WHORKSHOP DI FOTOGRAFIA.

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#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’Atto 5° della Saga Erotica Lesbo, 

«Dal Cappello di Gia» (In corso d’ultimazione).

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

5°Atto Icona

… «Dunque, è chiaro: in breve tempo tutti vennero a sapere che lei ed io ce la intendevamo. D’altra parte, sia a Giorgia che a me, delle chiacchiere non ce ne poteva fregare di meno.

Ora vi racconterò di quanto seguì in quella simpatica settimana; come accennavo, andò persino a finire che anch’io feci da modella. E una tal cosa, sulla labile linea che distingue l’Eros dal porno; confine che per me è costituito principalmente dall’eleganza. Ora, però, procediamo per gradi…».

Riguardo alle collere di Gia, c’è qualcosa da precisare: era raro, che arrabbiata, lei potesse reagire usando soltanto delle comuni parole offensive; l’abitudine a scrivere la portava, infatti, a elaborare delle ingiurie ben più articolate. Fra i numerosi esempi del suo repertorio, eccone uno: «Da come appare evidente, costantemente occupato a osservare te stesso, l’unica, tua competenza è “l’escrementologia”. In effetti, a cagar stronzate, nessuno può sconfiggerti». Messo in evidenza quest’aspetto della sua personalità, ecco come lei proseguì nel racconto…

«… il giorno successivo, quel gran fetente di pseudo fotografo, organizzatore del workshop, sul set si permise di palpare di nuovo una tetta a Giorgia; ormai noi eravamo amiche, e non certo per gelosia, ma incazzata per la mancanza di rispetto mi avvicinai, e davanti a tutti lo afferrai per la pacchiana catena d’oro che gli pendeva dal collo. Avvolgendola intorno alla mia mano per stringergliela alla gola, gli spiegai: “Senti, stronzo: entro un’ora a partire da adesso, tu consegni alle ragazze il corrispettivo per il lavoro che stanno svolgendo. Se preferisci, però, puoi non farlo; in tal caso, noi tre ce ne andremo subito via da qui, così che, per le foto di nudo, a questi allupati che ci stanno guardando, non rimanga che fotografare le tue luride chiappe e le tue grasse, flosce tette da femminella. Se preferisci la seconda scelta, via da qui, noi ci fionderemo dalla guardia di Finanza per denunciare quel che sta avvenendo in questa cazzo di villa.

E così, salteranno fuori i tuoi altarini. Verranno a fare un bel controllo per verificare che tutto sia in regola: permessi, iscrizione alla Camera di Commercio, norme di sicurezza, contratti, fatture, e così via; e credo che non si limiteranno a questo workshop, ma andranno a scavare in tutte le tue attività di merda».

Detto questo, lasciai la presa alla gola, con uno sguardo di disprezzo mi allontanai da lui, e mi avvicinai alle ragazze. Fregandosene che gli altri stavano guardando e sentendo, Giorgia mi strinse al suo corpo nudo, e sotto gli occhi ammirati della bionda, mi baciò in bocca. Poi, sottovoce, mi sussurrò: “Grazie Gia; stanotte faremo faville”. Lei aveva intuito, che la fica non mi basta mai, e fu molto carina, quando aggiunse: “Senti, che ne diresti se venisse da noi anche la mia collega? Anche lei soffre per le zanzare, e tu ed io non siamo delle egoiste; non ti pare? Quell’antico lettone è abbastanza ampio da accoglierci in tre, non credi?”.

Capirete, se rimasi intrigata: alta come te, Rashida, un paio di tette in cui perdersi, Alessia era davvero uno schianto! A parte il colore della pelle, nella maestosità del fisico, ti assomigliava molto, Rashida».

Nahed non poté tacersi, perché, discola quanto invereconda, chiese: «Anche per la fica, Gia? Non credo che siano tante, le donne che hanno una clit imponente come la sua».

«Infatti, tesoro: tua moglie è di una bellezza rara».

