POESIA.

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#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

«Dal Cappello di Gia».

Un passaggio tratto dall’Atto 6° della Saga Erotica Lesbo 

che suscita emozioni anche in chi non lo è.

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

Volume 6

… fu con quell’ispirazione, che la sua fantasia s’immaginò come avrebbe potuta essere un’e-mail che le avrebbe scritto se l’avesse incontrata in una chat…

Nel paradiso che tu sei, Nahed, io sono DIETRO DI TE. Se tu mi dovessi chiedere che cosa amo di più, non avrei dubbi: quale gioia, sanno darmi le tue labbra, tanto tumide, carnose! Non mi stancherei mai di baciarti. Sono tanto calde, ardenti; è come se tu avessi sempre la febbre: mi bruciano i sensi e il cuore.

Quando, quasi di soppiatto io mi accostai DIETRO DI TE, stringendoti contro il mio seno, il contatto delle tue calde e morbide terga mi fece evaporare il ventre. Com’era inebriante, quando, in una lunga carezza, le mie mani risalirono lungo il tuo corpo, indugiando su una delle tue levigate cosce, sostando a palpare lubricamente il tuo inguine straordinariamente rigonfio; il tuo pancino piatto m’invitò a tormentarti l’ombelico: se non mi fu facile trattenermi, mi forzai di dilazionare a più tardi il piacere di consumare la pietanza più eccelsa che avresti potuto offrirmi. Volevo portare all’esasperazione il mio desiderio, per dopo potermelo godere con il gusto del condannato a morte al suo ultimo pasto.

Quale gioia estrema mi possedeva quando, DIETRO DI TE, nascosti i miei occhi ai tuoi, libera di viaggiare come meglio mi aggradava nel cosmo del tuo corpo, non dovevo frenare le espressioni bramose e avide che il mio viso mostrava. Quando mi trovai a indugiare sulle tue piccole, calde, puntute e ferme mammelle, provai una sensazione che mi emozionò da mozzarmi il fiato, tanto diversa rispetto a quella che, sempre, mi donano le nostre consorelle.

I loro dolcissimi seni sono orgogliosi e generosi; chiamano a palpeggiarli e stringerli con infinita soddisfazione: sono tanta bella e buona carne per soddisfare il mio appetito. Ma tu, amore, sai darmi delle sensazioni che soddisfano anche l’anima: sei una preziosa portata da “nouvelle cuisine”. Con te, amore mio, ho provato un’emozione diversa e unica; per me è proprio una delizia quando, DIETRO DI TE, nel suo viaggio, la mia lunga carezza infine si arresta alla tappa delle tue mammelle. Sono così piccole da colmarmi completamente il palmo delle mani, eppure, quando le forzo verso l’alto, quando distendo all’esasperazione la pelle che soggiace loro, a marcarti il torso in due mezzelune, quella tua carne gonfia, tesa e soda, sa darmi un appagamento senza pari.

Quelle tue punte, tanto prominenti, io le sento fiorire, crescere, indurirsi, e premere contro il palmo delle mie mani: ed è allora che, da DIETRO DI TE, baciando il tuo collo, intanto che ti accarezzo, mentre ti tormento senza pietà e per un tempo senza fine quelle tue turrite dune, io sono preda d’una celeste beatitudine. E v’indugio, non più con il palmo, ma con il dorso della mia mano e con l’interno dei miei polsi; perché colà, nell’epidermide, vi è una sensibilità ancor più viva che mi fa cogliere, amplificato, il bruciante turgore dei tuoi bozzoli bruni. È allora, che io mi sento il sangue pulsare ancora più forte, sincrono al battito del tuo cuore; e la beatitudine diviene smania incontrollabile. Oddio, quali straordinarie, uniche emozioni sai darmi tu, amore mio!

Sono DIETRO DI TE, e mi sento come uno sgherro che nella notte buia, nel freddo, ghermisce una calda carne consenziente: sei tu, amore. Lo avverto, il tuo corpo asciutto e pur sensualmente carnoso, bruciante di passione, con la pelle tanto tesa, calda e fremente. Le percepisco, le tue cosce che da DIETRO DI TE mi riscaldano il grembo, il ventre e il cuore; la anelo, la tua carne senza un sospetto d’adipe, così nervosa, tanto reattiva al mio tocco. Da DIETRO DI TE, paga, le mie mani colme delle tue mammelle, le mie labbra dal tuo lobo al collo, io mi sento onnipotente, onnisciente, onnipresente, su di te e in te non meno che una Dea.

Sei sempre tu, che mi fai sentire possente, amore mio. Quando, nel prosieguo, noi due siamo in più ardita intimità, vita mia, quando il tuo bramato grembo si offre alla mia mano tutta, quando sono profonda e presente in te, allora è il delirio, ciò che io provo: avvertire, da dentro te, non soltanto la tua carne, ma anche il tuo cuore pulsare, battere all’impazzata, ebbene, ciò mi fa sentire un solo corpo unito in te, amore mio: in comunione profonda, anima mia.

Se tanto avevo qualche remora, adesso, non ne ho più: io sono dannatamente innamorata di te; mi sei entrata nella carne, nel sangue… e nel cuore, Nahed, mia gioia infinita…  (Continua nel romanzo).

 

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