FILM PORNO? NO, GRAZIE. MEGLIO DEI BUONI ROMANZI EROTICI… QUELLI CHE SCRIVO IO.

Un passaggio tratto dall’edizione 2017 dall’Atto 1° della Saga Erotica Lesbo

«Dal Cappello di Gia» .

#Romanzi erotici #Lesbo di Gia Van Rollenoof

Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android

1°Atto.17

… finita l’allegra vacanza, ritornate nel Veneto, le donne continuarono a frequentarsi assiduamente nella casa di campagna; ma non era raro che anche nei giorni feriali, a Venezia, qualcuna di loro uscisse con la “zia” per andare a cena da qualche parte, oppure a fare dello shopping, per poi, inevitabilmente, trascorrere la nottata nel suo appartamento a far l’amore.

In uno di quegli agresti weekend, mentre le due fidanzatine erano impegnate a far l’amore dall’altro lato del letto, era già da un bel po’ che Roberta si strusciava la vagina infuocata contro la coscia di Gia; di punto in bianco, smettendo di baciarla nella bocca, Roberta si fermò. Stupita, lei chiese: «Beh? Che c’è, non vuoi farti venire?».

«Oh… se è per quello, non chiedo altro. La questione è, che mi passa per la mente qualcosa che volevo dirti da tanto tempo».

«Avanti, allora, che altrimenti la tua passerina… che ora sta bagnando la mia coscia con delle calde lacrime di gioia, diventerà malinconica, tesoro» scherzò lei, come il suo solito.

«Vista la grande intimità che c’è tra noi, ti devo fare una confessione, Gia».

Dispiaciuta, già lei pensava che Roberta avesse ripensato intorno alle proprie ultime scelte, specie riguardo al proposito di non fare più sesso con degli uomini: «E non mi far stare in ansia; spara, forza, che ce la posso fare a resistere alla mazzata che mi vuoi dare» esagerò ad arte.

«Mazzate? Quel che mi sento di dare a te, sono solo baci, Gia; Gia mia: al più, delle frustate; ma anche quelle, con tanto, tanto amore. Adesso ti dico: prima di conoscerti e di stare insieme a far l’amore in questa nostra deliziosa confraternita, salvo che nel periodo delle mestruazioni, mi andava di venire almeno una volta il giorno, e non sempre avevo a fianco il ganzo con cui al momento scopavo; e quindi non mi vergogno a dire che, per eccitarmi, spesso guardavo in streaming dei filmetti porno. Questo perché sino ai sedici anni, età in cui mi sono fatta sverginare, mi masturbavo guardando dei fumetti Hentai. In ogni caso, anche dopo… credo sia stato per quel fenomeno che tu, psicologa, chiami “Imprinting”, ho sempre avuto bisogno di eccitarmi soprattutto mentalmente, e scopare con gli uomini non mi bastava, tant’è che dopo aver scopato con loro, nella quiete di casa mia, mi facevo venire ancora come più piaceva a me.

Ebbene, da quando ho incominciato a leggere i tuoi romanzi, neanche mi passa più per l’anticamera del cervello di guardare quei banali filmetti, e neppure mi riesce d’immaginare qualcosa di più erotico di quel che tu scrivi: mi eccita moltissimo. E specie perché dopo, quando siamo insieme, mentre le tue fantasie diventano realtà, io mi sento calda da morire; in particolare per quelle performance che ogni volta tu t’inventi. Parlo di quelle buffe posizioni in cui ci affibbiamo le frustate: le trovo molto, molto arrapanti, soprattutto per la suggestione di una sopraffazione che inducono, ma che mai, c’è».

L’amor proprio di Gia prese a ballare una rumba: «E, dimmi, tesoro; sapresti anche spiegarne la ragione?».

«Certamente: quando guardi un filmetto porno, ci sei tu, c’è il film con quello che mostra, punto e basta; perché, francamente, quello che dice, è veramente ben poca cosa: banale, sempre quello, e ripetitivo sino alla paranoia. Così, immedesimandomi in quelle immagini, nel passato spesso accadeva che la mia mano corresse a conferire soddisfazione alla mia patatina infuocata; insomma, era come una reazione che non dipendeva da me. O meglio, era la mia voglia a volerlo, certo, ma io ero soltanto una spettatrice e basta, e men che meno la protagonista; quei tipi e le tipe che scopavano nel film, servivano unicamente a farmi concentrare sulla voglia di venire. Leggendo le tue storie, nel modo in cui tu le narri, invece, è tutta un’altra storia. E perdonami per il bisticcio di parole intorno alla “storia”: so quanto tu stia attenta alle parole».

