L’INDIGNATA MA SPERANZOSA ORAZIONE SERALE (di Gia).

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#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’Atto 4° della Saga Erotica Lesbo in corso d’ultimazione.

«Dal Cappello di Gia».

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

Book31

… pur negandolo a tutti, e per prima a se stessa, Gia non riusciva a reprimere quel controverso bisogno di “trascendente” che nasceva da dentro di lei, e che neanche la propria cultura pragmatica poteva tacitare. Più che atea, lei appariva essere una credente perennemente delusa, e persino infuriata con il suo dio…

A te potrebbe sembrare che io parli a sproposito, e vorrai perdonarmi se ti parrò irriverente; nondimeno, questo è l’unico modo in cui io posso volgerti quell’orazione, ci hanno insegnato i tuoi ministri, che tu ti aspetti quotidianamente da noi, miseri mortali. E d’altronde, se non apro il mio cuore a te, presenza impalpabile ma, si dice, onnipresente, a chi mai? Non ti offenderai, quindi, se almeno con te io mi senta libera di parlar chiaro: per incominciare, non ti nascondo d’essere fortemente incazzata, e in primis, con te! Tu, che tutto sai, e tutto puoi… si dice, rispondimi sinceramente: quando io ti parlo, tu mi ascolti? Dove sei? Cosa sei? Che fai: Ci sei? E dammi un segno, no? E che cazzo! Sarebbe anche una questione di bon ton. Dico io, se per caso tu ci dovessi essere, beh, intanto diciamo che saresti “di parte”, e per la precisione, quantomeno maschilista.

Infatti, autodefinendoti “Dio” e non “Dea”, evidentemente, ti saresti concepito e imposto al mondo giacché maschio, come lo era quello che si dice esser stato figlio tuo.

E poi, mi vorresti spiegare quale sarebbe il tuo disegno, e quali le faccende che occupano le tue giornate? Oppure, queste sono delle questioni, come ripetono sin alla noia i tuoi “sponsor”, che devono rimanere “misteriose e imperscrutabili?”. Credendo di fare chissà che cosa, l’uomo passa il suo tempo a progettare stupidamente la propria sventura facendosi allo stesso tempo un culo tanto; e tu, sapendo quanto ciò sia perfettamente inutile, che fai: sghignazzi?

Che noi esseri umani si sia stronzi e caga-cazzi… e parecchio pure, beh, non ci piove; ma tu, io mi domando e dico: per interposta e carnale entità fai sapere al mondo d’essere onnisciente, onnipresente e onnipotente; e dopo, dinanzi a questa cazzo di tua “splendida” creazione,  l’umanità, non fai nulla per rimettere a posto i casini che, alla fine, mettendo al mondo loro, tu stesso hai generato?

Sai… già questo basterebbe per dequalificarti, visto il modo in cui quelli, che si dice tu abbia creato a tua immagine e somiglianza, in genere si comportano. Che poi, una tal cosa dimostra pure la fatua chimera della tua presunta infallibilità. Non prendertela a male, se ti sembrerò ingrata; l’errore più grave che tu abbia commesso, è stato di creare l’uomo, il quale si è distinto per le coglionerie tragiche che è stato capace di concepire. Tra inquinamenti, guerre, fracking[1] , e innalzamento della temperatura terrestre, egli sta distruggendo quel che rimane di quanto tu avresti creato; e tu ed io, ben sappiamo che non si fermerà sino a quando questo disgraziato pianeta non sarà definitivamente estinto. E una buona mano la sta dando quel galantuomo che tu hai permesso vincesse le elezioni presidenziali americane: ti dice qualcosa il nome “Donald Trump”? Sai, è quel riccone che vuole dismettere gli accordi per limitare le ferite alla tua splendida creazione.

Ma tanto, a te, che te ne importa? Perché mai, lontano, nell’Alto dei Cieli, dovresti affaticarti per le formichine che vedi agitarsi in Terra? Ti puoi permettere d’essere persino più svogliato dei politici di casa nostra, perché tu neanche l’hai, la necessità di coltivarti un elettorato: per definizione, sei tu l’Eletto; no?

Non è, sai, che io sia S. Tommaso, il quale, per credere, ha avuto bisogno di toccare con mano: anche l’aria, io non la vedo; ma non per questo smetto di respirare. Gli effetti della tua esistenza però, quelli sì, che li vorrei vedere; e che diamine! Anche le onde elettromagnetiche non si vedono, ma di là della questione che probabilmente inducono il cancro, i cellulari funzionano; cazzo! E tu pretenderesti che le genti credessero in te senza fare nulla per dimostrare che esisti? Bella presunzione, dico io.

