IO BOLSCEVICA?

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#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’Atto 4° della Saga Erotica Lesbo, 

«Dal Cappello di Gia».

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

Bolscevica

… e se tanto lei avesse avuto ancora qualche dubbio, con gli scandali vergognosi che avevano travolto alcuni ministri di una delle religioni imperanti, tra l’altro con gravissime implicanze e scandali su dei temi che riguardavano la finanza e la pedofilia, ebbene, quegli accadimenti ultimi l’avevano convinta completamente. Spesso Gia si ripeteva…

S’è schifato pure un Papa; ed è probabile che sia stato proprio per questo, che ha presentato le dimissioni da Pontefice, accontentandosi della carica di Papa Emerito, e lasciando il suo posto al bravo Papa Francesco. Tale inusitato gesto ha suscitato un notevole scalpore, giacché prima, nella millenaria storia della Chiesa Cattolica, una tal cosa era accaduta soltanto una volta. Secondo me, lui l’ha fatto per rappresentare nell’unico modo possibile il proprio sdegno, la propria impotenza a intervenire allo scopo di raddrizzare le storture di una parte della curia che certamente non seguiva, e non segue, il verbo del loro Dio.

Ma tu guarda, che degenerati: degli uomini di Chiesa, a macchiarsi di tali infamie! I bambini, bisogna lasciarli in pace, e rispettare la loro infanzia; e che cazzo! Non si ruba loro l’unica età limpida, felice, per insozzarli con la merda del mondo, maledetta sia la miseria e coloro i quali sono responsabili di tali misfatti… fanculo!

Se poi ti professi anticlericale, la gente, ossia i famigerati “benpensanti”, anche ti guarda di storto e con sospetto; si chiede: “Non sarà mica bolscevica, o peggio ancora, anarchica, o persino pronta per divenire una Foreign Fighter?”. Io mi domando e dico, come si fa a non esserlo, anticlericali, con tutte le puttanate che tanti di loro hanno combinato nei secoli dei secoli? Non io, ma loro, dovrebbero essere guardati male: e anche chi finge di ignorarle, queste infamie; ossia quella specie di “para-clericali” che li proteggono. Quelli che sanno con precisione dove stanno i propri interessi, e che più di para-clericali, si dovrebbero appellare dei “para-culo”.

Nell’infinita sapienza accumulata e tramandata nel corso dei secoli, quei clericali che si sono macchiati di tali infamie, lo sanno bene, che è esattamente il senso di colpa, la consapevolezza nel commetterlo, a rendere il “peccato” maggiormente attraente: è anche per tale ragione, che si sono inventati la confessione; per ripulirsi, e poi ritornare a peccare ancora con rinnovata soddisfazione.

Ritrovandosi vicino alle terre che avevano visto il nascere delle principali religioni monoteiste, dentro di sé Gia si sorprese a commentare intorno a quelle questioni, quasi a sforzarsi di convincere se stessa che lei, atea, non lo era per nulla…

Ma tu vedi un po’, come vanno le cose: sono passati più di duemila anni, e nulla è cambiato da quando un innocuo e illuminato pacifista, portatore di un rinnovamento, di un messaggio di pace e d’amore, ebbe il coraggio di dire la sua contro i poteri del tempio e del tempo. Del suo sacrificio, ne hanno fatta un’icona; e questo, si potrebbe pure comprendere. Peccato, però, che più tardi alcuni furbacchioni, quel povero Cristo, l’abbiano continuato a usare per millenni, travisando ad arte il santo messaggio…

I semi di quella sua meditata insofferenza rispetto al clero, che nel tempo si sarebbe trasformata in atteggiamenti e comportamenti a essa coerenti, erano già stati gettati quando lei aveva circa otto o nove anni, quando, d’estate, piccina, si trovò a trascorrere un mese in un soggiorno montano gestito da delle monache. In quella congrega clericale, c’era un disinvolto prete cattolico[1] il quale sapeva conquistarsi la simpatia dei bambini perché, vero o falso che fosse, affermava… (Continua nel romanzo).

[1] Prete cattolico, l’episodio si riferisce a un fatto realmente accaduto in giovane età a chi scrive. (N.d.A.).

 

 

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