UNA QUESTIONE D’IDENTITÀ.

Un passaggio tratto dall’edizione 2017 dall’Atto 1° della Saga Erotica Lesbo

«Dal Cappello di Gia» .

#Romanzi erotici #Lesbo di Gia Van Rollenoof

Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android

1°Atto.17

… Veronica, però, non aveva finito: «La sapete l’ultima a proposito del porno? Ebbene, c’è un noto marchio che distribuisce delle vagine di morbido gel riprodotte sul calco di famose attrici porno. Sembra che il business abbia avuto un grande successo con il target dei maschietti sfigati, i quali se ne servono nelle loro desolanti e sconsolate masturbazioni. Ma non è finita qui, perché l’ultima trovata è stata quella di corredare quei giocattoli di un aggeggio comandato in Bluetooth grazie al quale, mentre quelli si eccitano a guardare il film, il simulacro della fica si muove sincrono ai movimenti degli organi genitali degli attori, dando a quegli infelici l’impressione di essere loro, e non l’attore, a scoparsi la gran figa che vedono sul monitor, che sembra accogliere il loro pene nella propria patatina, o regalar loro una pompa[1]. Che stronzata stratosferica, no? Meglio sarebbe che quei soldi se li spendessero per portarsi a cena, e poi a letto, una figa di carne; non vi pare che…».

Oltre che loquace, quella sera Veronica era davvero scatenata, poiché, di punto in bianco s’interruppe, passando a un altro tema: «Io non riesco proprio a capire i travestiti e le trans. Premesso che ciascuno è padrone di decidere della propria vita e sessualità, se Dio, o chi per lui, ti ha dato il pistolino o la fica, dovresti pure sforzarti di accettarti per quel che sei; a voi non pare?».

«Proprio tu parli così, che come noialtre sei lesbica» la rintuzzò Francesca senza malanimo, sorridendole per mitigare l’osservazione.

«Certo che lo sono! Mai più però, rinuncerei a essere una femmina; e men che meno di farmi impiantare un cazzo. L’unica differenza tra me e le “etero”, è che a me piace la fica, e a loro quel che ho appena citato».

«E dai, Veronica: un po’ di tolleranza, no?» intervenne Gia, a dar man forte a Francesca.

«Certo, tu hai ragione Gia, ma sai com’è, l’etichetta di lesbica mi va un po’ stretta; infatti, tu ed io, in chat, ne avevamo discusso a lungo: insomma, quel che mi disturba, è essere considerata come quelle che, proclamandosi tali, si sforzano di assumere fattezze e atteggiamenti maschili».

«Sai tesoro, come nell’universo maschile gay, molto variegato, anche per noi lesbiche è la stessa cosa. Secondo me, quello che conta veramente, è avere la piena coscienza di ciò che si è, e poi, chi non capisce se ne vada pure al diavolo!».

«Dici bene, tu; ma quando qualcuna di quelle cui mi riferivo ti fa il filo, tu che fai?».

«Prima glielo spiego con buone maniere, e se proprio non capisce, la mando a cagare; esattamente come faccio con gli uomini… quelli che si comportano da stronzi, intendo dire. Che altro sennò?… (Continua nel romanzo).

[1] Pompa, nel linguaggio gergale indica una fellatio.

 

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