«E finitela di fare le ruffiane, voi due! Che tanto, la passera ve la do lo stesso; continua, Gia» scherzò Rashida, con un sorriso.

Ma Nahed non la lasciò continuare: «Davvero, Gia, hai preso per la gola quel coglione? E se lui si fosse difeso, tu, che cosa avresti fatto?».

«É stato molto appropriato che tu abbia nominato i coglioni, amore; infatti, sarebbero stati esattamente quelli, che gli avrei frantumato con una ginocchiata».

«Forte! Dai, adesso vai avanti, Gia».

«Bene, a proposito di Alessia, lei era davvero un mare di calda e soda carne in cui avrei desiderato immergermi. Incerta se Giorgia parlasse sul serio, io risposi: “Tesoro, ma che io sappia, lei non è lesbica”.

“Ed io lo sono, forse? É soltanto sesso, Gia; è da parecchio tempo che lei ed io siamo in confidenza, e so che Alessia è sempre aperta alle nuove esperienze; tra l’altro, se ho capito bene quel che non mi ha confidato esplicitamente, non sarebbe la prima volta che lei scopa con una femmina, e non credo le dispiacerebbe farlo con due. Sai, dopo quel che hai fatto per noi, zanzariera compresa, io sono certa che anche lei ti sia grata e che voglia dimostrartelo. Quando avremo finito qui, le parlo”».

«E con la faccenda che hai posato nuda, Gia?» chiese Nourhan, cui mai, la moglie aveva raccontato di quella vicenda.

«Beh, come sapete, scopare fa molto bene anche per la salute; rimesso in squadra quello stronzo dell’organizzatore, dopo le numerose copule di quella prima notte in tre, noi ci sentivamo molto riposate e in pace con il mondo. Ma non ci ritrovammo soltanto frizzanti: eravamo anche molto decise a dare un taglio più interessante alle riprese che erano proposte a quegli allupati dei partecipanti. Quello stronzo di conduttore aveva dimostrato d’avere una fantasia prossima allo zero, e in fondo a noi dispiaceva che loro, persone cordiali e simpatiche, rimanessero delusi. In fin dei conti, avevano speso dei soldi, ed era giusto che rimanessero soddisfatti. Tra l’altro, avevamo apprezzato che si fossero comportati in maniera sempre rispettosa; cosa non da poco per dei maschietti che si trovano davanti agli occhi dei pezzi di fighe come Giorgia e Alessia, specie se completamente nude e ostentando, come da copione, degli atteggiamenti sensuali.

Le mie amiche di letto ed io, l’avevamo colta, quella brama che nessuno aveva il coraggio di confessare, ma che si vedeva chiara nei loro occhi, in particolare da quando avevano capito che Giorgia ed io scopavamo. Così, senza nulla annunciare, in un set allestito in una grande sala in cui c’era pure un letto, in una pausa delle riprese, preso in disparte uno di loro, gli consegnai la mia fotocamera e gli chiesi: “Ascolta, tra qualche minuto ci sarà una bella sorpresina; siccome ne farò parte, ti dispiacerebbe fare degli scatti anche con la mia macchina fotografica? Mi spiacerebbe perdermeli”.

Confabulai con le ragazze, e davanti a quel gruppo attonito, a sorpresa mi spogliai nuda; quindi, incominciammo a baciarci in tre, accarezzandoci senza molto osare. Insomma, ne venne fuori una cosa che si potrebbe definire “softcore”. Lo feci non soltanto per spirito di carità verso i maschietti, ma anche per un mio interesse specifico: mi sarebbe piaciuto molto, infatti, avere degli scatti intriganti sull’amore tra donne.

Non vi dico che avvenne dopo qualche secondo che avevamo iniziato: svelti di riflessi, quelli lì ci bersagliarono con un frastuono a raffica di “click”; roba da assordare! Molto divertite, prendemmo a osare ancor di più, senza mai però sfociare nel porno… che so, nel sesso orale, ditalini, o altro.

Comunque, devo osservare che gli stronzi sono dappertutto, e ve ne era uno pure lì, il quale, con fare viscidamente gentile, con un marcato accento bergamasco ci chiese: “Dai, fatevi godere l’una con l’altra”.

