QUANDO LA DECLINAZIONE DI TALUNI VERBI DIVIENE AMBIGUA.

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#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’Atto 4° della Saga Erotica Lesbo in corso d’ultimazione.

«Dal Cappello di Gia».

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

Book32

… un attimo dopo, però, presa dai morsi della fame, non resistette, e così, nuda com’era, scese in cucina, dove trovò Rashida affaccendata ai fornelli. Sorpresa di vederla, lei  chiese: «Beh? E tu, che ci fai qui? Non avresti dovuto essere a letto, Gia?».

«Mmm, che buon profumo! Mi fa venire ancora più fame: mi divorerei un salame intero, Rashida».

Per sfotterla bonariamente, lei rispose in rima: «Qui, ben lo sai, che di salami mai ne troverai; ora ti cucino alla svelta una buona frittata con le erbe del nostro orto».

Mentre acquietava le esigenze dello stomaco, Gia chiese: «E Nourhan e Nahed, dove sono?».

«Erano qui fino a un quarto d’ora fa, poi, all’improvviso sono corse di sopra: penso che tra un po’ verranno».

Trascorsa una ventina di minuti, con la bocca piena, Gia: «Come mai non vengono ancora?».

«Erano con me a cucinare quando tua moglie, casualmente strusciandosi la fica al sederino della mia consorte, ha avuto, chiamiamolo, un impeto di passione; e così, non volendo mischiare sesso a gastronomia, le due colombelle se ne sono andate nella stanza da letto. Salendo, una mano sul culo di Nahed, la tua Nourhan ha detto: «Rashida, non preoccuparti, che veniamo subito», ma io non le ho creduto. Sai, spesso a mia moglie piace tirare la scopata per le lunghe; ma non preoccuparti, perché non vi è dubbio che alla fine verranno» rispose lei, con un sorriso malizioso, equivocando con intenzione.

«Che vengano pure con comodo, e che buon pro gli faccia!» esclamò Gia, contenta per entrambe.

A pancia parzialmente piena, risalita nel suo appartamento, intanto che la vasca andava riempiendosi, ancora incredula, la scrittrice veneziana si guardava allo specchio per cercare una minima traccia delle frustate che si era presa; ma non ne scorse alcuna. In effetti, la sua delicata, rosea epidermide era liscia dappertutto, e lei non avvertiva più neanche un minimo fastidio. Ritornata in prossimità del bordo della vasca già colma e ridondante di schiuma per chiudere il miscelatore, gli eventi di quella giornata presero a scorrere davanti ai suoi occhi; ma a prevalere su quelle dolci sensazioni, era il pensiero di Nahed…

Che avrà voluto dire Nahed a proposito dei datteri preparati alla “loro maniera”, quelli che riservano soltanto a “chi se lo merita”? Boh, aspetta e lo saprai, Gia. Oddio, che stanca sono; entra nell’acqua, scema, che poi ti farai una bella siesta. Per addormentarmi penserò a Nahed, così magari avrò dei dolci sogni: oddio, quant’è bella! Mai incontrata, una giovane femmina che mi accenda come lei… (Continua nel romanzo).

L’INDIGNATA MA SPERANZOSA ORAZIONE SERALE (di Gia).

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Book31

… pur negandolo a tutti, e per prima a se stessa, Gia non riusciva a reprimere quel controverso bisogno di “trascendente” che nasceva da dentro di lei, e che neanche la propria cultura pragmatica poteva tacitare. Più che atea, lei appariva essere una credente perennemente delusa, e persino infuriata con il suo dio…

A te potrebbe sembrare che io parli a sproposito, e vorrai perdonarmi se ti parrò irriverente; nondimeno, questo è l’unico modo in cui io posso volgerti quell’orazione, ci hanno insegnato i tuoi ministri, che tu ti aspetti quotidianamente da noi, miseri mortali. E d’altronde, se non apro il mio cuore a te, presenza impalpabile ma, si dice, onnipresente, a chi mai? Non ti offenderai, quindi, se almeno con te io mi senta libera di parlar chiaro: per incominciare, non ti nascondo d’essere fortemente incazzata, e in primis, con te! Tu, che tutto sai, e tutto puoi… si dice, rispondimi sinceramente: quando io ti parlo, tu mi ascolti? Dove sei? Cosa sei? Che fai: Ci sei? E dammi un segno, no? E che cazzo! Sarebbe anche una questione di bon ton. Dico io, se per caso tu ci dovessi essere, beh, intanto diciamo che saresti “di parte”, e per la precisione, quantomeno maschilista.

Infatti, autodefinendoti “Dio” e non “Dea”, evidentemente, ti saresti concepito e imposto al mondo giacché maschio, come lo era quello che si dice esser stato figlio tuo.

