IL ROMANTICISMO SECONDO GIA.

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#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’Atto 4° della Saga Erotica Lesbo, 

«Dal Cappello di Gia».

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

MultiIcona per vol 4

… desiderando stenderla definitivamente, rincarai la dose mettendoci dentro della pseudo-lirica, in maniera che lei non avesse il minimo dubbio sulla natura dei miei sentimenti e sul modo d’esprimerli. In me, vi era anche il proposito di tarpare sul nascere ogni sua altra pretesa, quando dissi: «É possibile che io sia fin troppo materiale, ma se proprio tu lo desideri tanto, è questo, l’unico romanticismo di cui sono capace, Catalina; e dunque, ecco, quali sono le sole parole d’amore che, ispirata da te, io sarei capace di declamare». Saltai sul letto e mi disposi inginocchiata, a gambe allargate sopra di lei, con il mio culetto a stretto contatto della sua fica: trastullandomi con le sue tette mentre la guardavo negli occhi, intrapresi la mia performance…

«Quando siamo insieme, amore mio… quando ti guardo, e vedo i tuoi occhi, pieni d’ardore, bramosi di strapparmi gli abiti da dosso, io percepisco il desiderio ghermirmi il ventre e inzupparmi le mutandine.  Neanche tu immagini quanto mi piaccia spogliarti a poco a poco; vedere ancora una volta, che è sempre come se fosse la prima, comparire il tuo corpo ignudo mostrarsi a me in un inarrestabile crescendo, e cosa che sempre mi manda in delirio.

Quanto mi manda in estasi sentire le tue mani sul mio corpo sfiorarmi, quando, senza smettere di puntare i tuoi occhi nei miei, anche tu, le tue dita farsi ali di farfalla, smaniosa, mi liberi dai panni che ricoprono la mia carne rovente. Quando poi, infinitamente licenziosa, tu mi sfili le mutandine ormai fradice, manca poco che io impazzisca d’amore per te; tale incontenibile frenesia m’incoglie quando tu, prima d’abbandonarle sulle lenzuola sfatte, le premi al tuo angelico viso odorandole. Ebbene, quella tua espressione di godimento infinito, istiga il mio orgoglio e fa aumentare in me il desiderio che capto scatenarsi, bruciante e intenso. Avverto la voluttà propagarsi in tutto il mio corpo in una lasciva spirale, e bramose, le mie mani corrono nel viaggio su di te, e in te.

Quanto m’è rassicurante, perdermi nell’ardente alveo che freme tra le tue lisce e rinfrancanti cosce. Ed è divino toccarti, suggerti, amore; sentire le tue carni, talvolta sode, talaltra divinamente morbide, cedere sotto il ghermire delle mie mani e della mia bocca.

Quando tu ti ribelli e ti fai predona, ogni volta, quando mi baci dietro all’orecchio provocandomi dei brividi, io non posso più resistere. E allora mi pongo dietro di te, il mio capo abbandonato nell’ansa della tua spalla; sono io, questa volta, a baciarti l’orecchio, intanto che m’impossesso dei tuoi seni, intorno ai quali le mie mani si stringono a coppa, come a voler completare nel modo più appagante quello spazio, prima desolatamente vuoto, dei miei palmi. Quale orgoglio sprizza dai miei occhi, quando io sfioro i tuoi capezzoli: sarebbe nel vederli muovere di vita propria, sollevarsi in un anelito che chiama i miei baci, che il mio ego andrebbe alle stelle. Ma sono dietro di te, mia gioia: come potrei?

Ben presto, tuttavia, quel mio guizzo di superbia lascia il posto al delirio che tu sai sempre indurre ai miei sensi: quant’è divino, percepire il tuo duro culetto scuotersi e premere contro il mio sesso, che allora sboccia prepotente, aprendosi a te. Imperioso, ti chiama a blandirlo solo come tu, delizioso e dissoluto amore mio, sai fare. Quando poi le tue mani prendono possesso della mia carne, io sento un fulmine attraversarmi, e trasalisco: ti scopro euforica del potere che hai su di me. Dentro di me avverto la tua lingua, inclemente e implacabile, e allora, arrendevole e sconfitta, io mi lascio andare con la mente offuscata, sentendomi a poco a poco sollevare sull’orlo di un abisso, per subito dopo cadere vertiginosamente verso il vuoto, e ancora ritornare nell’ignoto, e ripetutamente ricadervi, mentre il mio corpo è scosso da infinite convulsioni, e da interminabili spasmi.

Allora, con l’ultimo barlume di lucidità che mi rimane, io riprendo possesso della mia coscienza. Ti guardo, e dentro il mio cuore mi propongo d’afferrarti per mano, così da portarti con me su quell’abisso, per scagliarci insieme verso quel vuoto le cui correnti ascensionali ci portano nell’infinito, sempre più in alto. Com’è divino, guardarti quando non ti do requie, quando non ti perdono e perversamente ti castigo per quel piacere incomparabile che tu mi sai sempre donare; voluttà, ogni volta imprevista e imprevedibile. È allora, che io mi beo nel vederti e nel sentirti fremere, impazzire sotto l’interminabile e inesorabile tortura che la mia lingua predona sa infliggerti. Com’è appagante, infine, quando, spossate e impazienti, insieme, noi ci lasciamo andare a quell’orgasmo purificatorio e finanche terapeutico: quanto amo copularti, amore mio!».

«Lo vedi, che quando vuoi sai trovare le parole… essere romantica?» m’interruppe lei.

«É questo, il punto; gioia: averne voglia». Ero presa dal ghiribizzo d’esplorare anche il suo bel culetto; ma, a causa delle sue pudiche reticenze, ancora… (Continua nel romanzo).

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