SUMIKO, IL MIO INCANTEVOLE #SUSHI.

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#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’Atto 4° della Saga Erotica Lesbo, 

«Dal Cappello di Gia».

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

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… e lei? Come lo ricordo, il mio profumato fiore del Sol Levante: Sumiko, l’affascinante giapponesina. Un anno più di me, bella come non mai, più alta rispetto a me, slanciata, con un seno più piccolo del mio che mi riempiva a meraviglia il palmo delle mani, lei aveva un sorriso bellissimo, seducente, che mi travolgeva: bastava che mi guardasse con quei suoi grandi occhi allungati… che di per sé erano un invito, e già un torrente impetuoso prendeva a scorrere tra le mie cosce. In tema d’esondazione esagero, naturalmente; ma lo dico tanto per dare l’idea di quanto lei riuscisse a eccitarmi.

Baciarla, era struggente, tant’era bello sentirmi sulle mie, le morbide e calde labbra di lei. Per legge di compensazione, Dio le aveva donato dei capezzoli stupefacenti, grandi e gonfi, scurissimi, che risaltavano meravigliosamente sul latteo seno: veramente divini da far intirizzire con la lingua, e succhiare. E non era certo quella, l’unica delle sue grazie: una pelle super chiarissima, più ancora della mia, e tra le cosce candide, un delizioso boschetto corvino, con il vello che sembrava essere stirato, tanto era allisciato.

In genere, io preferisco la fica spoglia, perfettamente depilata; ma la sua, sembrava quasi che fosse pettinata. Spesso mi divertivo a sbattere Sumiko sul letto per farle la messa in piega a “spina di pesce”: bagnandola con la saliva, con la lingua le facevo la scriminatura nel mezzo, beandomi gli occhi e lo spirito dell’incantevole visione della rosea fessura che traspariva, via via enfiandosi e dilatandosi, tumida e vogliosa delle mie umide premure. Una volta, scherzando, le dissi che continuando in quel modo, io mi sarei ammalata, come dicono da noi a Venezia, del “male del gomitolo”, quello che incoglie i gatti per la loro abitudine ad allisciarsi il pelo con la lingua. Le proposi, perciò, di depilarla; ma lei, con quel suo sempre presente candido e seduttivo sorriso, non volle farlo, e declinò la mia offerta senza nulla volermi spiegare. Eppure, a leccarsi e suggere con tutto comodo la mia gnocca ben spoglia, lei mostrava di gradire! Ancora oggi, io non ne ho capita la ragione: sarà stata di ordine culturale, religioso, o altro?

Quando, con la voglia di lei schizzata a mille, io nutrivo il mio desiderio alla sua fonte, baciandola là, ricordo ancora con nostalgia il suo penetrante e conturbante profumo, che mi riportava il sushi. L’abbondante scambio delle salive, era una delle cose che più la arrapava; ed io, pur preferendo altri suoi fluidi, mi adeguai. Baciava divinamente, e quando mi leccava e succhiava, era persino diabolica: dotata di una straordinaria sensibilità femminile, bravissima a cogliere le mie vibrazioni, mi portava più volte al labile confine con l’orgasmo, per poi diminuire la stimolazione, producendosi in una serie di delicati bacini sul Monte di Venere e all’interno delle cosce, e poi ritornare a farmi morire ancora. E così avanti anche per un’ora, sino a quando la imploravo di farmi esplodere.

Quel suo particolare modo, lento e fluttuante, di modulare la voluttà, cosa che però m’infondeva senza lasciarmi alcuna tregua, era una dolce  (Continua nel romanzo).

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