DOVA VA LA FOTOGRAFIA?

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#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’Atto 4° della Saga Erotica Lesbo, 

«Dal Cappello di Gia».

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

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… pur sollecitata a volgere altrove il mio pensiero, le spiegai quali altre considerazioni mi avevano mossa nella mia scelta: «Tuttavia, vi sono delle altre ragioni che mi hanno convinta a lasciare la Fotografia per la Letteratura, Céline. Per incominciare, la paranoia! Dunque… tu sfogli le pagine di qualche autorevole “magazine” di fotografia, vedi un’immagine scialba, vuota di significati e priva di qualsiasi impatto emozionale, e dopo, se ti rimane ancora la pazienza per andarti a leggere il commento di chi l’ha recensita, è anche peggio: migliaia di parole per raccontare pretestuosamente che cosa si “dovrebbe” trovare in quella tal immagine, e quali  sensazioni o emozioni essa ti “dovrebbe” scatenare. Che minchia[3] c’entra coniugare i verbi al condizionale? O c’è qualcosa, oppure non c’è; e che cazzo! Io mi domando e dico: se c’è bisogno della stampella dello scrittore, non sarebbe meglio cestinarla, quella misera opera, quella cosa non dissimile da una merda di cane? E questa, non è l’eccezione, sai; ma la regola!

Non ti dico, poi, le baggianate che si leggono in quei vacui romanzi d’accompagnamento! Con l’eccezione dei presenti, di te, amore, sembra che i critici si lancino a vedere quello che non c’è allo scopo d’attribuire a delle immagini insignificanti il valore aggiunto che, invece, non hanno, ammantando le più scialbe e deprimenti con delle pretestuose attribuzioni che, secondo loro, le renderebbero innovative nel linguaggio: se sopra a uno scatto di merda, devo anche scriverci un romanzo, tanto vale che mi dia alla letteratura; non ti pare? Io lo capisco che alcuni credono che in fotografia sia stato già detto tutto; ma, sant’Iddio, un po’ di fantasia, perdiana! Sai lo strazio, quando ti rendi conto che le “nuove proposte”, quando non siano del tutto incomprensibili persino a chi le promuove, son sempre quelle? Ossia, scopiazzate l’una dall’altra, o dalle opere dei Grandi della Fotografia.

Quand’ero a lavorare nel Burkina Faso, mi ricordo che ogni mattina ci dicevamo, “Alla fine di questa giornata, dovremo aver piantato almeno un chiodo”: per dire, che è inutile parlare, se le parole non portano a qualche cosa che si possa toccare, o che prima non c’era; a un risultato concreto, insomma.

Tu, che ti occupi d’Arte, lo sai meglio di me: affinché ci sia il successo, un Fotografo ha bisogno della concomitanza di tre elementi. Vediamoli: il primo, consistente nell’appoggio di un bravo gallerista; il secondo, di una critica positiva e intelligente. Anche l’ultimo, e fondamentale elemento, però, ci dovrà pur essere; cazzo! Il pregio dell’opera in sé! Nel contenuto e nella forma, no?

Sono molto disillusa, sai? E non ti dico la malinconia delle nuove tendenze: io lo capisco, che per raccontare qualche cosa di nuovo alle volte si possa smarronare; ma questo non deve diventare la regola.

Fortunatamente, a rendere alla Fotografia la dignità che le compete, vi sono ancora dei bravi Fotografi; come Sebastião Salgado[4] , che secondo me, è il “poeta del reportage”».

Ormai insieme da circa due settimane, ci comprendevamo alla grande anche nel sesso; gioiosa e impudica come non mai, affondando tra le mie chiappe, Céline prese a titillarmi deliziosamente il buchino, che tremulo, si offrì schiudendosi. Tra un colpo di lingua e l’altro, mugolando per il piacere, io mi preparavo a godere appieno quel paradiso in cui mi stava conducendo: lo sapevo, che da lì a poco lei mi avrebbe fatto sentire stupendamente…(Continua nel romanzo).

 

[3] Minchia, è un termine adoperato frequentemente nella lingua siciliana, nei dialetti calabresi, nel dialetto salentino e nel dialetto gallurese per indicare il pene; è passato poi a essere espressione d’esclamazione, di disprezzo, d’apprezzamento o di stupore. Fonte: Wikipedia.

[4] Sebastião Salgado, (Aimorés, 8 febbraio 1944) è un fotografo brasiliano che ora vive a Parigi. Dal 1993 al 1999 Salgado lavora sul tema delle migrazioni umane. I suoi reportage sono pubblicati con regolarità da molte riviste internazionali. Fonte: Wikipedia.

 

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