GLI ZII D’AMERICA.

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#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

«Dal Cappello di Gia».

Un passaggio tratto dall’Atto 5° della Saga Erotica Lesbo 

che suscita emozioni anche in chi non lo è.

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

MultiIcona2 Atto 4°

… ritorniamo a quel tempo: mio nonno amava le proprie radici meridionali, e le aveva conservate intrattenendo delle buone relazioni con quei parenti che, a differenza di lui, non erano riusciti, o non avevano avuto il “coraggio”, di partirsene dal paesello. Tra l’altro, secondo me infondatamente, lui era ammirato o invidiato da chi, rimasto in paese, non conosceva le difficoltà della vita in un nord metropolitano.

Erano dei tempi molto diversi da adesso, Rashida; ricordo, quando d’estate partivamo in un lungo viaggio in treno per raggiungere il paesino, che per sdebitarsi di un’ospitalità che poteva durare finanche tre mesi, la mia famiglia si portava dietro delle ingenti scorte di caffè e cioccolato per contraccambiare la lunga accoglienza. Insomma, era un po’ simile a come facevano nel dopoguerra le truppe alleate per ingraziarsi le popolazioni; con la differenza che quest’ultime, oltre a quanto dicevo, per contropartita alle donne italiane che gliela ammollavano, aggiungevano delle sigarette estere, delle calze velate, e del chewing gum.

Rashida, che la ascoltava con notevole interesse, la interruppe: «Come fanno ora quelli che voi chiamate “extracomunitari”? Quando ritornano qui, in Africa, per le cose che raccontano, si fanno apparire per degli “zii d’America”, Gia».

«Rashida: altro, che degli zii d’America! Poveretti: ormai sbarcati in tanti, in Italia lo spazio si è fatto stretto. Tu non hai idea di quali difficoltà loro incontrino da noi; se donne, spesso sono costrette a prostituirsi, se uomini, o si adattano a quanto imposto da degli abominevoli approfittatori, tipo lavorare sotto il sole cocente a raccogliere pomodori per dieci ore, o più, per un misero compenso, oppure tentare di valicare i confini che i nostri partner europei, molto “solidali” e propensi “all’accoglienza”, tengono sbarrati. E di questo e altro, dobbiamo ringraziare coloro che nel recente passato hanno firmato la Convenzione di Dublino, e in tempi più recenti i coglioni che hanno accettato l’accordo per l’Operazione Triton, in virtù della quale tutti gli extracomunitari salvati dalle quindici navi che pattugliano il Mediterraneo, sono fatti sbarcare unicamente nei porti italiani. Il risultato è, che il business dei migranti è divenuto più redditizio rispetto a quello delle droghe pesanti, e così, le organizzazioni criminali ci marciano alla grande. Ma lasciamo correre, che sennò m’incazzo verso i soliti noti, ossia, i politici “lungimiranti” di casa nostra, e poi mi viene la malinconia.

Per ritornare a cose più liete, ti dicevo, da bambina ormai grandicella e molto curiosa, quando gli adulti chiacchieravano, io avevo sempre le orecchie in tiro: “Ormai, non si lavora più con la zappa, ma con la parola e la penna; tuttavia, per questo occorre studiare, e per voi è difficile. Invece al nord…” sentivo dire dai miei familiari che, per prestigio, magnificavano la loro posizione sociale, come se il mestiere del mio nonno, o dei miei zii, fosse quello del farmacista o del notaio. Evitavano, però, di raccontare con obbiettività quanto la vita non fosse per niente facile nelle città del nord.

Era anche divertente ascoltarli, poiché… (Continua nel romanzo).

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