E poi, mi vorresti spiegare quale sarebbe il tuo disegno, e quali le faccende che occupano le tue giornate? Oppure, queste sono delle questioni, come ripetono sin alla noia i tuoi “sponsor”, che devono rimanere “misteriose e imperscrutabili?”. Credendo di fare chissà che cosa, l’uomo passa il suo tempo a progettare stupidamente la propria sventura facendosi allo stesso tempo un culo tanto; e tu, sapendo quanto ciò sia perfettamente inutile, che fai: sghignazzi?

Che noi esseri umani si sia stronzi e caga-cazzi… e parecchio pure, beh, non ci piove; ma tu, io mi domando e dico: per interposta e carnale entità fai sapere al mondo d’essere onnisciente, onnipresente e onnipotente; e dopo, dinanzi a questa cazzo di tua “splendida” creazione,  l’umanità, non fai nulla per rimettere a posto i casini che, alla fine, mettendo al mondo loro, tu stesso hai generato?

Sai… già questo basterebbe per dequalificarti, visto il modo in cui quelli, che si dice tu abbia creato a tua immagine e somiglianza, in genere si comportano. Che poi, una tal cosa dimostra pure la fatua chimera della tua presunta infallibilità. Non prendertela a male, se ti sembrerò ingrata; l’errore più grave che tu abbia commesso, è stato di creare l’uomo, il quale si è distinto per le coglionerie tragiche che è stato capace di concepire. Tra inquinamenti, guerre, fracking[1] , e innalzamento della temperatura terrestre, egli sta distruggendo quel che rimane di quanto tu avresti creato; e tu ed io, ben sappiamo che non si fermerà sino a quando questo disgraziato pianeta non sarà definitivamente estinto. E una buona mano la sta dando quel galantuomo che tu hai permesso vincesse le elezioni presidenziali americane: ti dice qualcosa il nome “Donald Trump”? Sai, è quel riccone che vuole dismettere gli accordi per limitare le ferite alla tua splendida creazione.

Ma tanto, a te, che te ne importa? Perché mai, lontano, nell’Alto dei Cieli, dovresti affaticarti per le formichine che vedi agitarsi in Terra? Ti puoi permettere d’essere persino più svogliato dei politici di casa nostra, perché tu neanche l’hai, la necessità di coltivarti un elettorato: per definizione, sei tu l’Eletto; no?

Non è, sai, che io sia S. Tommaso, il quale, per credere, ha avuto bisogno di toccare con mano: anche l’aria, io non la vedo; ma non per questo smetto di respirare. Gli effetti della tua esistenza però, quelli sì, che li vorrei vedere; e che diamine! Anche le onde elettromagnetiche non si vedono, ma di là della questione che probabilmente inducono il cancro, i cellulari funzionano; cazzo! E tu pretenderesti che le genti credessero in te senza fare nulla per dimostrare che esisti? Bella presunzione, dico io.

Ah, no, scusami: mi scordavo dei miracoli, tuoi, del tuo presunto figlio, e dei tuoi santi, sortilegi, si dice, che siano avvenuti “l’altro ieri”, ossia qualche millennio fa! Ti è mai passato per il capo che, più che ridare la vista a un cieco o le gambe a uno storpio, alla tua benemerita Umanità serva ben altro? Soltanto per farti qualche esempio tra i tanti, tu hai mai sentito parlare della fame nel mondo, del cancro, dell’AIDS, di Ebola, delle guerre, dei genocidi, delle pulizie etniche, e adesso, pure di quegli infami assassini dell’organizzazione criminale denominata ISIS, che molti giornalisti ignoranti denominano “Stato Islamico” senza anteporre “sedicente”?

Si dice che a crocifiggere il tuo presunto figlio, sia stata l’ignavia di Ponzio Pilato: e tu, dell’indolenza, che ne pensi? La pigrizia, meglio detta accidia nella dottrina dei tuoi fans, non è uno dei sette vizi capitali? Tu, per definizione, non dovresti essere l’esempio stesso di ogni virtù? Non si può dire, che tu sia coerente, allora; non ti pare? Bella esistenza, la tua: eterna, quanto inutile; ma dimmi… non ti annoi mai? Te ne stai lì, spaparanzato a guardare da mane a sera dall’alto dei tuoi cieli noi miseri, che siamo qui, immersi nella merda più profonda, e non fai un bel cazzo di niente? Invece di dispiacerti o compiacerti, perché non muovi il sedere dal tuo celeste scranno?

Dicono di te, che tu ci sia Padre; e non un padre qualunque: ma onnipotente. Se le cose stanno così, ebbene, come lo definiresti tu un padre che, pur divino, e perciò in condizione di farlo, al cospetto di un figlio sofferente e bisognoso d’aiuto, se ne sta lì a guardarlo e basta, nonostante quel poveretto non porti colpe per la propria sventura? Eppure, quel tuo figlio, ligio alle tue regole, come a quelle di un onesto vivere, e per questo degno, si meriterebbe tutta la tua paterna, divina attenzione!

