LE PATURNIE DI GIA.

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#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

«Dal Cappello di Gia».

Un passaggio tratto dall’Atto 6° della Saga Erotica Lesbo 

che suscita emozioni anche in chi non lo è.

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

6°Atto

… fu qualcosa di simile, che Gia pensò anche quando, nella beata ingenuità della sua giovinezza, le capitò di dover preparare un esame leggendo il noto libro di Laurence J. Peter[1]. Più tardi comprese che moltissimi dei suoi connazionali non erano per niente stupidi, certo; ma congenitamente ladri, sì. E specie alcuni politici, costatando che la regola poteva pressappoco così riassumersi…

Li lasciano là sino a quando non hanno imparato a rubare nel “rispetto” delle leggi che si sono confezionati ad arte, e dopo qualche tempo dicono loro: «Non essere ingordo, adesso lascia che a mangiare sia qualcun altro. Ora ti promuoveremo: in tal modo, grazie alla tua disonestà intellettuale, potrai imparare a rubare anche nel nuovo ruolo. E non avertene a male, perché il piatto sarà ancora più ricco».

Povera Italia… sciagurato Paese mio! Quando sarà, che moltissimi tra i miei connazionali finalmente capiranno che non si è per quel che si dice d’essere, ma per come ci si comporta? Quando lo comprenderanno, che questa è una regola aurea da tenere presente nelle circostanze in cui si è a giudicare, e soprattutto a votare? Quand’è, che ricorderanno che non ci si deve far abbindolare; che pur avendo talvolta un colore simile, così com’è per il cioccolato e la cacca, non per questo le cose buone e quelle sgradevoli sono eguali? Se mai ciò dovesse accadere, forse quel giorno le loro scelte sarebbero migliori; e non solo in tema di politica.

Eppure, la gente comune lo avrebbe, il modo per discernere, per capire meglio di che pasta loro siano fatti; basterebbe che si ricordasse di come appaiono quando sono presi in contropiede. Non più protetti, è lì, che loro si mostrano per quel che sono. Quando la gran parte delle persone al Potere ti parla per mezzo dei talk show o dei comizi, sfoggia sempre un’apparenza gioviale, aperta, “democratica”: sembrano quasi essere “quello della porta accanto”, disponibile a rispondere a qualunque cosa venga chiesta. Lo sappiamo bene, invece, che non è proprio così, e quale sia la loro attenzione a concordare, con assoluta puntigliosità e in anticipo, ognuno degli argomenti.

Il mezzo di cui negli ultimi anni si servono alla grande, la TV, tuttavia, talvolta gli si ritorce contro: quando non sono preparati a rispondere, inaspettatamente sorpresi per strada da dei reporter più cazzuti di altri, non vogliono parlare, perché la cosa li metterebbe in imbarazzo, oppure li coglierebbe in fallo… dove “fallo”, in tal caso, non significa quel che ciondola loro tra le cosce, ridicolo ammennicolo per il cui soddisfacimento farebbero di tutto.

Ed è allora, che salta fuori tutta la loro prosopopea, arroganza, e finanche la maleducazione, che manifestano senza alcun ritegno e senza il minimo rispetto per quelle persone che sono lì semplicemente per compiere al meglio il loro lavoro; ossia, per adempiere un diritto, quello all’informazione, che è pure previsto nella Costituzione.

Quando i giornalisti sono offesi e trattati male, dovrebbero risponder loro: «Mio caro Onorevole Pinco Pallino, siamo tutti uguali, e lo sai perché? Per ogni giorno che Dio manda in terra, tutti dobbiamo cagare, ricchi e poveri, potenti e miseri; e la tua merda è anche più fetente della mia, poiché mangi troppo, e a sbafo».

La gente che li ha votati dovrebbe anche chiedersi: “Se i ministri e altri funzionari governativi sono sempre fuori dal Palazzo, impegnati in viaggi all’estero a spese dei contribuenti, ai talk show e a rilasciare interviste per farsi belli, se non a inaugurare la “sagra del pisello”, quand’è, che svolgono il lavoro per il quale li paghiamo?”.

Quando, da opposte fazioni, li vedi scontrarsi, non mica te lo dicono che nel retroscena finisce tutto a tarallucci e vino! E la gente beve… beve; e neanche se ne accorge, che sta tifando per chi, invece che a fare, è più bravo a dire.

E questi, non sono dei problemi che nascono, o ci sono, soltanto da adesso. Anni fa, con l’avvento delle sinistre al governo, forte, fu la speranza che le cose potessero andare meglio; e invece, per una malintesa concezione dei principi marxisti, l’Italia si fece trascinare in una condizione d’esasperata “alienazione”, dove i mezzi, furono confusi per gli scopi, e viceversa. E poiché, riguardo a questo genere di cose, l’inerzia è potente, il risultato è, che ancora oggi noi siamo nella condizione dove il “posto di lavoro”, da mezzo, diviene “scopo”; e ciò, al punto che nella gran parte dei casi le strutture pubbliche non sono concepite tanto in funzione dei bisogni degli utenti, quanto quale risorsa di Potere, oppure economica, per chi vi lavora, o ne è responsabile. Che almeno quegli individui si occupassero con diligenza di ciò per cui sono stati assunti, sia pure in un sistema rimasto, ahimè, clientelare.