Gli lanciai uno sguardo di fuoco; gli dissi: “Grazie a te, adesso la festa è finita; coglione! Ora devi spiegare agli altri perché lo spettacolino è stato così breve, ossia, la ragione per la quale rimangono a bocca asciutta”. E così andò. Mi rivestii, presi sottobraccio le mie due amiche, e ce ne andammo fuori, a sedere all’ombra, lontano da loro, a berci qualcosa di fresco.

Andandocene, neanche stetti contando la valanga dei “vaffanculo” che quello si prese dagli altri. Più tardi, mogio, il beota si avvicinò a noi, e si scusò; così riprendemmo con le riprese, ma senza di me, e senza quel sale che c’era stato per beneficiare quegli sfigati, che invece di conquistarsi e scopare una femmina, si facevano le seghe prendendo a pretesto la storiella delle foto di nudo artistico.

L’unico rammarico che mi rimase di quel periodo, fu Alessia: peccato, che lei non abbia potuto unirsi a noi nella breve vacanza al mare di Riccione e poi in campagna, a casa mia; lei aveva un contratto da rispettare, e finito il workshop, dovette partire per il mare di Tropea, in Calabria, a posare per un altro.

A prescindere dalle sorprendenti scopate in bella compagnia, io rimasi molto contenta per…  (Continua nel romanzo).

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ESAME DI COSCIENZA.

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5°Atto Icona

… un attimo dopo le passò per il capo una riflessione sul giudizio che si era appena data…

Io, dissoluta? Perché mai? Perché mi piace fare all’amore in libertà e senza porre e darmi dei limiti? Si potrebbe obiettare: «Se fosse solo per quello, passi; ma con la frusta, Gia, come la vogliamo mettere?». Se alle donne con le quali ci gioco va bene, che problema ci sarebbe? Non ho mai forzato nessuna, io; né su di un piano materiale, che psicologico. E dopo che per la prima volta l’abbiamo fatto, sono state loro a chiedere di ripetere una tal esperienza. Mi hanno persino ringraziato per aver aperto loro un nuovo universo di sensazioni. Dissoluta, perciò… un’emerita minchia! Se porto il rispetto dovuto alle altrui volontà, e se la cosa non fa male alla salute, giacché mi piace, perché mai dovrei privarmene? Per prestare ascolto alle perverse minchiate moralistiche di quelli che dissoluti lo sono per davvero, dato che vorrebbero decidere sulla morale degli altri? Che se ne vadano a fare in culo quelli, e i loro giudizi di merda, e godiamoci questa vita fin che si può. Fortunatamente, dove mi trovo, di stronzi di quel genere non ve n’è neanche il sospetto.

Altro che! Se io non sono felice qui, in questa sorta di tranquillo ritiro spirituale, dove mai potrei esserlo? Renditi conto: ti sta andando di lusso, Gia. E il meglio deve ancora arrivare; io lo so già, quali saranno i miei sogni stanotte. Questa donna è veramente eccezionale; oltre a sentirmi attratta per quella gran figa che è, con lei provo anche una profonda intesa. Ora però, io non voglio perdermi neanche una virgola di quello che sta ancora dicendo.

«Noi,Gia, abbiamo il cuore di una brava donna “non straordinariamente piacente”, e proprio per questo, aperta, sincera e compiacente. Siamo come le donne le quali, non potendo chiedere più di tanto, sono sempre ben disposte a dare per ricevere; donne che non rifiutano mai la grazia che viene loro dal cielo: è così, che noi siamo. Nel nostro caso, tuttavia, per volontà e per grazia della nostra Dea, questi sentimenti li custodiamo nel corpo di una donna attraente, e in un’anima che è costantemente grata a lei per la grazia che ci ha concesso: di essere libere; e questo, anche nello spirito».

