MAGIE TRIESTINE

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#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’edizione 2017 dall’Atto 3° della Saga Erotica Lesbo

«Dal Cappello di Gia».

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android)

3°Atto Icona

… tuttavia, se ne tacque, poiché non voleva suscitare del compatimento nei propri confronti. Nourhan chiese: «Anche se a Venezia ne abbiamo spesso parlato, non te l’ho mai chiesto, Gia; anche lui è veneziano come te?».

No, lui è di Trieste, una splendida città dove, natura, cultura e arte si fondono in un mix che ti fa esultare l’anima. Giacché essa dista appena centocinquanta chilometri da Venezia, spesso io ci vado per rilassarmi. Sai, a viverci, pur bella, talvolta Venezia ti stufa; e specie quando piove, oppure è immersa nella nebbia. A Trieste, invece, non sai che cosa sia la melanconia. Se ti piace il mare, vi trovi le spiagge rocciose, come pure quelle sabbiose, a Grado, una splendida e rinomata località che dista appena quaranta chilometri dal capoluogo giuliano, prima della quale trovi delle incantevoli oasi naturalistiche, come, ad esempio, l’Isola della Cona, oppure le foci del fiume Isonzo, storica linea di fuoco durante la prima guerra mondiale.

Se in un tal giorno, invece, preferisci la montagna, a due chilometri puoi trovare la famosa Val Rosandra, un’incredibile località, che, appena fuori dagli insediamenti industriali, ti appare d’incanto come uno splendido luogo dalle caratteristiche prettamente montane, con due erte catene rocciose collinari, che però sembrano essere montuose, entro le quali c’è pure una cascata, che poi diviene un torrente. Su quelle scoscese pareti, è zeppo d’amanti dell’alpinismo, i quali si esercitano nelle loro scalate. Lì, vi trovi pure i resti di un antico acquedotto Romano. Sapete, a ridosso della città, che si sviluppa su ben diciassette colli, vi è pure un vasto altipiano chiamato “Carso”: non vi dico, quanto sia piacevole per gli occhi e lo spirito farvi delle escursioni.

E neanche parlo del famoso Castello e parco di Miramare, magione di Massimiliano d’Asburgo, arciduca d’Austria e imperatore del Messico. E mi fermo qui, perché sarebbe lungo da raccontare quale paradiso sia Trieste per chi ami la storia, l’arte e la cultura. E se la tua voglia è di sciare, d’escursionismo impegnato, oppure d’arrampicare, non hai che da percorrere pochi chilometri per trovarti nelle Alpi Giulie. A Trieste, io ci vado molto spesso, in particolare d’estate, quando sono in viaggio per arrivare sulle isole croate, dove c’è un mare d’incanto costellato da miriadi d’isole; un paesaggio davvero favoloso. Inoltre, incollata alla città, vi è la Slovenia, splendido Paese, dove posso sbizzarrirmi tranquillamente con l’off-road, senza che nessuno venga a rompermi le ovaie, com’è invece in Italia, Paese zeppo di divieti di ogni tipo.

Se le fighe che ci trovi in quella splendida città sono da sballo e… molto aperte, e lo dico riferendomi alle loro cosce, tuttavia, c’è un’unica cosa che non mi va tanto dei triestini: la loro scarsa propensione al cambiamento, che si manifesta pure quando, negli uffici, sei in cerca di qualcosa. In quelle occasioni, il più delle volte ti senti dire, “No se pol!”[1].

É possibile che si tratti di un marcato, nostalgico retaggio della tradizione conservatrice austro-ungarica; ma, probabilmente, è proprio per questo, che la città e dintorni si sono mantenuti privi di efferati sconvolgimenti.

Riguardo alla mentalità conservatrice cui ho accennato, di là di tale tendenza, al centro di traffici grazie al suo porto, storicamente ricca di diverse etnie, Trieste ha sempre avuto una vocazione cosmopolita: pensate che, oltre a quelle cattoliche, vi sono ben quattordici chiese di religioni diverse. Sia detto senza offesa: ben altra cosa, rispetto al Paese mussulmano in cui ora ci troviamo; vero? Malgrado io non mi professi credente, mi piace pensare che anche questo sia un segno di civiltà, oltre che di libertà e democrazia.

