedalando con gran foga, sudata ma contenta, Encarnación mi rispose: «Sei incorreggibile, Gia! Per te, ogni occasione, anche tecnologico-sportiva, è buona».

«Buona per che cosa, amore?» chiesi, allusiva, continuando a pedalare con lena per starle di fianco e godermi lo sfregamento continuo insieme con lei.

«Lo sai, scema! Più che una fica, quella che accoglie il tuo sellino, è un laboratorio di ricerca, mai contento delle innovazioni che t’inventi».

«Il ciclismo è poca cosa: aspetta di vedere le diavolerie “tecnologiche” che ci aspettano nella sala giochi, giù, in cantina. E adesso pedaliamo più velocemente, dai, che sono calda». Dopodiché, mi esibii in una facile rima: «Pedaliamo sin che veniamo, che poi ce ne ritorniamo».

In ogni caso, di là della scherzosa osservazione, Encarnación mostrò d’apprezzare il ciclismo, perché, dopo neanche un chilometro, mentre affiancate stavamo pedalando, mi disse: «Gia…».

«Dimmi, tesoro».

«Passa davanti».

«Perché?».

«Veder ballonzolare il tuo bel culetto, di sicuro migliorerà la mia ispirazione, e di conseguenza, il mio trastullo “vaginal-velocipedista”»… (Continua nel romanzo).

 

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