E di tutti quegli infelici cui prima mi riferivo, bambini e donne in primis, che soffrono per fame, malattie, stupri, menomazioni e uccisioni: che mi dici? E delle vergini stuprate da quei barbari dell’ISIS, alle quali, una volta ricostruito l’imene, spetta il destino d’essere vendute al mercato delle schiave come delle vergini riciclate, anche queste, sono delle infami peccatrici che in questa valle di lacrime ricevono la punizione per delle colpe che non hanno? Qual è stato il peccato di tutti questi sventurati, maschi e femmine, se non di nascere? Eppure, tu lo sai meglio di tutti, che loro nemmeno l’avevano chiesto.

Quello “originale”, forse? Fingendo di credere alle puttanate che da secoli ci sono propinate, dimmi, è stata colpa di quei poveri disgraziati, se un paio di stronzi in fregola si sono fatti una mela che non avrebbero dovuto fottersi, un “peccato” che tutta la loro discendenza è condannata a scontare? E giacché sei onnisciente, neanche puoi dire, “Io non lo sapevo”, come fanno tanti politici e faccendieri del nostro bel Paese quando sono colti con le mani nel sacco.

Parlo di quelli il cui unico impegno reale è di conseguire la propria prosperità, invece che quella dei cittadini; o almeno, anche di quelli: non dicono di te, che tu sia “onnisciente”?

Ah… perdonami, dimenticavo: tu potresti argomentare tutto questo con la bufala del tuo grande amore per noi, in virtù del quale ci avresti concesso il “libero arbitrio”, per dire; ma lasciamo stare, che è meglio. Parliamo un po’, invece, anche della tua presunta “onnipresenza”: in tutta franchezza, a me quest’idea di un Grande Fratello[2] che non ha altro di più utile da fare, e che incombe su di me persino quando vado al cesso, se ci dovessi credere, e questo non è, m’inquieterebbe non poco. Non che io abbia qualche cosa da nascondere, o che mi vergogni… al cesso, dico; ma è per il concetto in sé, sai: per la privacy. Ne hai mai sentito parlare?

Già che siamo a discutere, prendiamo in esame anche quell’altra gran stronzata, “La paura dell’Al di là, e la speranza della vita eterna”. Intanto, con le parole di quella bella e illuminata anima di Margherita  Hack[3], ti risponderei in questo modo: «Avevano ragione gli Epicurei. Fin che sono viva, la morte non c’è; quando ci sarà lei, sarò io, invece, a non esserci; e dunque: dov’è il problema?».

Per giustificarti, tu potresti osservare: «Il dubbio è nemico della fede, e tu, per i miei gusti, ne hai troppi, Gia; ma se proprio ne volessimo discutere, ricordati che in tutte le religioni c’è bisogno d’infondere conforto attraverso l’illusione; altrimenti, come si potrebbero convincere le genti a non ribellarsi al male, alla sventura e ai Poteri ingiusti? L’hanno fatto altre divinità che si spacciano per me, quelle che conosci bene; perché, dunque, mi rimproveri d’averlo fatto anch’io?».

Caro Dio, mi sarebbe fin troppo facile risponderti: «Perché tu, forse più di altri tuoi colleghi concorrenti, attraverso le solite interposte persone che per tradizione millenaria si sono appropriate del tuo “brand”, affermi d’aver conferito ai tuoi ministri il mandato di professare la verità, oltre che la fratellanza e l’amore».

Se io fossi dedita alla blasfemia, e non lo sono, per offenderti ci sarebbero non una ma mille ragioni. Compatisco coloro i quali sono usi bestemmiare, poiché non lo sanno, ma facendolo, loro compiono l’atto di fede più alto: riconoscere che tu esisti. E a proposito della bestemmia, perché t’incazzi tanto quando qualcuno, non potendone più, ti tira in ballo?  “Non nominare il nome di Dio invano!”: i tuoi sponsor avrebbero dovuto interpretare meglio, quello che sostengono essere un tuo comandamento, che più adeguatamente tradotto, secondo la mia modestissima opinione significherebbe piuttosto, “Se puoi risolvere da solo i tuoi problemi, non tirare in ballo Dio”.

L’occasione, tuttavia, era a loro troppo ghiotta per non usarla al fine d’infondere altri sensi di colpa; ti pare? E tu, più di tutti, lo dovresti sapere, che è proprio grazie al potere catartico della bestemmia, che spesso sono evitati dei drammi che potrebbero giungere al sangue; ora, visto che stai lì a far nulla, almeno questo, lo potresti tollerare; non ti pare? Sarebbe pure un’ottima occasione per dimostrare che hai dello spirito.