Da consumata scrittrice, era da qualche tempo che Gia aveva notato che, nel parlarle, Rashida pronunciava il suo nome fin troppo spesso. Quella tecnica, lei la conosceva molto bene: da raffinata conferenziera, quanto valente docente universitaria, Rashida ben sapeva, quanto tal espediente, se pur ridondante, fosse utile al fine di coinvolgere l’interlocutore, riconoscendogli l’attenzione che si aspetta. Dopo quell’osservazione…  (Continua nel romanzo).

IL VOYEUR.

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5°Atto Icona

… Quella cala, bellissima, era raggiungibile in un quarto d’ora, percorrendo uno stretto sentiero che attraversava il promontorio; dopo i primi giorni, quando prendemmo a frequentarla abitualmente, mentre tutti gli altri, appena arrivati, si toglievano il costume, quello stronzo, invece, rimaneva con dei larghi calzoncini da bagno indosso, in modo che gli nascondessero la miserevole erezione che lo incoglieva lustrandosi gli occhi con noi ragazze, che stavamo con la fica e le tette al vento.

Oltretutto, là non c’eravamo solo noi, e se vuoi fare un torto ai naturisti, beh, è facile: basta che tu non stia nuda come loro, e che li osservi. Tant’è, che una delle regole non scritte, è quella di non indugiare con lo sguardo sui genitali e sulle tette delle donne; e ciò non significa che non ti puoi godere la visione delle femminine bellezze che ci sono, ma che devi farlo con stile, discrezione, e soprattutto senza ostentarlo.

Insomma, per il comportamento di quel coglione, eravamo veramente seccati; e specie noi ragazze, poiché, averglielo fatto presente, non era servito a una minchia fritta, e…».

Questa volta fu Rashida a scoppiare in una risata: «Il tuo scarso apprezzamento per le “attribuzioni” maschili è molto evidente, Gia… friggere il loro membro, la dice tutta!».

Ascoltandola, un innocente sorriso dipinto sul volto, Nahed aveva ripreso a masturbarsi con evidente letizia. Contenta per lei, e che le compagne non si annoiassero, Gia sorrise, e proseguì: «Beh, friggere è più semplice che impanare! A parte gli scherzi, si tratta di un modo di dire che usiamo in Italia, Rashida. Per ritornare a quel fesso, sulla faccenda del costume, lui si era giustificato con una scusa congruente alla sua personalità, ossia idiota… “Non mi posso spogliare completamente poiché la mia maschia esuberanza metterebbe tutti in imbarazzo, ingenerando invidia nei miei camerati maschi”. Pensa un po’, il vetero fascista del cazzo, che quando c’era il fascismo in Italia, neanche era in programma di nascere!

Incavolate nere poiché le parole erano state inutili, per indurlo ad adeguarsi, sulle prime, noi ragazze tentammo di farlo in maniera soft: aspettando che lui fosse in mare, in quattro di noi ci tuffammo, gli sfilammo da dosso il costume, e quindi, uscite dall’acqua, nascondemmo il vile straccetto tra i cespugli. Uscito dal mare pure quel fesso, imprecando e tenendosi entrambe le mani a nascondersi i gioielli di famiglia e il culo, lesto, si prese un asciugamano per nascondere le “vergogne”. Il giorno dopo, però, perseverando mordacemente a venire là, insieme con noi, quel cretino si era portato dietro il cambio.

Non vi dico quant’eravamo incazzati; e specie noi ragazze; perché, oltretutto, ci accorgevamo che, facendo finta di niente, da sotto gli occhiali da sole specchiati, quello ci osservava incessantemente con un’evidente brama da voyeur. E neanche dire, morboso, il suo sguardo andava proprio alla fica e alle tette; mancava soltanto che si facesse una pippa davanti a noi! Naturalmente, questo ci disturbava moltissimo, poiché non potevamo starcene rilassate e a gambe aperte. E neanche ci inteneriva sapere che quello lì, di fica, avrà visto soltanto quella della madre quand’è nato; anzi, no, neanche quella: giacché stronzo, la mammina lo deve aver partorito dal buco del culo; insomma lui…».