Venendo ad argomento anche più interessante, ovverossia, il sesso, ebbene, a Trieste neanche si vedono per strada delle prostitute, poiché la mercificazione del loro corpo avviene esclusivamente negli appartamenti. E così, se non la sostanza, almeno il decoro di facciata è rispettato. A prescindere da questa nota di costume, con riguardo al sesso più raffinato, non vi dico quali atmosfere si respirino per chi sappia capire dove si trova e come ci si debba muovere. Tutto avviene nei circoli chiusi di strette élite “culturali” a orientamento artistico, dove, per entrarci, devi essere presentato da amici, e mostrare di avere una mentalità molto, molto aperta. Naturalmente, quando ci sei, non è di sesso in senso stretto, che s’incomincia a parlare; ma questo diviene un’inevitabile conseguenza delle situazioni pregne di sensualità che di solito si vengono a formare, le quali fanno nascere un feeling seduttivo con qualche artista che ti piace; femmina, s’intende. In ogni caso, se devo essere sincera, io frequento tali compagnie soltanto sporadicamente, poiché, come avrete capito, a me piace dire pane al pane e vino al vino, e sono contraria a quei ghirigori cervellotici pseudo culturali che alla fine si terminano a letto, certamente, ma con dei percorsi talmente arzigogolati, che il più delle volte ti fanno passare la voglia di trombare.

Comunque, se devo essere sincera, io frequento tali compagnie soltanto sporadicamente, poiché, come avrete capito, a me piace dire pane al pane e vino al vino, e sono contraria a quei ghirigori cervellotici pseudo culturali che alla fine si terminano a letto, certamente, ma con dei percorsi talmente arzigogolati, che il più delle volte ti fanno passare la voglia di trombare.

In ogni caso, mentre da noi, a Venezia, questo non è possibile, a Trieste, e precisamente sulla costiera triestina, si può fare del naturismo al mare. Due sono i luoghi dove questo è tollerato; uno è denominato “La Costa dei Barbari”, che è frequentata da maschi gay che mal sopportano la presenza di femmine. Infatti, anche se si tratta di lesbiche, e quindi omosessuali, non è infrequente che rivolgano loro delle ingiuriose invettive, spingendole così ad allontanarsi. Il secondo, invece, è frequentato da ogni genere di persone, e non vi avviene alcuna forma d’intolleranza. Naturalmente, questi siti non sono autorizzati formalmente; ma poiché la tradizione è ormai più che trentennale, le autorità si astengono dal muovere delle contestazioni.

Al riguardo, c’è stato un episodio curioso che mostra come i triestini non si fermino dinanzi a nulla pur di starsene comodi: probabilmente durante l’inverno, quatto quatto, qualcuno ha pensato di ricavare sulla barriera rocciosa frangiflutto delle piazzole di cemento corredate con dei comodi tubi di plastica per infilarvi degli ombrelloni parasole. Giacché non sono pochi, i quintali di calcestruzzo che hanno gettato, devono avercelo portato con un’imbarcazione, così da compiere il blitz nel minor tempo possibile.

É evidente, come la cosa sia illegale; io mi trovavo proprio lì con una mia amica triestina, di letto, naturalmente, quand’è arrivata la guardia costiera. Erano tre giovani ufficiali intorno ai trent’anni, che molto educati, fingendo d’essere indifferenti a guardarci nude, ci hanno chiesto gentilmente di spostarci per scattare delle fotografie da allegare alla denuncia d’abuso edilizio a carico d’ignoti.

Mentre erano intenti a farlo, si avvicinò un tipo con un orribile uccello pendulo a forma di becco d’aquila, il quale, mostrandosi incazzato, rivolto agli ufficiali, esordì: “Fate bene a buttare giù tutto! E io credo di sapere, chi sia il responsabile di questo deturpamento alla natura”. Per atto dovuto, uno degli ufficiali gli chiese di farne il nome, ma questo tirò il culo indietro, rispondendo che non ne era sicuro al punto di poterlo testimoniare in un tribunale.