Che poi, io parlo con chi? Se ci sei, giacché parlo con chi non mi ascolta, devo dedurne che io sono una scema; se invece non ci sei, sono scema due volte, poiché parlo con chi non esiste. E la sai chi è a sorprendermi di più? Sono io, con la mia incoerenza. Sebbene io non creda in te, e neanche nelle cose che sostiene il tuo staff, eppure, salvo che per il sesso e le esuberanze del mio scrivere, io vivo “cristianamente”.

Pensaci: mentre, liberata da te, io potrei farmi i cazzi miei, invece, non mento, non imbroglio, non rubo, non corrompo, non prevarico nessuno, mi do con generosità agli altri. Insomma, se come in questo caso, mi si perdona che usi la ragione, e che parli senza peli sulla lingua, salvo questo, che dopotutto non mi sembra un male, io sono una brava persona, e mi comporto bene. Buffo, non è vero? Tu potresti osservare che io lo faccia per un laico senso civico: ma non è così, mio caro! Queste cose, io le porto dentro di me: non sarà, che ti sei insinuato di nascosto in me? Non dovresti, lo sai? Un’invasione di campo, non sarebbe corretta; e tu, più d’ogni altro, dovresti sapere che cosa sia il rispetto dell’altrui anima.

Di là del tentativo a dare un assetto razionale alle proprie convinzioni a proposito dell’esistenza o meno di un’entità spirituale superiore, allo stesso tempo Gia si rendeva conto di trovarsi in una perpetua e scoraggiante contraddizione: pur definendosi atea, frequentemente lei non poteva esimersi di rivolgersi a un dio, sorprendendosi a dialogare con lui; tant’è, che spesso, in un voluto pasticcio verbale, prima d’addormentarsi recitava una sua personalissima, laica preghiera…

Da grande presuntuosa quale sono, per gratificarti dall’aver dato vita a una creatura talentuosa come me nello scrivere, mi esibirò in un arduo esercizio di declinazione del verbo “essere”; e quindi, intorno al tema, ovverossia te, proclamo: “Per quanto finora ho detto, ciò nondimeno, se tu FOSSI come dicono tu SIA, vorrei proprio che ci FOSSI, e che facessi sentire la tua voce!”. Non per chiederti delle grazie o dei miracoli, come fa la gran parte della gente, sai; ma per implorarti un minimo di giustizia per questo porco mondo. Che poi, se tu lo facessi, sarebbe la grazia e il miracolo più grande tra quelli che attribuiscono a te e al tuo entourage, ossia al tuo figliolo, a sua Madre, e ai tuoi Santi. Ma tanto: non ci sei! Sei pura invenzione; e in tema di fantasie, tanto vale che io mi dia alle mie, che sono certo più terrene, e perciò realizzabili. Ed è l’unica possibilità che abbiamo in questo cazzo di mondo, dove ogni cosa può essere al tempo stesso piacevole e utile, oppure terribile: così come l’acqua e il fuoco.

Un unico elemento, rimane a sottrarsi alla dialettica delle cose, ed è la fica, la quale non può che darti gioia; questo, è l’unico motivo che mi porta a ringraziarti: che sia benedetta “lei”, e chi ce l’ha data; e quindi, lode a te, o Signore!

Era nel carattere di Gia mischiare il serio al faceto senza per questo temere d’apparire sfrontata o addirittura insolente; e una tal cosa, anche quando parlava con se stessa e con il suo Dio: in fondo, se pur estemporanea e molto irriverente, la sua, altro non era che una professione di Fede. Nel parlare con se stessa, seguitò…

Spostando il discorso da quel che tu sei, o saresti, e per rimanere sul piano delle cose carine, oltre a te, mi fanno specie pure gli scienziati: è da sempre, che gli uomini sono protesi al conseguimento della felicità, e neppure la scienza si sottrae a ciò. Alla fine, la loro ricerca è orientata proprio a questo: attraverso la scoperta di come si sia formata la vita, comprendere dove stia la felicità. Poverini, non serviva Jim Baggott per giungere alla scoperta della “particella di Dio”, il cosiddetto Bosone di Higgs: per scoprire come si sia formata la vita sul nostro pianeta, e quindi giungere alla gioia, sarebbe bastato guardare attentamente tra le cosce di una qualunque femmina, meglio se figa.

E a proposito di gnocca, giacché non soltanto dovrebbe essere apprezzata, ma persino celebrata, perché, invece che festeggiare la giornata della donna, non s’istituisce la “giornata della fica”? Porta gioia, genera la vita: a me sembra che almeno un modesto riconoscimento se lo meriti, no?

Spiccatamente idealista, spesso Gia era preda di questo genere di malumori, che la spingevano finanche al labile confine con l’invettiva. Di là di questo, una preghiera vera, lei la recitava…

Mio Dio, che poi sarei io, fai che intorno a me ci siano la bontà, la generosità, la comprensione, la pace, la serenità; e pure la bellezza e la piacevolezza. Contornami di persone dall’anima bella, che come me, ambiscano a un mondo pulito.