Le tre donne scoppiarono di nuovo a ridere, e Gia s’interruppe; ma subito dopo, compiaciuta, anche lei ridendo, continuò come un bulldozer: «… dicevo, a parte quel demente, noi eravamo assortiti in coppie, ed era piacevole starcene lì, talvolta abbracciate, a baciarci con il partner, maschio, o femmina che fosse.

Faceva caldo, eravamo completamente nudi, e, una carezza qua e un discreto strusciamento là, poteva benissimo accadere che… (Continua nel romanzo).

 

#ZANZARA ANOPHELES.

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… e a proposito della manipolazione psicologica di massa in atto nel mio bel Paese, la vogliamo spendere una parola di verità sul fenomeno dell’immigrazione massiccia dall’Africa? Le cose vanno ben oltre a quel che appaiono, e la ragione nasce ancora dall’esigenza che ha lo sfrenato liberismo immorale d’alimentarsi vieppiù. Esso non poteva proprio sopportare, che il lavoro si fosse conquistato degli equi e giusti diritti; delle vere e proprie palle al piede. Che so, l’articolo 18, per fare un esempio, oppure la legge 300 denominata “Statuto dei lavoratori”; e allora, è stato messo in campo uno stolto disegno volto a destabilizzare tutto questo dalle fondamenta, coniugando al tempo stesso un’altra fondamentale esigenza capitalista: incrementare il profitto fottendosene della gente.

Uno degli strumenti principali, è stato quello che loro hanno usato da sempre: la concorrenza, una cinica strategia che in questo caso è stata applicata ai lavoratori stessi. “Caro cittadino italiano, se vuoi lavorare, devi reggere la concorrenza con chi si accontenta di meno”, e non importa, se quanto guadagni, ti basta appena per sopravvivere. E neppure accenno alla cosiddetta “Delocalizzazione del lavoro”, che tante famiglie italiane ha messo in grave crisi.

Non è azzardato pensare che, accanto a questi, vi sia anche un altro grande, lercio disegno, cara Rashida: impadronirsi del vostro Continente Africano per farne un business ancora più ricco. Infatti, di là delle sue ricchezze naturali di cui appropriarsi e sfruttare ancor di più, si tratta di un continente dove la natura è magnifica, e opportunamente dotata d’infrastrutture, può attirare importantissimi investimenti. Ma gli africani, quelli poveri, davano fastidio; e dunque, perché non costringerli a lasciare casa loro? Ed ecco, come in tal modo si è attuato uno dei più antichi strumenti del Potere: “Dividi e impera”, tattica che nella nostra Europa, e specie in Italia, Spagna e Grecia, ha ingenerato lo scontro umano e il conflitto sociale tra persone.

Il Potere, però, non ammette ostacoli, e chi si oppone a tutto questo, grazie a una perfida azione di condizionamento sociale di massa, viene abilmente tacciato d’essere razzista. Macché razzismo! Diritto naturale di difendere casa propria, si chiama questo. E in aggiunta, ci sono gli effetti, diciamo, “collaterali”; quali l’importazione di malattie che da noi erano state debellate da lungo tempo, della zanzara anofele, e così via. Ma figuriamoci, se il Potere può fermarsi davanti tali quisquilie! E adesso impone di vaccinare i bambini allo scopo di contenere almeno un po’ la diffusione delle nuove malattie; non per carità cristiana, s’intende; ma per non aggravare i costi della Sanità Pubblica, cui gli ultimi Governi hanno già tagliato i budget.

Troppo buoni, grazie tante! E se ti opponi, ti multa, e ti vieta di mandare i tuoi figli a scuola, con buona pace di quanto dice la nostra bella Costituzione! Al tempo in cui eravamo noi italiani a dover emigrare negli US, con il cazzo, che ti facevano entrare nel Continente se prima non ti sottoponevi a visita medica, contando persino il numero di peli che portavi sul culo! Ma basta: non ho più voglia di parlarne, perché m’incazzerei ancor di più… (Continua nel romanzo).

 

QUELLO LÌ.