Ora, io mi domando e dico, che fastidio danno quelle comode piazzole? Prima, ci dovevamo frantumare le tette e le chiappe contro le irte punte degli scogli; cazzo! Un premio, avrebbero dovuto dare a chi ha fatto completamente gratis quell’opera benemerita; è non, invece, muovergli una denuncia. É proprio vero, che il mondo è popolato da degli imbecilli. Quando, educatamente, posi a quel cretino la domanda, “Ma che fastidio ti danno? Si sta così comodi!”, quello rispose, “Non si deve in alcun modo modificare quello che la natura ha creato”. Lanciando un’occhiata ai suoi piedi, sfortunatamente incrociando il suo deforme pendente, replicai, “Allora, non dovresti neppure indossare i sandali, coglione, perché sono di plastica; anche quella rovina l’ambiente, e più ancora del cemento”.

Per passare ad altro argomento, a tutto quanto ho detto riguardo alle condizioni atmosferiche, devo aggiungere che secondo me Trieste è migliore di Venezia; infatti, non appena accenna a piovere, ecco che arriva la cavalleria: un vento impetuoso, che spazza via ogni cosa, smog compreso. Si tratta della famosa Bora[2], sempre pronta a riportare l’azzurro nel cielo… oppure in agguato a romperti la minchia[3]; infatti, per chi non c’è abituato l’esperienza può essere scioccante, perché questa arriva a soffiare persino a centosettanta chilometri orari, con dei picchi che sono giunti a duecento dodici. E neanche vi dico quante buffe scene si possano vedere per le vie quando, insieme alla bora, c’è la neve e le strade divengono gelate. Mi raccontava il mio caro Maestro, che, una volta, scivolando trasportato dal vento, quasi gli capitò di baciare un baffuto carabiniere! Infatti, con il cocktail bora-ghiaccio, non c’è verso né di starsene in piedi, né di mantenere una direzione, tant’è, che la città è piena di catene, o simili appigli, cui afferrarsi».

Nourhan: «E perché, tanto bella e interessante come dici, non mi ci hai mai portata?».

«Amore: non mi sembra, che ci siamo fatte mancare qualche cosa; non ti pare? In ogni caso, quando ritorneremo a Venezia, e spero, insieme a Nahed e Rashida, senz’altro vi ci porterò: là ho delle amiche che sarebbero molto felici di ospitarci e di fare sesso insieme. Rashida, tu pensi che sia possibile che tu e tua moglie veniate da me per un lungo periodo? Come ti avrà raccontato Nourhan, nel casolare abbiamo tutto lo spazio e il confort che vogliamo… e pure il nostro luna park, in cantina».

Nourhan non lasciò a Rashida il tempo per rispondere, poiché, piena d’entusiasmo, perorò l’invito di Gia: «Come vi raccontavo per telefono quand’ero a Venezia, dovreste veramente vedere, consorelle care, che roba ha messo su in cantina Gia; e non soltanto lì. Godersi i supplizi in quel luogo tanto ben attrezzato, è qualcosa che non si può raccontare.

«Grazie per l’invito, Gia. Ci penseremo, ma dopo che la mia Nahed si sarà laureata» rispose Rashida, seguitando: «Di là dell’accattivante affresco che hai fatto su Trieste, il mio pensiero ritorna alle pene del tuo sfortunato Maestro; pover’uomo; quando si dice l’ingiustizia! In ogni caso, è l’eccezione, a confermare la regola, Gia; e certo, io non metto tutti gli uomini nello stesso mazzo.

Comunque, riferendomi a quelli che sarebbero da rieducare, nei casi che citavo, che non si può negare che…(Continua nel romanzo).

[1] No se pol, nel dialetto triestino significa: è vietato.

[2] Bora, è un vento continentale, secco e molto freddo, che può divenire furioso e turbolento. Nasce nell’altopiano Carsico, per poi tuffarsi nel mare Adriatico. La Bora è dovuta essenzialmente alla configurazione geografica molto particolare della città. Infatti, Trieste si colloca fra l’estremità di un mare relativamente caldo che s’inoltra nel continente, ed un elevato e freddo retroterra con un valico aperto sul golfo della città. Questa situazione produce le condizioni per la formazione di forti differenze di temperatura e di pressione atmosferica, per cui ne possono conseguire frequenti e intensi deflussi di masse d’aria dal retroterra al mare.

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