Il suo pensiero ritornò al “trascendente” e al potere temporale della Chiesa Cattolica; ricordando i recenti cambiamenti avvenuti nello Stato Vaticano dopo le dimissioni dell’ultimo Papa, un’ombra d’ottimismo la prese…  (Continua nel romanzo).

[1] Fracking, o fratturazione idraulica, in geotecnica è lo sfruttamento della pressione di un fluido, in genere acqua, per creare e poi propagare una frattura in uno strato roccioso nel sottosuolo. Sono indotte in profondità, in ben precisi livelli di roccia all’interno dei giacimenti di petrolio e gas. Fonte: Wikipedia.

[2] Grande Fratello, è un reality show trasmesso dal 2000 in una rete televisiva italiana, nella quale la vita in gruppo di alcune persone si svolge costantemente e totalmente monitorata da telecamere e microfoni. Liberamente integrato da Wikipedia.

[3] Margherita Hack, Firenze, 12 giugno 1922 – Trieste, 29 giugno 2013. Una delle figure più prestigiose e limpide del mondo scientifico italiano, da sempre in prima fila per i diritti delle donne e per la laicità dello Stato. Fonte: Wikipedia.

CHI, PIÙ DI ME, SA AMARMI?

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Book29

… considerata la vita libertina che conduceva, potrebbe sembrare che lo spirito di Gia non potesse essere più felice; ma, a ben vedere, non era tutto rose e fiori…

Acquiescente, la sua donna era prona sul letto; eccitata oltre ogni misura, indiavolata, ma con senno, lei tempestava di colpi di cinghia quel corpo nudo che poco prima si era compiaciuta di rendere fradicio: il corpo dell’amante appariva luccicante, giacché, accogliendo la sua preghiera, dopo aver esaudito la sua sete, lei l’aveva irrorata dappertutto con una fluente, interminabile pioggia dorata.

Sulla schiena, sui fianchi, sui glutei e le cosce, ormai, Gia mostrava degli ematomi e dei solchi talora costellati da appariscenti ecchimosi. Infine, quando con la mano libera si portò la vagina quasi a esplodere, Angela prese a strusciarsi sulle sue dolenti natiche livide: a piè sospinto, imprimeva delle spinte che facevano sovente sbattere il capo della sua donna contro la testiera, che fortunatamente era imbottita.

Mugolando per il piacere, in un delirio ormai incontrollabile, quando ne ebbe abbastanza di farla soffrire, si decise a lasciarsi andare: nell’acme dell’orgasmo le morse la spalla sino a farla sanguinare, e gridando come una fiera, infine, si abbandonò a corpo morto sulla sua dolente carne, calda e ancora pulsante.

La ventiduenne Gia sentiva il suo amato fiato, ancora ansante, nell’orecchio che le stava mordicchiando nel defluire dell’ondata orgasmica. La giovane tremava, piangeva: la sua donna le aveva fatto molto male. Lei, tuttavia, si sentiva comunque felice: pensava che dopo essersi concessa in quella maniera che le parve totale, loro non si sarebbero lasciate per tutta la vita.

La sua ragazza, nondimeno, già la tradiva con quella che Gia aveva definito come “una fraschetta da niente”, che però, seppe, era soltanto diciottenne, e come con cattiveria le disse Angela, “Ha un culo sodo, da dio; persino migliore del tuo, e scoparmici, è tutta un’altra libidine che con te”. 

“CON TE, SOLTANTO TU, GIA: sei quella che ti conosce meglio, e che mai più ti tradirebbe”, si disse quando Angela la lasciò.

Così fece, e continuò, coerente. Certo, lei appellò moltissime donne “amore”, e continuò a farlo; ma quello vero, per lei, rimaneva soltanto se stessa. Spesso, la Gia più matura si diceva: «Pigliamo la cosa anche da un altro lato; chi più di me mi conosce, sa volermi bene, e farmi godere? Nessuna!».

Ecco, il tratto della dissimulata sofferenza che da anni Gia tentava ricorrentemente di scacciare accoppiandosi con il maggior numero possibile di femmine, ed escogitando i modi più fantasiosi per farlo. Qualche tempo dopo i suoi vent’anni, il suo cuore era stato colpito gravemente, e benché non fosse lontana dai quaranta, la ferita stentava a rimarginarsi.

“É così, che accade alle persone buone, a quelle che si danno con tutte se stesse senza raccogliere quello che si meritano”, consapevole della sua condizione, lei spesso si diceva.

Pur non concedendo mai completamente il suo cuore, nondimeno, con le sue amanti lei si comportava sempre con generosità e onestamente; salvo l’anima, dava tutta se stessa, e mai, mentiva loro, o prometteva qualcosa che non avrebbe potuto mantenere.