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… e voi, politici del piffero, belli e pasciuti, lavatevi le orecchie dal cerume che le riempie quando siete a nuotare nel mare del Potere, e ascoltate: giacché prima d’essere eletti vi riempite la bocca puntando il dito sull’iniquità, sull’ingiustizia, sull’inefficienza, la corruzione, la collusione, e il malaffare, perché poi, quando vi è stato concesso dalla gente il potere di adoperarvi per rendere più giusta la nostra disgraziata Società, voi non lo fate? Gente di caduca memoria, ricordatelo: sono quei cittadini che vi hanno votato, e pure quelli che non l’hanno fatto, che voi dovreste rappresentare! E non gli interessi di coloro che vi sguazzano intorno nel mare in cui siete. Quello, è un mare di merda; e lo sapete.
Come il solito, prima parlano, parlano, e poi, una volta eletti da quelli che dovrebbero rappresentare e curare gli interessi, di fronte ai poteri forti, quelli dell’intrallazzo ed economici, voglio dire, si calano le brache magari traendone pure dei benefici! Sono curiosa di vedere come andranno le nostre prossime elezioni, quando quelli che l’hanno fatto diventare Segretario del Partito per effetto dei suoi fiumi di parole, avranno capito quale sia stato il tragico errore commesso; merda! Sempreché non si dimentichi come, a furore di popolo, abbia fallito quando si adoperò per ottenere un Potere ancora più forte tentando di cambiare l’ultima cosa buona che c’è rimasta: la Costituzione che i padri della Patria hanno conquistato con la loro civiltà, sudore e sangue… (Continua nel romanzo).

IL VAGO CONFINE TRA TOLLERANZA E INTERESSATA CONDISCENDENZA.

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1°Atto Icona

…. «Questo è tipico delle società patriarcali, dove le donne sono considerate meno della cacca: è un modo per mantenere il controllo del maschio su di loro, tesoro. Del resto, questa non è l’unica infamia a essere perpetrata verso di loro, e sto parlando della poligamia a senso unico. E a proposito di tale ingiustizia, mi chiedo come facciano quei tanti islamici che sono arrivati qua da noi, a conciliare la loro infame poligamia con le nostre leggi, che la considerano un reato penale. Tu, che sei dell’ambiente, ne sai qualcosa?».

«Certo, che lo so Gia: la questione è contemplata dall’articolo 556 del Codice penale, secondo il quale la poligamia è punita con la reclusione da uno a cinque anni. Tuttavia, con il pretesto fin troppo permissivista di rispettare le altrui tradizioni, i vari governi italiani, che si dicono di centrosinistra, ma che in realtà hanno scordato i principi dell’eguaglianza sociale, agendo così soltanto in funzione degli interessi loro e dei potenti, fingono di non vedere, oppure si affidano alla Suprema Corte di Cassazione, la quale legittima per alcuni quello che vieta ad altri. Ciò che mi chiedo, è quale senso abbia più il principio iscritto a grandi lettere in ogni tribunale, che recita, “La legge è uguale per tutti”!

Sai, si parla di decine di migliaia di casi, e non manca molto, come di recente è avvenuto nel Regno Unito, che lo Stato debba pure passar loro gli assegni familiari per ognuna delle mogli che hanno; e un tanto, sino a quattro, che è il numero massimo stabilito dal Corano».

«Cazzo! E così, con le nostre tasse noi dovremmo pure contribuire perché quelli continuino a farlo! Ora, io mi domando e dico: chiedete di venire a vivere da noi, di integrarvi, e fin qua va tutto bene; ma per ciò che vi conviene, però, soltanto per i diritti, e non per i doveri. Capisco, tuttavia, che la responsabilità non sia loro poiché ognuno cura il proprio interesse; ma lo è di questo Stato cialtrone, i cui politici abbassano le mutande e si mettono a novanta gradi ogni volta che hanno bisogno di raccattare dei voti, così com’è stato e continua a essere per i pentiti di mafia. Vorrei vedere, se andassimo noialtre a prendere il sole in topless, che so… in Arabia Saudita, per esempio!».

