TEATRO CREATIVO.

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#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

«Dal Cappello di Gia».

Un passaggio tratto dall’Atto 6° della Saga Erotica Lesbo 

che suscita emozioni anche in chi non lo è.

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

MultiIcona 1 Atto 5

… beh, mia amate consorelle, ho già avuto modo di raccontarvi qualcosa riguardo le mie cosiddette nipotine. Adesso vi dirò come talvolta ci capitava di trascorrere amenamente le serate.

Sapete, com’è per noi qui, di solito nel casolare ce ne stavamo completamente nude; voi capite: era anche più pratico, non soltanto per scopare, ma soprattutto quando scendevamo nel nostro Luna Park per darci ai nostri giochi più, come dire…».

«A frustarvi il culo, Gia?» la interruppe scontatamente Nahed, spudorata.

«Esattamente, piccola; potresti, tuttavia, usare anche un altro termine». Neanche ebbe terminato di parlare, che si meravigliò della propria propensione nel formarla alle buone maniere, neanche che si trattasse di sua figlia.

«E come dovrei chiamarlo, allora?». La domanda fu prevedibile, ed era chiaro l’intento di provocarla per interagire in qualche modo con lei.

«Sedere, sederino; tutt’al più, culetto, via» tagliò corto la donna veneziana, che appresso, senza darle il tempo di replicare, seguitò: «Ricordi, Nourhan, di quando, sedute al caffè San Marco, mi confessasti che ti arrapava buttare lo sguardo nella scollatura di quella figa seduta non lontano da noi? E ti sovviene, dopo, che cosa di nuovo introducemmo nel nostro ménage? Lo ricordi il paragone che io feci con l’odore di frittura di pesce che, diffondendosi nelle calli, ti faceva immediatamente venire appetito?».

«Altroché, Gia; ancora me le ricordo, le scopate che ci facemmo non appena ritornate a casa: assolutamente grandi! Già sul pianerottolo incominciammo a baciarci, e scopammo con i vestiti ancora indosso… eccetto le mutandine che tu non portavi mai, ma io sì».

«Bene. E dunque, per variare le cose, le mie nipotine ed io talvolta abbozzavamo una sorta di commedia utile ad arraparci di più. A turno buttavamo giù un semplice copione, che poi seguivamo per larghi tratti, ma spesso improvvisando; Infatti, lo chiamavamo “Teatro Creativo della Iolanda”. Ora ve ne racconterò una il cui copione fu scritto dalla bella Roberta, quella splendida bionda dal fantastico sedere a mandolino di cui vi ho già parlato.

Il cast era formato da me, Roberta, naturalmente, e dalla sua fidanzata Encarnación, una figa spaziale, come già sapete. Simulammo che io, vestita di tutto punto… molto sexy, devo dire, le avessi sorprese in procinto di scopare. Ora, come se leggessi il copione, continuerò in forma romanzata, perché, sembrando svolgersi adesso, la vicenda vi avvincerà di più. Che il sipario si alzi, che vado a incominciare…

Aperta la porta della stanza da letto senza bussare, finsi di rimanere allibita. Con tono isterico le ripresi: “Che state facendo, voi due sporcaccione? Non vi vergognate? Tra donne, poi. Per caso, non sarete mica lesbiche!”.

“Non, che non lo siamo, ma qui intorno, tu forse vedi qualche cazzo bello e grosso? E così, ci arrangiamo tra di noi. Forza, non startene lì impalata. Entra pure; vieni qua… non fare la timida, avvicinati dunque” mi invitò Roberta, sfoggiando un radioso sorriso, mentre, fingendosi pudica, la bruna Encarnación si copriva sino alle bocce con un lenzuolo.

Mostrandomi incerta entrai, e mi sedetti sul bordo del letto simulando uno sguardo smarrito. Voi capirete; non è, che fingermi etero o bi* per me fosse facile. Comunque, non per vantarmi, ma se ho l’adeguata motivazione, so essere una gran commediante. Insomma, la mia abbondantissima scollatura faceva ben vedere le tette: sorpresi la bella mora indugiare con lo sguardo dentro. La biondona che oggi fa il magistrato, Roberta: “Che dici, Gia, se anche a te manca il cazzo, potremmo fraternizzare”.

Da quella gran figlia di mignotta che sono, io mi finsi timida: “Non so… non è bene; almeno credo. E comunque, come la mettiamo? A me piacciono gli uomini” mentii spudoratamente. E appresso, con tono sommesso: “Nondimeno sono ancora vergine”. Figuriamoci! Non l’avevo scritto io, il copione, e fu difficile continuare con la commedia rimanendomene seria. E a proposito di copione, quello finì lì, poiché, per il resto, si trattò di pura improvvisazione.

