DISAPPROVO IL TURPILOQUIO, MA…

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#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’Atto 4° della Saga Erotica Lesbo, 

«Dal Cappello di Gia».

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

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… comunque, che siano maschi o femmine, i pedofili, io non li posso proprio sopportare: sono degli esseri immondi, e come per il prete di cui parlavo, evacuati a forza dal culo di Satana! E se poi si tratta di sacerdoti, hanno pure la spudoratezza di riempirsi la bocca con ciò che predicano: “Il bene, lo Spirito, Dio ti guarda e ti giudica, il voto di castità…”! Per le ragioni che già dicevo, io mi sto riferendo agli uomini, naturalmente, e non ai ruoli ricoperti nel loro ministero; sai, Gia, oggi bisogna starci attenti con i termini, poiché viviamo l’epoca degli avvocati, i quali ci mettono un attimo a ridurti in povertà quando tanto sbagli usando una coniugazione diversa dal condizionale. La legge usata strumentalmente, è divenuta l’equivalente della più genuina scazzottata con cui, un tempo, gli uomini appianavano i loro conflitti. “Questo, lo dice lei; e ne dovrà rispondere”, “Mi elenchi nomi e cognomi di chi ha affermato queste falsità”, e così via: ecco, le frasi più ricorrenti con cui rispondono, in particolare i politici, quando qualcuno muove loro qualche osservazione o critica.

Evitando di parlare di certi politici e accantonandoli per quello che sono, ossia della spazzatura, ritorniamo ai preti pedofili: in assoluta malafede, quelli di tale specie danno a bere ad altri quello in cui loro stessi non credono, e intanto, con un’estensione personalissima e infame del concetto di amore, se ne vanno tranquilli, con una mano fra le cosce di una bambina, a benedirla: nella fattispecie com’è accaduto a me! Merda!

Gia aveva un bel dirsi, di voler stare calma e di non arrabbiarsi: pur riuscendovi solo raramente, per una propria convinzione, che era pure una scelta estetica, persino nei suoi pensieri lei si sforzava di contenersi dall’esprimere volgarmente il proprio sdegno; ma quand’era veramente infuriata, nulla la poteva fermare. In particolare, questo le accadeva ogni volta che la sua mente ritornava a quell’episodio che l’aveva vista potenziale vittima della pedofilia, e anche se generalmente il suo linguaggio era educato, se fosse esistito, in tali circostanze lei avrebbe potuto gareggiare e vincere in un festival del turpiloquio.

Mascalzoni! Secondo me, e non mi si tacci di “giustizialista”, chi toglie il sorriso ai bambini nell’unica età innocente, in qualunque modo lo faccia, dico, costui o costei non merita di vivere; e perciò, andrebbe fatto scomparire dalla faccia della terra, mandandolo a scavar miniere a cinquecento metri di profondità, nel sottosuolo, sino a che la giusta morte non sopravvenga a togliercelo dai coglioni!

La Gia garbata non riusciva a prevalere su quell’altra… (Continua nel romanzo).

 

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