LA CAUTELA DEL PORCOSPINO.

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#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’Atto 4° della Saga Erotica Lesbo, 

«Dal Cappello di Gia».

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

Book3

… «Io non sono disinvolta come te, Gia: non ce la farò mai» mi piagnucolò.

«Nulla è impossibile, se si desidera abbastanza, amore» le risposi, cogitando nel frattempo intorno ai miei piani.

Come si risolse poi la faccenda? Che io dovetti sostenere un ruolo da ruffiana! Una sera, a cena, fui io a sedurla al posto suo, per dopo esserne ripagata condividendola con lei per un’altra settimana, e quindi, gradualmente sfilarmi da quel rapporto a tre. Loro due si completavano a meraviglia, ed io non volevo sobbarcarmi anche le eventuali paturnie della nuova arrivata. Perché è così, che funzionano le cose: appena conosciute, alle prime scopate, tutto va a meraviglia; ma poi, prendendosi una maggiore confidenza, incominciano a saltare fuori le magagne. Per averti dato la fica, ritenendo di averne il diritto, ti sommergono della loro merda, soffocandoti. Comunque, rimasi contenta: come si dice, ero riuscita a “Prendere due piccioni con una sola fava”.

Una volta sciolte sul piano sessuale, per Catalina fu facile confessarle che oltre che a essere felice di scopare con lei, anche la amava: da lei avrebbe avuto quello che io mai sarei stata disposta a darle, ossia, il romanticismo come lei lo intendeva.

Romanticismo… roba da femminelle senza un minimo di carattere! A causa di quanto sto per dichiarare, qualcuno potrebbe dire che io sia cinica e persino malata nella zucca. Che a me non sconfinferino troppo le stronzate sentimentalistiche e pseudo morali, dopotutto, non è cosa che io trovi strana oppure disdicevole. Per come si sono messe le cose in questa nostra Società, dove Dio è personificato dall’Efficienza, dal Successo e dal Denaro, non c’è da stupirsi se la normalità è di rimanere e di sentirsi soli, una conseguenza che anche un cieco avrebbe visto. Tu guarda, qual è il destino della gran parte degli amori e dei matrimoni: dopo qualche anno di miele, spesso sfornando anche degli innocenti mocciosi, il “Grande Amore” finisce, con le gravi conseguenze che tutti sanno; e specie per i figli. 

Io, però, ho risolto alla base tale problema; ho scelto di vivere in un allegro e mutevole sodalizio di “Anime Sole”; il che vuol dire: il mio cuore non lo spartisco con nessuno, e nemmeno con quelle cui, per scoparmele, dichiaro a piè sospinto, “Ti amo”.

In effetti, a differenza di altre solitudini, quelle improduttive e quindi sciocche, la mia non è per nulla malinconica, ma rappresenta la mia ricchezza, la quale mi permette d’essere invulnerabile al dolore. E il bello è, che non mi sento per niente sola; infatti, quando ho bisogno, che so, di un consiglio, oppure di consolazione, è a me stessa, che io mi rivolgo. E ve lo assicuro: non potrei trovare di meglio. Infatti, con riguardo a me, non c’è al mondo un giudizio che valga più del mio; e questo, mi rende sicura e forte. Invero, chi potrebbe conoscermi meglio di me?

Qualcuno potrà muovere delle critiche al mio carattere, dicendomi che sono “poco femminile”; se ciò fa loro piacere, che critichino pure, e intanto, io fotto. Anche per quanto riguarda la cosiddetta “Arte della seduzione”, devo dire che secondo me, si tratta soltanto di una scocciante perdita di tempo, inutile, e quindi stupida. In effetti, a quella, io preferisco anteporre il suo fine, ossia, la scopata. Ed è lì, che io ci metto ogni mia risorsa, anche di tipo culturale, oltre che fantasiosa.

Riguardo alla storia con Catalina, alla fine di quel periodo, piacevole soprattutto per l’inaspettato, quanto gradito breve ménage à trois, quando ormai ebbi svezzato e liberata dalle proprie “vergogne” la “cucciolina”, io decisi di togliere l’incomodo, e di lasciare da sole le due colombelle per volarmene da Celine.

Con l’oriunda cubana, la frusta e il “pee-drink” mi erano mancati tantissimo; tuttavia, salutandoci all’aeroporto, senza grande entusiasmo io la invitai a venire da me a Venezia: non si può mai sapere, in un periodo di magra, anche lei sarebbe potuta andare bene per portare della consolazione alla mia fica. E specie se ci fosse venuta con la sua nuova fidanzata, la quale era pure lei una gran figa… e di sicuro più intelligente e disinibita; tant’è, che non rimase certo sconcertata, quando, quella prima sera, io la indussi a fare del sesso a tre. E riguardo a Catalina, avrei continuato come faccio sempre con le donne piene di paturnie: avrei continuato ad accoppiarmi con lei con la stessa cautela che usano i porcospini per non pungersi…  (Continua nel romanzo).

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