E così era stato anche con la sua sposa Nourhan, la quale, molto innamorata, l’aveva di buon grado accettata per com’era…  (Continua nel romanzo).

PARA-CLERICALI E PARA-C…

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4°Atto

… s’è schifato pure un Papa; ed è probabile che sia stato proprio per questo, che ha presentato le dimissioni da Pontefice, accontentandosi della carica di Papa Emerito, e lasciando il suo posto al bravo Papa Francesco. Tale inusitato gesto ha suscitato un notevole scalpore, giacché prima, nella millenaria storia della Chiesa Cattolica, una tal cosa era accaduta soltanto una volta. Secondo me, lui l’ha fatto per rappresentare nell’unico modo possibile il proprio sdegno, la propria impotenza a intervenire allo scopo di raddrizzare le storture di una parte della curia che certamente non seguiva, e non segue, il verbo del loro Dio.

Ma tu guarda che degenerati: degli uomini di Chiesa, a macchiarsi di tali infamie! I bambini, bisogna lasciarli in pace, e rispettare la loro infanzia; e che cazzo! Non si ruba loro l’unica età limpida, felice, per insozzarli con la merda del mondo, maledetta sia la miseria e coloro i quali sono responsabili di tali misfatti… fanculo!

Se poi ti professi anticlericale, la gente, ossia i famigerati “benpensanti”, anche ti guarda di storto e con sospetto; si chiede: “Non sarà mica bolscevica, o peggio ancora, anarchica, o persino pronta per divenire una Foreign Fighter?“. Io mi domando e dico, come si fa a non esserlo, anticlericali, con tutte le puttanate che tanti di loro hanno combinato nei secoli dei secoli? Non io, ma loro, dovrebbero essere guardati male: e anche chi finge di ignorarle, queste infamie; ossia quella specie di “para-clericali” che li proteggono. Quelli che sanno con precisione dove stanno i propri interessi, e che più di para-clericali, si dovrebbero appellare dei “para-culo”.

Nell’infinita sapienza accumulata e tramandata nel corso dei secoli, quei clericali che si sono macchiati di tali infamie, lo sanno bene, che è esattamente il senso di colpa, la consapevolezza nel commetterlo, a rendere il “peccato” maggiormente attraente: è anche per tale ragione, che si sono inventati la confessione; per ripulirsi, e poi ritornare a peccare ancora con rinnovata soddisfazione… (Continua nel romanzo).

MA COM’È BELLO, ANDAR IN BICICLETTA.

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Book28

… quella, era la prima volta che lei veniva al casolare, e dopo le numerose scopate della notte, saputo che, come me, lei amava andare in bici, monella, il sabato mattina preparai le due mountain bike in una maniera un po’ speciale: orientai i sellini in modo anomalo, con la parte anteriore inclinata moderatamente verso l’alto, invece che in basso. Dopo qualche chilometro tra i campi, lei: «Gia… ti parrà strano, ma pedalando, mi pulsa la passerina; che dici, saranno i colpi di coda delle scopate di stanotte, oppure  perché sono contenta d’essere con te, e mi sento bene?».

«Dacci dentro, tesoro: pedala! Adesso vai, aumentiamo la velocità… e pure il divertimento» le risposi, maliziosa. Infatti, per me non era la prima volta: i sellini migliori, anatomici, quelli con la parte anteriore molto stretta, se inclinati un po’ verso l’alto come li avevo arrangiati io, sembrano fatti apposta per essere ben accolti dalla fica, e lo strofinamento che riceve la clit a ogni pedalata, non è niente male; tanto, che talvolta io sono pure venuta correndo.

Pedalando con gran foga, sudata ma contenta, Encarnación mi rispose: «Sei incorreggibile, Gia! Per te, ogni occasione, anche tecnologica, è buona».

«Buona per che cosa, amore?» chiesi, allusiva, continuando a pedalare con lena per starle di fianco e godermi lo sfregamento continuo insieme con lei.

«Lo sai, scema! Più che una fica, quella che accoglie il tuo sellino, è un laboratorio di ricerca, mai contento delle innovazioni che t’inventi».

«Il ciclismo è poca cosa: aspetta di vedere le diavolerie “tecnologiche” che ci aspettano nella sala giochi, giù, in cantina. E adesso pedaliamo più velocemente, dai, che sono calda». Dopodiché, mi esibii in una facile rima: «Pedaliamo sin che veniamo, che poi ce ne ritorniamo».

In ogni caso, di là della scherzosa osservazione, Encarnación mostrò d’apprezzare il ciclismo, perché, dopo neanche un chilometro, mentre affiancate stavamo pedalando, mi disse: «Gia…».

«Dimmi, tesoro».

«Passa davanti».

«Perché?».

