IMPASTO PER PIZZA.

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#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

«Dal Cappello di Gia».

Un passaggio tratto dall’Atto 5° della Saga Erotica Lesbo 

che suscita emozioni anche in chi non lo è.

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

Volume 5

… Gia non si era bevuta la storiella che le aveva sciorinato prima; ciò nonostante, riguardo a come l’aveva appellata, non stette a ricamarci sopra, e specie perché presa a causa delle delizie che ancora la aspettavano, un cui anticipo non si fece attendere. Dopo qualche tempo che le due donne se ne stavano abbracciate, infatti, con un tono di voce basso, che tradiva il suo eccitamento, Nahed:

«Gia, ti piace la pizza fatta in casa?».

«Certo, è gustosa. Le scopate ti hanno fatto venire fame; è vero, amore? Se è così, scendiamo giù e facciamo colazione; tuttavia, mettersi a impastare una pizza proprio adesso, non so se…».

«L’impasto che usiamo fare qui è speciale, Gia; adesso io mi distenderò, e tu ti sistemerai di tre quarti rispetto a me, inginocchiata a cavallo di una mia gamba, con la ciccina a stretto contatto di una mia chiappa; mentre con le mani mi lavorerai l’altra strizzandomela per bene… come se tu stessi lavorando un impasto per pizza, scopati sul mio culetto. Di tanto in tanto potresti pure affibbiarmi qualche forte sculaccione».

Piacevolmente sorpresa per quella fantasticheria erotica cui mai prima aveva pensato, già eccitata, lei: «Certo è, che non mancate di fantasia, voi, femmine arabe».

«Taci, e fai come ti dico, che ti piacerà; e non andarci piano a lavorarmi la chiappa con le mani, che a me un po’ di dolore piace».

Mentre, tra gemiti e grida di piacere, era impegnata a “impastare” l’amante, nei lascivi pensieri della donna veneziana…

«Un po’ di dolore, tu dici, bellezza? Vedrai se sarà poco, quando, come mi hai chiesto, ti farò guizzare sotto la mia sferza».

Quel dissoluto proponimento fu distratto, perché certamente Nahed non se ne stava inoperosa; infatti, muovendo ritmicamente il sedere, lei coadiuvava a meraviglia lo strusciarsi dell’amante. A un certo punto, senza fermarsi dal trarre piacere, portata all’estremo, Gia implorò: «Fermati Nahed… se fai così verrò in un baleno!»

«Dammi degli sculaccioni ancor più forti, allora; il mio piccolo culetto non t’invita a farlo? Dio… che delizia, Gia: incanalato nel solco delle chiappe, percepisco colarmi il tuo copioso cum sul buchino più piccolo. Adesso mi concentro: me lo faccio rilassare e poi contrarre, così da inglobare in me il più possibile della tua spremuta di fica».

«Sfacciata di una ragazzina: sei una bella porcellona, però; te le meriti proprio, le “carezze” che vado infliggendo a questo tuo spudorato, arrogante culetto… che d’altronde mi porge un invito cui non si può resistere».

Dopo che nella “cavalcata” condita da numerosi intercalari piuttosto inverecondi Gia se ne uscì da un nuovo… (Continua nel romanzo).

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