QUEL TAL #MOSÉ.

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#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’Atto 4° della Saga Erotica Lesbo, 

«Dal Cappello di Gia».

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

Multilibro-1

… quello che soprattutto la indisponeva, era l’uso che era fatto della spiritualità altrui per perseguire degli interessi del tutto terreni di denaro e di potere, come pure degli altri scellerati e peggiori fini.

Gia era fermamente convinta che se per davvero un’entità spirituale ci fosse, a darle forma e significato, sarebbe dovuto essere ciascuno nella propria libertà, individualità e interiorità: se fosse esistito, e qualunque cosa egli fosse, un dio non avrebbe avuto certo bisogno d’essere sponsorizzato da chicchessia. Lei non si stancava mai di ripetere a se stessa e alle persone cui voleva bene: «Dio, sei tu; e se non hai un Dio tuo, questo significa che ancora non hai trovato te stessa».

Interpretando a modo proprio la Bibbia, a torto o a ragione, lei sosteneva: «E se non mi credi, te l’ha detto Egli stesso nella prolusione ai Dieci Comandamenti, ovverossia, “Non avrai altro Dio al di fuori te”». Infatti, lei era convinta che nei secoli fosse stato facile modificare un siffatto pronome. A questo, lei aggiungeva un’altra considerazione…

«Tu guarda, quanto siamo imbecilli! Ancora oggi, che la conoscenza è immensa rispetto a quei tempi, noi dovremmo credere a qualcosa detta da un tal Mosè, che contadino o cacciatore, e quindi non certo istruito ma soltanto astuto, usò la fantasia per procacciarsi un potere con cui combattere i suoi consimili che adoravano il “Vitello d’oro”. E allora, che differenza ci sarebbe nel seguire, tanto per fare uno degli esempi possibili, la religione della tribù dei Wapishana, popolo che vive nella Guyana?

E poi, altro che un Dio incisore: secondo me, quando se ne andò ramingo sul Monte Sinai, fu Mosè stesso, a scolpire quelle tavole. Quel tempo, però, fu impiegato molto proficuamente, tant’è, che ancora oggi si crede a quella favola. Tra l’altro, sul piano della moralità, oggi neanche ci si ricorda, che egli non fu certo un angioletto, giacché uccise un sorvegliante che stava picchiando un altro ebreo, e che fu per questo, che dovette scapparsene dall’Egitto. Una tal cosa, oggi, sarebbe considerata quantomeno un eccesso di difesa; e quindi, un omicidio volontario».

Non che lei pensasse a un Dio di comodo concepito a misura delle proprie esigenze e convenienze; Gia era semplicemente convinta di una questione che…(Continua nel romanzo).

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