DE GUSTIBUS NON EST DISPUTANDUM.

#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’Atto 3° della Saga Erotica Lesbo, 

«Dal Cappello di Gia».

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

Volume 3

… per farti capire come stavano le cose, mia Veronica, tu considera questo: ogni volta che noi stavamo facendo sesso, oltre a pretendere che la conciassi per le feste, lei voleva che io la umiliassi, che la offendessi; che la trattassi peggio di un cane, insomma. Pensa che a tavola, quando avevo apparecchiato, lei si travasava ciò che stava nel suo piatto in una ciotola per cani che si era portata dietro, e nuda, si metteva ai miei piedi e mangiava lì, rovinando a me il pranzo. E ancora non ti ho raccontato della ferramenta!».

«Di quale ferramenta parli, Gia? Non capisco».

«Parlo di quegli ammennicoli che indossava, e degli altri che si era portata dietro. Pazienza per il piercing sulla lingua… che poi, quand’era a leccarmi la fica, era pure piacevole; ma lei aveva addirittura degli anelli conficcati nei capezzoli e nella gnocca. Per non parlare poi del collare, corredato da svariati anelli, a stringerle il collo, che indossava spesso».

«E perché, adornarsi in quel modo pacchiano, molto Punk[1], secondo me?».

«Per la solita ragione: le sue manie di sottomissione. Ma ti rendi conto? Il collare d’acciaio serviva per collegarci un guinzaglio per cani allo scopo di portarla a spasso. Così bardata e completamente nuda, lei pretendeva che la conducessi per strada tirandomela dietro come si fa con un cane! La accontentai per una sola volta, e lo feci a notte avanzata, verso l’alba, nella speranza che non avremmo incontrato nessuno per la strada; e lo sai che cosa fece? Dopo qualche tempo che eravamo uscite, lei completamente nuda, ma io abbigliata di tutto punto, sentii tendersi il guinzaglio: mi girai, e vidi che si era accucciata; stava facendo la pipì per terra, nell’angolo di un sotopòrtego. Ma ti rendi conto? Sembrava proprio quel cagnolino che desiderava essere.

Cose dell’altro mondo! Giocare dentro casa propria, si può anche accettare; ma per le fondamenta[2], le calli  e i campielli di Venezia, con la gente che mi conosce! Tu lo sai, quanto io me ne sbatta delle altrui opinioni; ma tutto ha un limite, cazzo! Era proprio una squilibrata, quella lì. É un peccato, poiché, a scopare lei era veramente straordinaria. Informandomi, in seguito compresi meglio: di quelle come lei, in giro, ce ne sono un sacco. “Slave”, piace loro farsi chiamare. Fu allora, che compresi che il BDSM non sarebbe mai stato cosa per me. In ogni caso, quel ricordo è rimasto indelebile nella mia memoria; lei era davvero una veterana nel sopportare la… (Continua nel romanzo). 

[1] Punk, termine inglese che come aggettivo significa “Di scarsa qualità”, “da due soldi”. È nato per identificare una subcultura giovanile emersa negli Stati Uniti e nel Regno Unito a metà degli anni settanta. Il termine nacque dalla musica punk, o meglio punk rock, una musica rozza, rumorosa, poco complessa, ribelle e diretta. La storia molto complessa del movimento punk ha influenzato numerose forme d’arte e aspetti culturali in genere, dalla musica alla letteratura, dalle arti visive alla moda. Fonte: Wikipedia.

[2] Fondamenta veneziana, è il tratto di strada che costeggia un canale o un rio. Tipicamente, la fondamenta presenta anche degli approdi con gradini in pietra d’Istria che scendono in acqua per favorire l’attracco delle barche, il carico e scarico delle merci e la salita/discesa dei passeggeri. Fonte: Wikipedia.

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