AMORE E INNAMORAMENTO.

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#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

«Dal Cappello di Gia».

Un passaggio tratto dall’Atto 5° della Saga Erotica Lesbo 

che suscita emozioni anche in chi non lo è.

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

Volume 5

… e dunque, eccoci al punto; tra le altre cose che ti ho sentito dire stamattina, richiamo una tua affermazione: “Questa passione che nutro per Nahed, non mi fa sentire stupida”. Questo mi è piaciuto molto poiché la gente che non capisce, mia cara Gia, è convinta che quello che ingenuamente chiama “amore vero”, quello tsunami che impedisce persino d’usare il cervello e che toglie loro persino l’appetito, porti alla felicità. Sto parlando di quelle persone che per tutta la vita inseguono ciò che mai potranno raggiungere; ossia, l’amore ideale, che è solo un’illusione, poiché nei fatti non esiste se non in forma temporanea, e certamente non eterna. Se non sono stata abbastanza chiara, io mi riferisco all’innamoramento, Gia; fenomeno destinato a sopirsi per poi inesorabilmente scomparire.

Purtroppo, loro non sanno che l’innamoramento è un impulso che nasce nella parte più primordiale, e quindi sprovveduta, del cervello; ignorano che esso spicca il volo sulle ali di un’esaltazione, piume trattenute da cera, che come quelle di Icaro, sono fatue. Ebbene, proprio per questo, quello che gli ingenui considerano essere uno stato di grazia, non può in nessun caso durare a lungo. Tuttavia, anche se numerose volte mortificata, quella gente continua a insistere pedissequamente nella propria stupidità.

Il meccanismo di tale impulso, che certo non si può definire un comportamento intelligente, Gia, è piuttosto semplice, e giacché tu sei una psicologa, ti sarà facile convenire con quanto dico. In breve: quando la serotonina[1] scende dall’alto nel corpo, così com’è per le droghe, giacché la cosa al momento è piacevole, dopo non si può più fare a meno della condizione d’innamoramento. Tuttavia, allo stesso modo degli stupefacenti, se poi ciò viene a mancarti, tu precipiti in uno stato di profonda depressione; e già questo la dice lunga sul tema. E non basta, poiché vi sono delle altre considerazioni che vanno messe in conto: in genere, l’infatuazione nasce da dei vuoti affettivi, ed è proprio per questo, che essa porta in sé una preesistente angoscia, la quale esiste ancor prima della gratificazione. E siccome l’angoscia è di per sé un sentimento fastidioso, se non finanche doloroso, tu capisci da te, che anche ciò che scaturisce da essa non può che esserne congruente».

Qualcosa di quel ragionamento, a Gia non filava giusto…

Il suo, però, è un falso sillogismo[2], poiché secondo me non è sempre vero, che l’innamoramento nasca da carenze affettive; tuttavia, non credo che lo abbia fatto per manipolarmi. Prima di contestarglielo, vediamo un po’ dove lei voglia andare a parare.

Intanto, Rashida continuava a spiegare il proprio punto di vista: «Se a questo aggiungi che, per quanto durevole, la condizione d’innamoramento è sempre provvisoria, allora non si può non dedurre che anche la felicità che te ne viene sia tale. Se infine capita che non sia stata tu a mettere fine a quell’amore, ma l’altra, ebbene, è anche peggio, poiché, dopo, ti devi sorbire anche lo strazio della tua anima. Tu che ne pensi di questa mia visione, Gia?».

Di là dell’incongruenza rilevata, lei rimase ammirata per quel suo atteggiamento, che più che di una rivale in amore, assomigliava a quello di una madre desiderosa d’accertarsi in quali mani stava per mettere la propria figlia; le fu chiaro, quale fosse la ragione per la quale Rashida aveva improvvisamente deviato per affrontare tale argomento, e non poté evitare di sentirsi nuovamente colpevole. Per attenuare il proprio rimorso, volle capire in quale modo quella magnifica donna sarebbe stata capace di sopportare un divorzio da Nahed. Non le rispose, ma chiese: «Per te, Madre, l’amore che cos’è?».

Prima di rispondere, la Decana fece una lunga pausa, durante la quale cercò in se stessa una risposta che fosse sincera, e che allo stesso tempo potesse divenire propria; e questo, per lenire l’intimo, suo dolore. «É facile, tesoro mio: l’amore è quella serenità che ti viene da una vita vissuta in una condizione d’equilibrio emotivo, senza tensioni negative, dove ogni tuo desiderio spirituale e carnale possa essere soddisfatto pienamente in una perfetta armonia con il mondo esterno a te. Per me, l’amore siete voi tutte, amate figlie mie».

«Questo lo capisco, Madre… Rashida; ma non credo che ciò valga anche per la tua Nahed; è così?».

«Non vi è dubbio che sia così, mia cara Gia; nondimeno, tu devi comprendere che al fuoco dell’innamoramento si deve far seguire il balsamo dell’amore, dell’affettività, così da giungere a una condizione d’armoniosa perfezione, quale c’è adesso tra me e Nahed, e com’è stato in passato con tua moglie Nourhan, quando noi eravamo sposate. E questo, è un consiglio che passo anche a te riguardo a mia moglie… che in un tempo non troppo lontano sarà la tua», terminò con quella parentesi, generosamente, quanto profeticamente.

Gia pensò…

Dio! Oltre che gran fica… e quando dico “grande”, si deve intendere anche in senso letterale, che straordinaria donna è lei: generosa, veramente magnifica. Di là della debolezza intorno a qualche suo passaggio, devo convenire che sa coniugare con notevole armonia la saggezza con il sentimento: devo riflettere con attenzione intorno a quanto mi ha detto. L’avessi pensata in questo modo ai tempi di Angela[3], non avrei sofferto le pene dell’inferno; cazzo!

Appresso, Rashida riprese: «E ora, Gia, sul tema dei…(Continua nel romanzo).

[1] Serotonina, comunemente nota come “ormone del buonumore”, è un neurotrasmettitore sintetizzato nel sistema nervoso centrale, nonché in cellule  nell’apparato gastrointestinale. La carenza di serotonina può causare depressione, attacchi di panico, emicrania, ipertensione e insonnia. L’eccesso di serotonina, invece, può portare a intossicazione, nota come sindrome serotoninergica. Fonte: Wikipedia.

[2] Sillogismo, è un ragionamento fondato sulla logica: da certe premesse, si traggono certe conclusioni. Queste ultime non sono necessariamente vere, perché tutto dipende dalle premesse: “Tutti gli uomini sono intelligenti; io sono un uomo e perciò sono intelligente”… che non è detto, poiché la premessa è falsa. In questo caso si ha un falso sillogismo.

 

[3] Angela, personaggio che compare nel primo atto del romanzo “dal Cappello di Gia”.

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