«Veder ballonzolare il tuo bel culetto, di sicuro migliorerà la mia ispirazione, e di conseguenza, il mio trastullo “vaginal-velocipedista”».

In quel fantastico fine settimana, non volli eludere la raccomandazione di Roberta, e così andò a finire che la sculacciai solamente, e che la frusta me la presi io, dapprima legata al palo, e poi in altre fantasiose performance».

Frustarmi la schiena e le tette, come pure impartirmi la canna al culetto e alle cosce, le piacque moltissimo, tanto, che nei weekend che seguirono, lei insistette per passare nell’altro ruolo. Dio, che vigore, quella femmina! Sebbene ben fornita di tette e di un culo magnifico, all’apparenza esile, dal corpo nervoso senza un milligrammo di grasso, lei aveva una forza spaventosa nelle lunghe, magnifiche gambe. Quand’era a strusciarsi la passerina su di una mia coscia per farsi venire, nel momento topico, lei me la stringeva tanto forte con le sue, da farmi male; e non dico le tette! In orgasmo, inarcandosi, lei me le strizzava talmente forte, che per il dolore, nella mezzoretta successiva neanche me le sentivo. Tuttavia, ritornata in sé, la bella mora si faceva sempre perdonare: lei lo sapeva, quanto a me piacesse il suo duro culetto, ed era volentieri, che lo offriva ben proteso alle mie amorevoli… (Continua nel romanzo).

QUANTE DONNE AVRÒ AVUTO?

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Book6

… quante donne avrò avuto finora nella mia vita? Quaranta, forse cinquanta, o di più? Per saperlo con una certa approssimazione, basterebbe che io contassi le tessere che ci sono sul mio cappello. Tuttavia, che senso ha tenerne il conto? Sarebbe come se io volessi enumerare tutti i ristoranti in cui mi sono deliziata il palato. E Jasmine, o meglio, Violeta? Jasmine, è soltanto un nome d’arte; lei è rumena, e di professione fa l’operatrice sessuale in un centro wellness specializzato in queste faccende. Altri, userebbero dei termini diversi dai miei, ossia, parlerebbero di una “meretrice” che lavora in un “bordello”; ma io credo che questo sia sbagliato, oltre che ingiustamente offensivo. In fondo, in cambio di soli settanta euro, lei dona una mezzora di felicità. Se un uomo è depresso perché gli manca la fica, gli costerebbe di più andare da uno psichiatra, il quale, intossicandolo con degli ansiolitici, con il cazzo, che lo guarirebbe!

Com’è stato dolce accompagnarmi alla dolce Violeta! Stomacata dai tanti membri di cui ogni santo giorno si deve prender cura, come me, lei ama le donne; è così brava, e amorevole: avrei veramente voglia di rivederla, e di fare ancora l’amore con lei; e non parlo di solo sesso. É una ragazza molto sensibile, intelligente, ed ha un’eccellente cultura: parlare con lei, è sempre molto piacevole. Dovrei scriverle un mail; lo farò quando mi occuperò di Brunhilde: la voglio ragguagliare intorno alla cosa meravigliosa che mi sta accadendo. Che bello sarebbe, se anche lei fosse qui con noi! Guardando le immagini del mio cappello, mi sta venendo voglia d’allargare questa Comunità a tutte le donne che vi compaiono: o meglio, tutte, meno le stronze. Te lo immagini come sarebbe bello, Gia? Potremmo pure fondare un movimento che si occupi delle donne lesbiche che non possono vivere serenamente le loro preferenze sessuali, e poiché tu ne saresti la leader, potresti darti anche alla politica.

Ma vai a fanculo, Gia: di che minchia vai parlando? Non ve ne sono già abbastanza, di teste di cazzo? E giacché quest’ultimo articolo non ti va propriamente a genio, aggiungere la tua, proprio non sarebbe cosa…  (Continua nel romanzo).

LA MENZOGNA IN CHAT.

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#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’Atto 4° della Saga Erotica Lesbo in corso d’ultimazione.

«Dal Cappello di Gia».

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

4°Atto

… abbandonato il ricordo di Jessica, ancor meno piacevole, un altro affiorò alla mente di Gia…

Se non vi fosse stato l’inganno, un ricordo che sarebbe tenero, è quello di Maddalena; e quella squinzia, neppure ha voluto mai dirmi di quale Paese fosse: visto il modo in cui sono andate  le cose, meglio così!

Erano almeno tre settimane che ogni sera amoreggiavamo in chat, ed io ormai non ce la facevo più a continuare in quel modo, e cioè il solito, ad accarezzarmi da sola sforzandomi di pensare a lei. Poiché, se pur piacevole, il troppo stroppia, stufa di sgrillettarmi, le digitai: «Maddalena, amore, la chat non mi basta più. Ti prego, raggiungimi a Venezia; ti ospiterò e ti coprirò anche delle spese del viaggio. Ho veramente tanta voglia di vederti, di toccarti, di baciarti; ma per davvero, e non più in questo modo: più che la mia, è la tua fica, che voglio».