Ah, no, scusami: mi scordavo dei miracoli, tuoi, del tuo presunto figlio, e dei tuoi santi, sortilegi, si dice, che siano avvenuti “l’altro ieri”, ossia qualche millennio fa! Ti è mai passato per il capo che, più che ridare la vista a un cieco o le gambe a uno storpio, alla tua benemerita Umanità serva ben altro? Soltanto per farti qualche esempio tra i tanti, tu hai mai sentito parlare della fame nel mondo, del cancro, dell’AIDS, di Ebola, delle guerre, dei genocidi, delle pulizie etniche, e adesso, pure di quegli infami assassini dell’organizzazione criminale denominata ISIS, che molti giornalisti ignoranti denominano “Stato Islamico” senza anteporre “sedicente”?

Si dice che a crocifiggere il tuo presunto figlio, sia stata l’ignavia di Ponzio Pilato: e tu, dell’indolenza, che ne pensi? La pigrizia, meglio detta accidia nella dottrina dei tuoi fans, non è uno dei sette vizi capitali? Tu, per definizione, non dovresti essere l’esempio stesso di ogni virtù? Non si può dire, che tu sia coerente, allora; non ti pare? Bella esistenza, la tua: eterna, quanto inutile; ma dimmi… non ti annoi mai? Te ne stai lì, spaparanzato a guardare da mane a sera dall’alto dei tuoi cieli noi miseri, che siamo qui, immersi nella merda più profonda, e non fai un bel cazzo di niente? Invece di dispiacerti o compiacerti, perché non muovi il sedere dal tuo celeste scranno?

Dicono di te, che tu ci sia Padre; e non un padre qualunque: ma onnipotente. Se le cose stanno così, ebbene, come lo definiresti tu un padre che, pur divino, e perciò in condizione di farlo, al cospetto di un figlio sofferente e bisognoso d’aiuto, se ne sta lì a guardarlo e basta, nonostante quel poveretto non porti colpe per la propria sventura? Eppure, quel tuo figlio, ligio alle tue regole, come a quelle di un onesto vivere, e per questo degno, si meriterebbe tutta la tua paterna, divina attenzione!

E di tutti quegli infelici cui prima mi riferivo, bambini e donne in primis, che soffrono per fame, malattie, stupri, menomazioni e uccisioni: che mi dici? E delle vergini stuprate da quei barbari dell’ISIS, alle quali, una volta ricostruito l’imene, spetta il destino d’essere vendute al mercato delle schiave come delle vergini riciclate, anche queste, sono delle infami peccatrici che in questa valle di lacrime ricevono la punizione per delle colpe che non hanno? Qual è stato il peccato di tutti questi sventurati, maschi e femmine, se non di nascere? Eppure, tu lo sai meglio di tutti, che loro nemmeno l’avevano chiesto.

Quello “originale”, forse? Fingendo di credere alle puttanate che da secoli ci sono propinate, dimmi, è stata colpa di quei poveri disgraziati, se un paio di stronzi in fregola si sono fatti una mela che non avrebbero dovuto fottersi, un “peccato” che tutta la loro discendenza è condannata a scontare? E giacché sei onnisciente, neanche puoi dire, “Io non lo sapevo”, come fanno tanti politici e faccendieri del nostro bel Paese quando sono colti con le mani nel sacco.

Parlo di quelli il cui unico impegno reale è di conseguire la propria prosperità, invece che quella dei cittadini; o almeno, anche di quelli: non dicono di te, che tu sia “onnisciente”?

Ah… perdonami, dimenticavo: tu potresti argomentare tutto questo con la bufala del tuo grande amore per noi, in virtù del quale ci avresti concesso il “libero arbitrio”, per dire; ma lasciamo stare, che è meglio. Parliamo un po’, invece, anche della tua presunta “onnipresenza”: in tutta franchezza, a me quest’idea di un Grande Fratello[2] che non ha altro di più utile da fare, e che incombe su di me persino quando vado al cesso, se ci dovessi credere, e questo non è, m’inquieterebbe non poco. Non che io abbia qualche cosa da nascondere, o che mi vergogni… al cesso, dico; ma è per il concetto in sé, sai: per la privacy. Ne hai mai sentito parlare?