«Ci lapiderebbero seduta stante, Gia; e senza neppure un processo che potrebbe dirsi giusto. Qui da noi, invece, se loro delinquono, col cazzo, che vanno in gattabuia! In quanto alla mancanza di reciprocità, replicherebbero che noi siamo un Paese civile, e quindi tollerante. Sai, secondo me c’è una linea molto vaga a dividere la tolleranza con il discorso dei novanta gradi di cui dicevi».

 

«Ascolta, Roberta: queste considerazioni non ci aiutano a stare serene. E allora, mi libero dell’ultima paturnia, e poi cambiamo argomento oppure mi taccio: riguardo a quei coglioni di cui parlavamo, di quelli che mutilano le donne, lo sai che ci vorrebbe? Che per una felice, quanto equa combinazione biologica, la fica di quelle povere sventurate mutilate si evolvesse in una sorta di pianta carnivora, in modo che, entrato ben profondamente in quel che rimane della loro vagina resa stretta dalla cucitura, mentre il coglione sborra, l’uccello sia automaticamente mozzato. Mi sembrerebbe pure equo, cazzo! Sarebbe la cosiddetta legge del taglione ebraica: tu tagli me? Ebbene, io mozzo te! Del resto, questo è previsto pure nel Corano[1]».

Quella battuta ebbe il potere di risollevare il morale di Roberta, la quale esplose in una… (Continua nel romanzo).

[1] Legge del Taglione in ambito islamico, nel diritto islamico è di fatto accolto il principio dell’occhio per occhio vigente in Arabia ai tempi di Maometto. È tuttavia previsto, spesso con una minuziosa casistica, anche il principio di “compensazione pecuniaria” (in arabo diya, spesso tradotto “prezzo del sangue”), con cui è possibile evitare il ricorso all’occhio per occhio pagando risarcimenti in denaro. Fonte: Wikipedia.

EGLI & LUI.

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… prese il discorso alla larga: «Giacché, usando il dogma invece che la ragione, non vi è dubbio che le Fedi siano accecanti, intorno a queste io avrei dell’altro da considerare. Sia chiaro, ragazze: io parto dalla premessa che la Fede sia un bisogno egoistico finalizzato a rassicurarci; detto in breve, a farci sentire meno sole e protette. E aggiungo pure che sia molto stupido credere in una di esse, poiché sono prive di ogni credibile fondamento; tuttavia, se ai bambini si può perdonare di credere alle favole, agli adulti, certo no.

Premesso questo, d’altra parte sarebbe sciocco negare che a causa dell’umana fragilità, dentro di noi sentiamo il bisogno di credere in qualcosa che ci sia superiore; non so per voi, ma per me non è certo diverso, poiché ho un incessante dialogo con l’Altissimo, chiunque EGLI sia. E per essere più precisi, il più delle volte il nostro confronto è conflittuale.

Sappiate comunque, che nel farlo io mi sento molto stupida, giacché mi scopro a parlare con chi non c’è. Di là di questo, fingendo che ci sia, io mi domando e dico: perché mai EGLI avrà commesso l’errore fatale di inventarsi l’uomo, la specie più fetente del regno animale, che porterà alla distruzione di quant’altro, si dice, EGLI abbia creato? E ha messo al mondo questi rotti in culo pure a sua immagine e somiglianza, dicono; e mi fermo qui, perché non ho voglia d’offendere nessuno, e nemmeno LUI. E poi, coloro i quali sono sponsorizzati da LUI, ce la menano con la faccenda che EGLI sia perfetto: quale castroneria galattica! Se lo fosse, per prima cosa dovrebbe sparare un missile nel culo di quei coglioni dell’ISIS prima che questi possano commettere le orrende stragi e lo scempio di cui si macchiano. Almeno, io farei così».

«Ma tu non sei Dio, Gia» commentò Francesca, che sempre si divertiva molto per quelle sue esternazioni.

«É questa la questione, purtroppo…».  (Continua nel romanzo).