Alla mia affermazione d’esser vergine, uno sguardo intrigato corse tra Roberta e la sua ragazza; naturalmente finsero, e devo dire che entrambe furono molto brave a sostenere i ruoli. A quel punto la bella mora la esortò: “Dai, Roberta, spogliamola; così da ristabilire un principio di equità, e non soltanto riguardo ai vestiti che noi non indossiamo, ma soprattutto sull’annosa faccenda della verginità, poverina”.

Dopodiché, mentre, con grande lentezza e coprendomi di bacini e leccate, con la fidanzata andavano levandomi di dosso a uno a uno i vestiti, rivolta a me, uno sguardo di rimprovero, Roberta: “Sarai pure vergine; ma dalla porta socchiusa ti piaceva spiare noialtre! Non è così? E magari, sperando di vederci scopare, ti saresti sgrillettata, sporcacciona di una verginella!”. Poi, rivolta a Encarnación: “Vedi, amore? Ha le mutandine fradice; secondo te, che vuol dire? Forza, intanto che io la bacio, tu prenditi cura delle tette”.

Naturalmente, quella non era la prima volta che mi gustavo la sua bocca sulle tette come altrove, e non so come facesse, ma la bella mora sapeva succhiare come mai prima di conoscerla mi ero sentita fare da altre femmine. Sarà stato grazie alle grandi labbra carnose, ma quando mi beneficiava della sua immensa bocca, io mi sentivo davvero in un brodo di giuggiole. E il brodo non era soltanto mentale, ma mi colava dalle cosce.

Dopo che per qualche tempo mi godetti quel trattamento, da splendida attrice, Roberta: “Beh, adesso che l’abbiamo riscaldata, possiamo pure approfittarne, non credi, amore? E tu, verginella, rovescia per bene le gambe all’indietro, che dobbiamo mangiarti l’intonsa patatina; e non soltanto quella. Ti piace, se ti lecchiamo il culetto, tesoro? Encarnación, vuoi favorire per prima? Lasciane anche a me prima che venga, però”.

Verginella io… figurarsi; non mi si addiceva proprio; comunque, si trattava di una sceneggiata in gran parte improvvisata. Fameliche della mia fica, mi andavano facendo proprio un bel lavoretto; finsi ritegno: “Che mi state facendo? Che vergogna… siete due debosciate: non vi basta mai!”.

“Lo sai che hai proprio ragione? Forza, allargati di più, che poi sarai contenta” commentò la bella Roberta.

Mentre Encarnación mi baciava in bocca, la sua mano mi strizzò forte una tetta. Dopo, dalla mia bocca, la sua migrò a un mio capezzolo. Nel frattempo la mano di Roberta mi penetrava la Iolanda, sollecitandomi contemporaneamente la clit. Poi la bocca si unì alla mano. Sembrando impazzita, io ansavo, gemevo e gridavo per il piacere; e non stavo certo recitando, sorelle mie. A quel punto, Encarnación mi beneficiò ancora della sua sensuale bocca, baciando la mia. Io mi sentivo in paradiso; come se fosse la prima volta, nel ruolo di verginella esclamai: “Oddio! Com’è bello sentirmi baciare allo stesso tempo su entrambe le mie bocche!”.

“Soltanto due, amore?” replicò Encarnación. Appresso: “Tra poco, Gia, capirai che cosa intendo. Non c’è due senza tre, si dice”.

Che bel servizietto mi resero, quelle due stelline! Con una foga da affamata, la bella ventiduenne haitiana prese a imprimermi delle lunghe leccate, che dalla gnocca arrivavano al mio dilatato secondo ingresso, e giunta là, si attardava a picchiettarmelo con degli svelti colpi di lingua, per poi riprendere con l’itinerario.

Una volta che, urlando, fui venuta, le danze ricominciarono: loro due, poverine, non erano ancora venute. Roberta, alla fidanzata: “Senti, mentre io me la struscio su di una sua tetta, tu puoi usare la coscia. No, meglio; hai mai provato su un ginocchio, amore? Ti assicuro: è spaziale! A dirlo sembra niente, ma stanne certa: provare per credere; così, la clit esulta”.

Baciandosi tra loro mi usarono a lungo come della mera carne; ma un gran pezzo di carne, modestamente».

«Che forte!» esclamò Nahed.

«Ascolta, Gia; credo che tu, giacché scrittrice, sia la più qualificata: perché non butti giù qualche semplice copione, così da allietarci diversamente in qualche serata?» le propose Rashida.

«Ben volentieri; tuttavia, credo che sarebbe qualcosa da fare in squadra. Mi spiego: io mi occuperei ben volentieri di scrivere la sceneggiatura; ma riguardo alle situazioni, e soprattutto alle performance erotiche da descrivere, credo che dovremmo lavorarci insieme, altrimenti si tratterebbe soltanto delle mie».

«Molto assennato. Credo che nei prossimi giorni la noia non sarà un nostro problema» chiuse il tema Rashida.

Inaspettatamente, vi fu una sorta di colpo di scena; con un tono di voce che… (Continua nel romanzo).

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