Sulle prime, lei mi parve entusiasta; ma qualche sera dopo, arrivò la doccia fredda: «Gia, devo confessarti che non sono stata sincera con te, che ti ho mentito; Gia, io ho sedici anni, non sono piccola ma neanche grande, e i miei genitori non mi permettono di andare dove mi pare. Pur rompendogli le palle sino alla noia, loro hanno rifiutato categoricamente».

Per me, quella, fu una doccia gelata! La prima, essenziale cosa che ci tenevo a mettere in chiaro con chi chattavo, e prima ancora di lasciarmi andare a qualunque confidenza o intimità, era che mi dovessero assicurare con assoluta sincerità di essere delle donne; e fuor di dubbio, quantomeno maggiorenni, meglio ancora se oltre i vent’anni. Oltretutto, mi sentivo tranquilla poiché uno dei requisiti imposti dal gestore della chat per concederne l’accesso, è la maggiore età; ma evidentemente, lei aveva mentito su tutta la linea. Fui grata ai suoi genitori, quando pensai che quella scimunita avrebbe potuto raggiungermi e mettermi in grande imbarazzo, se non addirittura nei guai.

Molto risentita, ricordo che in un primo momento la rimproverai aspramente; dopodiché, a causa della differenza di età, mi sentii per lei quasi una mamma. E perciò, svanita ogni confidenza o velleità erotica, io ci misi un’ora per farle capire che il suo, non era un modo adeguato di condursi per un’adolescente. Speravo che lei comprendesse che stabilire dei rapporti solamente attraverso un computer, sarebbe stato come sprecare degli anni che non sarebbero mai più ritornati.

Soprattutto, cercai di farle capire che doveva vivere la sua età nel modo più confacente, frequentando dei coetanei non virtuali. Ed anche, che avrebbe dovuto dedicarsi ad altro, che non al sesso; che per quello, avrebbe avuto tutto il tempo quando sarebbe stata più grande. Mi prodigai in ogni modo per convincerla che alla sua età sarebbe stato meglio impegnarsi a costruire un carattere positivo per ben affrontare le sfide del futuro, a usare le proprie energie per quello, e così via. Benché delusa sentendomi tradita nella fiducia che avevo riposto in lei, la collera maggiore la provavo verso me stessa che, stupida e presuntuosamente certa della mia esperienza, chattando, non lo avevo capito, che lei era minorenne.

Quella, non fu l’unica volta, purtroppo; ci fu pure Maria. Lei, fortunatamente, non mi mentì, e fu sincera sin dall’inizio. Al primo approccio, quando glielo chiesi e lei mi rivelò quale fosse la sua età, quindici anni, io le spiegai le ragioni per le quali non potevo, né volevo, chattare con lei. La sua risposta mi lasciò esterrefatta, creandomi un sacco d’interrogativi: «Guarda, Gia, che io non sono una verginella; con me puoi fare tutto quello che ti piace, e dirmi quello che vuoi. Tanto, con i ragazzi e le ragazze del “muretto”, sono già due anni che ci facciamo spinelli; e neanche parlo del sesso, che ci profondiamo a gogò. E puoi crederci: le scopate e i pompini, non sono per niente virtuali. Meglio quello, che le pasticche o le siringhe; non ti pare? E comunque, se non posso chattare con te, ne troverò un’altra; e questa volta, non sarò così sincera come lo sono stata con te».

Sconcertata e soprattutto irritata, in un primo momento io le risposi che lei poteva essere e fare quel che voleva, ma non certo con me. Poi, mi dispiacque lasciarla male, e allora anche con lei mi spesi per darle qualche sano consiglio a proposito degli orizzonti che avrebbe dovuto porsi a quell’età, proprio com’era stato con Maddalena.

Questa, fu la sua laconica risposta: «Se tu non lo fai… il sesso e le canne, voglio dire, nella periferia dove io vivo, rimani tagliata fuori dal gruppo, e dopo, ti ritrovi da sola come una cretina».

Cercai degli altri argomenti utili a convincerla: volevo farle capire, ad esempio, che adeguarsi a delle regole di branco sbagliate, non è mai stata la cosa migliore, e che se fosse stato inevitabile essere esclusa, far prevalere le proprie idee e i propri principi etici sarebbe stata una vittoria che l’avrebbe ampiamente compensata del sacrificio. Non credo, tuttavia, d’essere riuscita a convincerla, poiché nei giorni successivi osservai che bazzicava ancora per la chat cercandosi altri contatti con annesse avventure. Il mio risultato, comunque, lo raggiunsi, perché lei capì che con me non era cosa; e non mi cercò più… (Continua nel romanzo).