VORREI RINASCERE DONNA; MA IN SAFFICHE VESTI.

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#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’Atto 4° della Saga Erotica Lesbo, 

«Dal Cappello di Gia».

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

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… dopodiché, con uno sguardo che mi entrò sino in fondo all’anima, aggiunse qualcosa che al momento mi sorprese non poco, e sin quasi a imbarazzarmi: «Sai Gia, ti confesso che io t’invidio molto; e non soltanto perché sei innamorata e non ti fai sfuggire la tua felicità, ma anche per un’altra questione».

Non compresi la ragione per la quale il mio Maestro esprimeva quell’apprezzamento proprio a me: pur orgogliosa d’esserlo, oltre che una gran porca, io mi consideravo un’irriducibile ribelle, e l’ultima a poter suscitare degli elogi, specie da parte di un uomo. Al mio sguardo stupito quanto interrogativo, sereno, lui si aprì in una confessione molto intima. «Perché tu sei ciò che io da qualche tempo vorrei essere… ben sapendo che mai potrò: una donna che ama le femmine» mi disse.

«Che fosse diventato gay?», mi chiesi in un primo momento. Al mio sguardo, che “meravigliato” sarebbe stato dire poco, soprattutto perché ricordavo le sue occhiate, che pur discrete, entravano di tanto in tanto a visitare il décolleté di noi ragazze, sorridendomi, lui continuò a spiegarmi: «Non ti sorprendere, Gia; non è ostico da spiegare. Da capire, però, forse lo è; tuttavia, sono certo che tu abbia l’intelligenza, i mezzi culturali, e la sensibilità per comprendere. Lo vorrei per una ragione analoga a quella che mi ha portato a scegliere d’essere un professore; in altre parole, il desiderio d’emulazione scatenato dall’ammirazione».

Fu lì, che io capii meglio la sua opera ultima in tema di Fotografia. Pur valente in molti generi fotografici, quali il Paesaggio, il Reportage, e così via, lui era diventato famoso per la creazione di una serie di opere fotografiche che rappresentavano la bellezza e la sensualità femminile come mai io avevo potuto vedere prima di allora. Lo aveva fatto usando la tecnica fotochimica, e non digitale; e questo aggiungeva del pregio al suo lavoro anche perché si trattava di opere uniche, che mai più si sarebbero potute replicare. E una tal cosa, in Fotografia, non è usuale, giacché da sempre la sua principale caratteristica è stata l’infinita possibilità di riprodursi. Ricordai che cosa lui disse durante una delle lezioni: «In Fotografia, se non trovi il modo di rendere preziosa la tua opera anche per il mercato dell’arte, la tua soddisfazione non potrà essere molto grande.

Ricordate sempre: chi compra arte, dato per scontato che l’ami, e questo solo raramente è vero, esige pure che il suo sia un investimento che duri nel tempo».

Continuò a spiegarmi: «Come ti dicevo, quando si ammira qualcuno, prepotente, ti nasce dentro l’ambizione d’assomigliargli; ebbene, questo desiderio può giungere sino al punto da volersi identificare in lui, in lei, oppure in qualche cosa che ne discende. Ed io, Gia, ammiro e amo le donne a tal punto, che talvolta mi piace immaginare d’essere una di loro; e ciò, per provare i sentimenti e le sensazioni che loro sentono, anche carnali, e in tal modo comprenderle meglio e poterle amare ancor di più. Non mi fraintendere: nella mia immaginazione, o nella vita reale, questo non significa per niente che io mi senta, sia, o desideri essere gay; vuol dire semplicemente che sogno, in un’altra vita, d’essere donna per amare le donne: esattamente come te, Gia. E questo, proprio perché, sentimentalmente e sessualmente, io non potrei essere attratto da niente di diverso dalla femminilità.

In totale franchezza, Gia, la sola idea di un rapporto ravvicinato di tipo sessuale con un altro uomo, mi disgusta a morte; perciò, ho fiducia che tu abbia capito appropriatamente il senso di questa mia confidenza: come vedi, anch’io ho i miei segreti, che nel mio caso, tuttavia, sono soltanto dei sogni».

Concluse raccomandandomi: «Mi auguro che serberai per te questa mia confidenza; non perché io me ne vergogni, intendiamoci; ma l’intelligenza è un bene in via d’estinzione, ed io non so, oltre a te, quanti sarebbero in grado di capire astenendosi dallo specularci sopra malignamente. E specie quei miei detrattori, scontenti di come io la pensi in tema di pedagogia. Nei loro riguardi, io non ho più alcuna compassione, e quando capita, li massacro come si meritano; con le parole, beninteso. Nei riguardi di quest’ottusa umanità che mi contorna, la mia pazienza è ormai esaurita, Gia; e gli idioti non mi fanno più pena, ma unicamente disprezzo, poiché hanno buttato alle ortiche il dono che pure loro hanno avuto: l’intelletto».

Io non so se lo fece per porre l’accento su quanto mi aveva chiarito, cioè, che lui non si sentiva per nulla omosessuale, o se fu per un riflesso condizionato; ma all’ultimo, intanto che mi parlava, notai che impercettibilmente, e accorto a non mettermi in imbarazzo, il suo sguardo ogni tanto cadeva sulle mie labbra e dentro la generosissima scollatura. Ero giovane e inesperta, ma compresi perfettamente il senso vero di quella sua confidenza, e capii anche quant’era grande, in quell’uomo non più giovane, il desiderio d’avere un fresco corpo femminile da poter toccare, accarezzare e amare; un anelito che, evidentemente, era rimasto insoddisfatto da parecchio tempo. Ancora oggi, io la avverto, quella forte vibrazione del suo desiderio inespresso; non per me in particolare, ma per una qualunque ragazza giovane e bella.

La profonda tristezza che colsi in lui per quell’amore che si meritava e che non gli era stato reso, malinconia che dopo era sfociata in quel desiderio quasi assurdo, mi commosse moltissimo. Al punto che, se lui non fosse stato assolutamente rispettoso per la mia persona, e se io non fossi stata preoccupata di ferire la sua sensibilità e i suoi principi, mi sarei offerta di fargli un regalo: dargli quello che più desiderava, farlo entrare nella mia scollatura; e non soltanto con gli occhi. Insomma, del sesso completo, di sicuro no; ma gli avrei offerto la possibilità d’accarezzare il mio corpo nudo, e gli avrei donato pure qualche… (Continua nel romanzo).

 

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