E BASTA, CON LA FRETTA!

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#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

«Dal Cappello di Gia».

Un passaggio tratto dall’Atto 5° della Saga Erotica Lesbo 

che suscita emozioni anche in chi non lo è.

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

MultiIcona2 Atto 4°

… Gia si sentiva avvolta da una sensazione di benessere infinito: le sembrava di trovarsi in una dimensione di beatitudine celeste dove l’orologio del tempo si era fermato. Quelle carezze a lei donate, dolci, prive d’ogni impellenza, che oltre a infonderle dell’intenso piacere carnale le comunicavano l’amore provato per lei dalle due donne, ebbene, tutto ciò la faceva sentire in un paradiso. Il gioioso furore che spesso lei metteva negli amplessi consumati con la moglie Nourhan, là, non la prendeva per nulla. La calma e la serenità con cui quelle delizie erano a lei dispensate, le infondevano una sensazione di pace che la trasportò in una dimensione onirica, dove tutto si svolgeva in maniera soavemente irreale. Anche i suoi pensieri fluttuavano…

E tu, presuntuosa, che ti credevi d’essere una perfetta e rodata amante!  Devi convenire che ne avevi, di strada da percorrere, mia cara. Che pace, che benessere c’è qui: è il “tempo senza tempo”, che scorre dolcemente tra i piaceri. Non è tanto per la loro sagace abilità nel far vibrare un corpo di donna, ma per come sanno modulare le blandizie, mantenendomi in una condizione d’impagabile esultazione dei sensi senza per questo farmi venire.

Com’è delizioso lasciarsi cullare dalle dolci sensazioni che questi miei due angeli mi stanno regalando: le loro carezze, le posso sentire tanto intensamente; piacevolmente… e godermele una a una. Non che l’esempio calzi molto, poiché qui si tratta di goduria vera; ma è come se al mare, d’estate, invece che stancarmi velocemente nuotando tra le onde, io me ne stessi immersa per ore nel bagnasciuga a godermi le dolci carezze della risacca rinnovarsi di continuo, mentre il sole non si stanca mai di baciarmi. E senza che per questo io debba morire dal caldo e tuffarmi ripetutamente in mare a cercar sollievo, che nel caso del sesso, corrisponderebbe a venire.

Noi occidentali non abbiamo capito nulla: sempre di corsa, e per che cosa? Per avere, possedere, e ancora avere: sempre di più. Se, com’è vero, il Paradiso è il tempo che si ferma, lo scorrere lento di un bel sogno, un soave turbamento senza fine, allora io mi chiedo: perché mai ci dovremmo affrettare?

E in tale sciagurata maniera, invece, si è estesa la frenesia dei tempi persino nell’amore, che in tal modo non è più tale: venire, venire, e ancora venire! Quando si è venute, poi, è tutto finito. E allora si ricomincia, per poi di nuovo venire, senza mai sentirsi in Paradiso: almeno non come accade a me adesso. Ah, che gioia infinita mi sta regalando la Provvidenza: che mai avrò compiuto di buono, per meritarmi tanta delizia? Che dolce, è questa tappa della mia vita.

Ben presto, a loro si unì anche la moglie. Non era stato un caso, che all’inizio lei se ne fosse rimasta in disparte: desiderava si creassero le condizioni per favorire nelle tre donne una conoscenza vieppiù intima.

Le musicali voci di Nahed, Nourhan e Rashida, carezzevoli, accompagnavano quei suoi calmi e rilassati ansiti di piacere, a tratti interrogandola: «Ti piace in questo modo, amore? Sei rilassata? Come ti senti? Diccelo, se ti senti venire, sai? Non vogliamo che il primo orgasmo si manifesti tanto presto: desideriamo che tu viva in una dimensione di godimento che sembri non avere mai fine».

“Come mi sento”, mi chiedono questi miei tre amorini? In Paradiso! Che altro?

Pensò Gia: con quelle tre grazie che si dedicavano a darle quel rilassante ma intenso piacere, lei era come una gatta a fare le fusa. Di tanto in tanto, tra un sospiro e un ansito, la sua voce, appena un fiato, lo esprimeva tutto, quel suo stato d’animo: «Amori, amori miei, mie regine dell’amore e del piacere, in quale altro misterioso e splendente Eliseo[1], voi mi state conducendo? Mai, nella mia vita, io mi sono sentita così paga, felice. Qui con voi, non vi è spazio, non vi è tempo; vi è soltanto la dolce, soffusa e discreta vibrazione dei vostri cuori grandi, delle vostre mani sapienti, delle vostre bocche insaziabili, e dei vostri profumati fiati… a far risuonare tanto voluttuosamente le sensibili corde della mia anima, del mio corpo e del mio piacere… che si svolge in un calmo e sopito delirio senza fine».

Abbandonata a quei piaceri che il suo spirito e il suo corpo, beati, andavano godendosi con la riposta speranza che non terminassero mai, Gia sentì una piacevole frescura inumidirle il grembo, allontanandola da un orgasmo che sentiva imminente.

«La frutta, amore: te n’eri scordata? Rashida aveva preso un fico d’India già sbucciato e molto maturo; con un movimento incessantemente… (Continua nel romanzo).

[1] Eliseo, luogo nel quale dimoravano, dopo la morte, le anime di chi era amato dagli dei. Un luogo in cui per i mortali la vita è bellissima, mai toccata da neve e pioggia, né dal freddo. I Campi Elisi si presentano come immensi campi fioriti dove si vive perennemente sereni. Fonte: Wikipedia.

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