Già che siamo a discutere, prendiamo in esame anche quell’altra gran stronzata, “La paura dell’Al di là, e la speranza della vita eterna”. Intanto, con le parole di quella bella e illuminata anima di Margherita  Hack[3], ti risponderei in questo modo: «Avevano ragione gli Epicurei. Fin che sono viva, la morte non c’è; quando ci sarà lei, sarò io, invece, a non esserci; e dunque: dov’è il problema?».

Per giustificarti, tu potresti osservare: «Il dubbio è nemico della fede, e tu, per i miei gusti, ne hai troppi, Gia; ma se proprio ne volessimo discutere, ricordati che in tutte le religioni c’è bisogno d’infondere conforto attraverso l’illusione; altrimenti, come si potrebbero convincere le genti a non ribellarsi al male, alla sventura e ai Poteri ingiusti? L’hanno fatto altre divinità che si spacciano per me, quelle che conosci bene; perché, dunque, mi rimproveri d’averlo fatto anch’io?».

Caro Dio, mi sarebbe fin troppo facile risponderti: «Perché tu, forse più di altri tuoi colleghi concorrenti, attraverso le solite interposte persone che per tradizione millenaria si sono appropriate del tuo “brand”, affermi d’aver conferito ai tuoi ministri il mandato di professare la verità, oltre che la fratellanza e l’amore».

Se io fossi dedita alla blasfemia, e non lo sono, per offenderti ci sarebbero non una ma mille ragioni. Compatisco coloro i quali sono usi bestemmiare, poiché non lo sanno, ma facendolo, loro compiono l’atto di fede più alto: riconoscere che tu esisti. E a proposito della bestemmia, perché t’incazzi tanto quando qualcuno, non potendone più, ti tira in ballo?  “Non nominare il nome di Dio invano!”: i tuoi sponsor avrebbero dovuto interpretare meglio, quello che sostengono essere un tuo comandamento, che più adeguatamente tradotto, secondo la mia modestissima opinione significherebbe piuttosto, “Se puoi risolvere da solo i tuoi problemi, non tirare in ballo Dio”.

L’occasione, tuttavia, era a loro troppo ghiotta per non usarla al fine d’infondere altri sensi di colpa; ti pare? E tu, più di tutti, lo dovresti sapere, che è proprio grazie al potere catartico della bestemmia, che spesso sono evitati dei drammi che potrebbero giungere al sangue; ora, visto che stai lì a far nulla, almeno questo, lo potresti tollerare; non ti pare? Sarebbe pure un’ottima occasione per dimostrare che hai dello spirito.

Che poi, io parlo con chi? Se ci sei, giacché parlo con chi non mi ascolta, devo dedurne che io sono una scema; se invece non ci sei, sono scema due volte, poiché parlo con chi non esiste. E la sai chi è a sorprendermi di più? Sono io, con la mia incoerenza. Sebbene io non creda in te, e neanche nelle cose che sostiene il tuo staff, eppure, salvo che per il sesso e le esuberanze del mio scrivere, io vivo “cristianamente”.

Pensaci: mentre, liberata da te, io potrei farmi i cazzi miei, invece, non mento, non imbroglio, non rubo, non corrompo, non prevarico nessuno, mi do con generosità agli altri. Insomma, se come in questo caso, mi si perdona che usi la ragione, e che parli senza peli sulla lingua, salvo questo, che dopotutto non mi sembra un male, io sono una brava persona, e mi comporto bene. Buffo, non è vero? Tu potresti osservare che io lo faccia per un laico senso civico: ma non è così, mio caro! Queste cose, io le porto dentro di me: non sarà, che ti sei insinuato di nascosto in me? Non dovresti, lo sai? Un’invasione di campo, non sarebbe corretta; e tu, più d’ogni altro, dovresti sapere che cosa sia il rispetto dell’altrui anima.