Pur conoscendo la possibile spiegazione, il suo amor proprio desiderava essere vezzeggiato. Lei la incalzò: «E cioè?».

«Vedi Gia, nel leggere un libro, tre, sono gli elementi che compongono la situazione: chi l’ha scritto, nella fattispecie tu; chi ti legge, cioè io, e la forma che la storia prende, che per quanto io penso, cambia secondo chi ti legge. Io sono convinta che le fantasie sollecitate a me dalle tue righe, non siano le stesse suscitate in altri; e anche per loro, io sono convinta che sia così. In altre parole, leggendo te, è come se io divenissi una parte attiva, invece che passiva, cosa che invece accade guardando i film. E ciò, perché, di volta in volta ci metto del mio; tant’è, che rileggendoti, non è mai la stessa storia.

Per farti un esempio terra-terra, non so, ma quando nei tuoi romanzi è tirata in ballo la fica, di volta in volta io me la rappresento come in quel momento mi piacerebbe che essa fosse, che so, liscia e depilata, pronta da degustare, come una selva oscura di cui, salvo il fastidio dei peli in gola, svelare il mistero, con le ali grandi da mordere e tirare, o piccole, regolari o attorcigliate, con la clitoride timida come quella di Mara, o esuberante come quella di Francesca; e neanche cito la tua, che, quando la succhio, mi fa veramente impazzire. Immersa nella vicenda, riesco persino a sentirne la fragranza; invece nei film, salvo il trucco e un po’ di Photoshop, tutto si vede come veramente è, punto e basta, senza lasciare qualcosa alla fantasia. Lo sai cos’altro mi ha colpito molto?».

«Vai avanti, tesoro, che mi stanno piacendo molto, queste dolci carezze che vai facendo al mio ego; quasi di più di quelle che regali alla mia passerina, perennemente innamorata della tua».

«Mi piace che non ci sia nulla di sgradevole o di angosciante; e credo che ciò sia molto bello, perché leggerti, oltre che arrapante, è anche rasserenante. Quanto li detesto, quei romanzi dove, a ogni pagina che sfogli, trovi tradimenti, odio, intrighi, bassi istinti, sopraffazione, violenza e sangue. Riguardo a quale sia l’intenzione principale di chi li scrive, io posso pure capire: è mossa più che altro dal desiderio di guadagnare il più possibile, scatenando delle torbide emozioni negative che smuovono il profondo più morboso dell’anima della gente; tuttavia, non posso fare a meno di chiedermi come sia fatta la testa di chi ama leggerli! E ancor meno io amo i romanzi horror: secondo me, quelli che adorano leggerli, sono degli immaturi che hanno la zucca malata; credo che trovino del compiacimento nello scoprire all’esterno di sé le stesse tenebre che partono loro da dentro, e che non sanno dominare».

«Se volevi farmi un complimento, questo è il migliore, Roberta; perché, se è vero che io uso il sesso come una metafora catartica utile per scaricare le pulsioni più inconfessabili dell’animo umano, non si può dubitare che, nel raccontare i nostri amati supplizi, mai, trova posto la prevaricazione, così come la spietatezza o degli altri istinti di cui sarebbe bene vergognarsi. E ciò, perché non soltanto io aborro ogni forma di crudeltà, ma anche la sua rappresentazione, verbale o iconica che sia».

«Quel che dici, lo penso anch’io; perché è vero, Gia. Lo sai qual è l’altra cosa che apprezzo moltissimo? Che, se non vi sei proprio costretta, tu eviti di rendere una descrizione precisa delle fattezze e delle caratteristiche somatiche dei tuoi personaggi. In un primo momento te lo volevo rimproverare perché, di solito, è così che gli scrittori bravi agiscono; poi ho capito: tu lo fai apposta per lasciare a ognuna il piacere di immaginarsi le protagoniste a propria misura, ovverossia, secondo il proprio anelito».

«E brava, la mia Roberta! Hai capito giusto».

«C’è solo un problema, Gia…».

«E cioè?».

«Che ti leggerò soltanto quando non saremo insieme, e a me verrà la voglia; infatti, non mi riesce a finire tre pagine, che ogni volta la mia mano fa l’indisciplinata! Se sono da sola, ok, ogni tanto mi posso pure regalare un ditalino; ma quando noi quattro siamo insieme, salvo… (Continua nel romanzo).

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