CREDO.

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#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’Atto 1° della Saga Erotica Lesbo, 

«Dal Cappello di Gia».

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

Volume1

… Roberta s’intromise nella conversazione: «Giacché siamo sul tema religioso, Gia, ben sapendo come tu la pensi in proposito, voglio però chiederti come mai, pur avendo avuto da bambina un’educazione religiosa, dopo, tu ti sia staccata dalla Fede. Insomma, quel che mi preme sapere, è se adesso tu creda in Dio».

Prima del sonno, non poteva mancare l’ultima delle solite simpatiche schermaglie. Infatti, Gia colse l’occasione per provocarla: «Tesoro, abbiamo parlato altre volte intorno alla faccenda del credo, e te lo ripeto: sì, che ci credocredo. Io non sono certa di nulla, salvo su quello in cui non credo; e adesso, credo d’essere stata più chiara… almeno credo».

«Gia, perché non te ne vai a cagare? Tu mi stai pigliando per il culo; è vero, letterata dei miei stivali? Sarò più chiara: ti ho chiesto se hai fede in Dio per sapere se credi anche all’esistenza del Diavolo, tema sul quale i nostri discorsi non sono ancora mai andati».

«E calmati, bionda! Adesso ti dico; allora, secondo me, la questione è questa: così come non esiste Dio nel modo in cui vogliono farci credere, allo stesso modo non esiste Satana. Esistono, invece, il Bene e il Male; ma a differenza di quanto i più credono, e usando il solito verbo non ti sto prendendo per il culo, sono cose che attengono all’uomo, e non al soprannaturale. Che poi alcuni, o tanti, disonesti ci razzolino per sfruttare le menti deboli, questa è cosa che avviene dalla notte dei tempi. Soddisfatta?».

Roberta mutò la schermaglia in una bonaria presa in giro: «Io lo capisco, che abituata a dover raggiungere una certa quantità di cartelle da consegnare al tuo editore, tu sia abile nell’essere prolissa; ma, sant’Iddio, almeno con me, cerca d‘essere più stringata: era davvero necessario usare cento parole per esprimere qualcosa che ne richiedeva dieci?».

«Ma guarda un po’ da che pulpito! Da una che ha studiato per avvocato; cioè, da una ciarlatana!».

«Ciarlatana, sarai tu; ed io non sono un’avvocata, ma una magistrata»… (Continua nel romanzo).

 

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