Di là del tentativo a dare un assetto razionale alle proprie convinzioni a proposito dell’esistenza o meno di un’entità spirituale superiore, allo stesso tempo Gia si rendeva conto di trovarsi in una perpetua e scoraggiante contraddizione: pur definendosi atea, frequentemente lei non poteva esimersi di rivolgersi a un dio, sorprendendosi a dialogare con lui; tant’è, che spesso, in un voluto pasticcio verbale, prima d’addormentarsi recitava una sua personalissima, laica preghiera…

Da grande presuntuosa quale sono, per gratificarti dall’aver dato vita a una creatura talentuosa come me nello scrivere, mi esibirò in un arduo esercizio di declinazione del verbo “essere”; e quindi, intorno al tema, ovverossia te, proclamo: “Per quanto finora ho detto, ciò nondimeno, se tu FOSSI come dicono tu SIA, vorrei proprio che ci FOSSI, e che facessi sentire la tua voce!”. Non per chiederti delle grazie o dei miracoli, come fa la gran parte della gente, sai; ma per implorarti un minimo di giustizia per questo porco mondo. Che poi, se tu lo facessi, sarebbe la grazia e il miracolo più grande tra quelli che attribuiscono a te e al tuo entourage, ossia al tuo figliolo, a sua Madre, e ai tuoi Santi. Ma tanto: non ci sei! Sei pura invenzione; e in tema di fantasie, tanto vale che io mi dia alle mie, che sono certo più terrene, e perciò realizzabili. Ed è l’unica possibilità che abbiamo in questo cazzo di mondo, dove ogni cosa può essere al tempo stesso piacevole e utile, oppure terribile: così come l’acqua e il fuoco.

Un unico elemento, rimane a sottrarsi alla dialettica delle cose, ed è la fica, la quale non può che darti gioia; questo, è l’unico motivo che mi porta a ringraziarti: che sia benedetta “lei”, e chi ce l’ha data; e quindi, lode a te, o Signore!

Era nel carattere di Gia mischiare il serio al faceto senza per questo temere d’apparire sfrontata o addirittura insolente; e una tal cosa, anche quando parlava con se stessa e con il suo Dio: in fondo, se pur estemporanea e molto irriverente, la sua, altro non era che una professione di Fede. Nel parlare con se stessa, seguitò…

Spostando il discorso da quel che tu sei, o saresti, e per rimanere sul piano delle cose carine, oltre a te, mi fanno specie pure gli scienziati: è da sempre, che gli uomini sono protesi al conseguimento della felicità, e neppure la scienza si sottrae a ciò. Alla fine, la loro ricerca è orientata proprio a questo: attraverso la scoperta di come si sia formata la vita, comprendere dove stia la felicità. Poverini, non serviva Jim Baggott per giungere alla scoperta della “particella di Dio”, il cosiddetto Bosone di Higgs: per scoprire come si sia formata la vita sul nostro pianeta, e quindi giungere alla gioia, sarebbe bastato guardare attentamente tra le cosce di una qualunque femmina, meglio se figa.

E a proposito di gnocca, giacché non soltanto dovrebbe essere apprezzata, ma persino celebrata, perché, invece che festeggiare la giornata della donna, non s’istituisce la “giornata della fica”? Porta gioia, genera la vita: a me sembra che almeno un modesto riconoscimento se lo meriti, no?

Spiccatamente idealista, spesso Gia era preda di questo genere di malumori, che la spingevano finanche al labile confine con l’invettiva. Di là di questo, una preghiera vera, lei la recitava…

Mio Dio, che poi sarei io, fai che intorno a me ci siano la bontà, la generosità, la comprensione, la pace, la serenità; e pure la bellezza e la piacevolezza. Contornami di persone dall’anima bella, che come me, ambiscano a un mondo pulito.

Il suo pensiero ritornò al “trascendente” e al potere temporale della Chiesa Cattolica; ricordando i recenti cambiamenti avvenuti nello Stato Vaticano dopo le dimissioni dell’ultimo Papa, un’ombra d’ottimismo la prese…  (Continua nel romanzo).

[1] Fracking, o fratturazione idraulica, in geotecnica è lo sfruttamento della pressione di un fluido, in genere acqua, per creare e poi propagare una frattura in uno strato roccioso nel sottosuolo. Sono indotte in profondità, in ben precisi livelli di roccia all’interno dei giacimenti di petrolio e gas. Fonte: Wikipedia.

[2] Grande Fratello, è un reality show trasmesso dal 2000 in una rete televisiva italiana, nella quale la vita in gruppo di alcune persone si svolge costantemente e totalmente monitorata da telecamere e microfoni. Liberamente integrato da Wikipedia.

[3] Margherita Hack, Firenze, 12 giugno 1922 – Trieste, 29 giugno 2013. Una delle figure più prestigiose e limpide del mondo scientifico italiano, da sempre in prima fila per i diritti delle donne e per la laicità dello Stato. Fonte: Wikipedia.

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