Anche se è chiaro come il sole che spesso le imbeccate sono il risultato di vendette o di conflitti tra potenti disonesti, tuttavia, un plauso va dato a quei giornalisti d’assalto, ai magistrati, e alle forze dell’ordine che si sforzano di svelare e perseguire le trame truffaldine e criminali della casta di quei “furbi”, talvolta smascherando chi è l’opposto di quel che dice d’essere. Parlo di quelli che a parole vorrebbero apparire degli strenui paladini della morale; di quelli che mostrando di difenderla riempiendosene la bocca a piè sospinto, protetti dal potere delle leggi che si sono confezionate su misura, e da abili avvocati pagati profumatamente con i proventi delle loro stesse ruberie, si comportano come gli pare.

Tutto ciò che è nuovo li sconvolge, li destabilizza, li spaventa poiché sentono minacciato il loro potere. Pur divorziati, si scagliano contro il divorzio; pur viziosi e frequentatori di prostitute, spesso pure minorenni, come la recente cronaca ha mostrato, si scagliano contro la mercificazione della carne; pur frequentatori di trans che fanno il mestiere più antico, si mostrano omofobi; pur ladri inveterati, si scagliano contro quelli che per quattro soldi si adattano a lavorare in nero perché affamati, e non contro chi li affama, compresi i cosiddetti “caporali”, lungo braccio d’imprenditori disonesti: io mi domando e dico, se proprio non riuscite a cambiare, fin che non vi beccano, siate pure disonesti; ma almeno fatevi soltanto i cazzi vostri, come professa quel tal “onorevole” preso mirabilmente per il culo da Maurizio Crozza[2], parlamentare campione nel cambio di casacca, che ultimamente non rieletto, si è dato alla TV. E invece, quelli pretendono di farsi pure i cazzi degli altri; merda!

Cazzo! Se avendo la ventura di leggere i miei romanzi e i miei post, dove di certo non mi censuro, qualcuno di quegli stimatissimi signori avesse a osservare: “E parli tu, che così esplicitamente scrivi di sesso omosessuale e delle “porcherie” che fai? Vedi un po’, da che pulpito di moralità viene la predica!”. Ebbene, in un tal caso fare loro presente che io sono sì, come loro vorrebbero che io mi definissi, un’impenitente “peccatrice” che fa le “porcherie”; ma soltanto per quanto concerne quello, ossia, il sesso. E quindi, andassero a vedere le loro, di “porcherie”!

Io non mento, non imbroglio, non rubo, pago tutte le tasse e anche di più, faccio volontariato sociale e beneficenza, odio la pedofilia, non faccio violenza psicologica o fisica a nessuno. E ciò, neanche alle amanti che, entusiasticamente consenzienti, amo frustare sul culo, poiché sono loro a implorarmelo; e giacché anch’io mi prendo volentieri la frusta da loro, il rapporto rimane paritetico al cento per cento.

Secondo loro, sarei io, dunque, quella che si dovrebbe vergognare? E ciò perché, che Dio la benedica, oltre alla mia, mi piace l’altrui fica? Oppure perché sentendomi ardere di sotto, se tanto posso, io fotto? E mi si perdoni l’improbabile lirica di basso profilo in cui cado ogni volta che sono incazzata!

Lontana dal quel mondo verso cui, irata, si lanciava, Gia riprese contatto con la splendida realtà che stava vivendo: si sforzò di cacciare lontano le riflessioni che la inducevano al malumore; ma, presto, vi ricadde… (Continua nel romanzo).

 

[1] Il principio di Peter, è una tesi, apparentemente paradossale, che riguarda le dinamiche di carriera su basi meritocratiche all’interno d’organizzazioni gerarchiche. Noto anche come principio d’incompetenza, esso fu formulato nel 1969 dallo psicologo canadese Laurence J. Peter, in un libro dal titolo The Peter Principle, pubblicato nel 1969 in collaborazione con l’umorista Raymond Hull. Il saggio ebbe una notevole fortuna letteraria e ha conosciuto numerose edizioni e traduzioni. Fonte: Wikipedia.

[2] Maurizio Crozza, è uno dei volti principali di Rai 3 e di LA7 (Italia): tra le sue trasmissioni televisive ci sono Crozza Italia, Crozza Alive, Italialand e Crozza nel Paese delle Meraviglie. Fonte: Wikipedia.

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