DOVA VA LA FOTOGRAFIA?

+ 18

#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’Atto 4° della Saga Erotica Lesbo, 

«Dal Cappello di Gia».

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

bscap0000

… fortunata, per vivere lei non aveva bisogno di lavorare, e pur non ritenendosi un’artista, si dava un gran da fare per scrivere recensioni, organizzare vernici, eventi, e altre cose di questo genere. Ricordo la proposta che mi fece riguardo alla possibilità di allestire una mia mostra fotografica a Calgary, la città dove lei vive: «Mi piace quel che scrivi e come lo fai Gia, ma amo troppo le tue fotografie di surreale nudo femminile! Per quelle esasperazioni nelle forme, per le incredibili trasfigurazioni che hai operato, esse sprizzano una potente sensualità. Giacché non hai usato Photoshop, e le hai stampate in camera oscura da negativo ai sali d’argento[1], ancora non riesco a capire come tu possa esservi riuscita. Di certo, si può dire che tu sia stata un’antesignana di Photoshop, giacché, al tempo, questo software neanche esisteva. É proprio un peccato che, giunta a tali livelli, tu lasci: sei volubile, tesoro. Da dov’è che arriva questo tuo ultimo amore per la letteratura, oltre che per me?».

Eravamo entrambe abbandonate, prone sul letto, a riprendere fiato dopo l’ultima copula, aspettando che il desiderio rifiorisse. Le nostre bocche vicine quasi a sfiorarsi, la sua mano mi scorreva lungo la spina vertebrale, dolce e lenta, dal collo sino al coccige. Mugolando per il piacere, sottovoce le risposi: «Se tante, possono essere le ragioni che ti muovono a scrivere, è sempre per te, che lo fai, questo è certo; nondimeno, se scrivi anche per partecipare con sincerità ad altri le tue sensazioni e le emozioni che provi, allora io sono convinta che la tua opera abbia una valenza positiva anche per chi ti legge.

Inoltre, se in ciò che scrivi ci cacci dentro le tue opinioni, e se non lo fai con l’unico scopo del profitto o per altri intenti edonistici, insomma, se tutto quello che butti giù ti viene quando occhi, cervello e cuore scattano all’unisono, secondo me, la tua, diviene un’opera generosa, e per questo apprezzabile. Questo non è dissimile da quanto dichiarava un certo Henry Cartier-Bresson[2] riferendosi alla Fotografia, in quello che lui chiamava “l’attimo decisivo”. É ben vero, Céline, che anche con la Fotografia ero mossa dagli stessi sentimenti di adesso; ma vuoi mettere l’enorme potere che ha la scrittura rispetto a quella? Ho un unico rammarico: di non averlo scoperto prima; ma sono ancora giovane, ti pare?».

«E bella, amore: sei tanto bella. In ogni modo, io resto dell’idea che tu faccia male a “lasciare” in qualcosa in cui sei brava» mi rispose intanto che una sua mano, pizzicandomi amabilmente le vertebre, mi procurava delle piacevolissime sensazioni. Ne avevo proprio bisogno: a differenza di Céline, mai, da Catalina mi era arrivato qualche guizzo cultural-amoroso che mi sorprendesse.

Pur sollecitata a volgere altrove il mio pensiero, le spiegai quali altre considerazioni mi avevano mossa nella mia scelta: «Tuttavia, vi sono delle altre ragioni che mi hanno convinta a lasciare la Fotografia per la Letteratura, Céline. Per incominciare, la paranoia! Dunque… tu sfogli le pagine di qualche autorevole “magazine” di fotografia, vedi un’immagine scialba, vuota di significati e priva di qualsiasi impatto emozionale, e dopo, se ti rimane ancora la pazienza per andarti a leggere il commento di chi l’ha recensita, è anche peggio: migliaia di parole per raccontare pretestuosamente che cosa si “dovrebbe” trovare in quella tal immagine, e quali  sensazioni o emozioni essa ti “dovrebbe” scatenare. Che minchia[3] c’entra coniugare i verbi al condizionale? O c’è qualcosa, oppure non c’è; e che cazzo! Io mi domando e dico: se c’è bisogno della stampella dello scrittore, non sarebbe meglio cestinarla, quella misera opera, quella cosa non dissimile da una merda di cane? E questa, non è l’eccezione, sai; ma la regola!

Non ti dico, poi, le baggianate che si leggono in quei vacui romanzi d’accompagnamento! Con l’eccezione dei presenti, di te, amore, sembra che i critici si lancino a vedere quello che non c’è allo scopo d’attribuire a delle immagini insignificanti il valore aggiunto che, invece, non hanno, ammantando le più scialbe e deprimenti con delle pretestuose attribuzioni che, secondo loro, le renderebbero innovative nel linguaggio: se sopra a uno scatto di merda, devo anche scriverci un romanzo, tanto vale che mi dia alla letteratura; non ti pare? Io lo capisco che alcuni credono che in fotografia sia stato già detto tutto; ma, sant’Iddio, un po’ di fantasia, perdiana! Sai lo strazio, quando ti rendi conto che le “nuove proposte”, quando non siano del tutto incomprensibili persino a chi le promuove, son sempre quelle? Ossia, scopiazzate l’una dall’altra, o dalle opere dei Grandi della Fotografia.

Quand’ero a lavorare nel Burkina Faso, mi ricordo che ogni mattina ci dicevamo, “Alla fine di questa giornata, dovremo aver piantato almeno un chiodo”: per dire, che è inutile parlare, se le parole non portano a qualche cosa che si possa toccare, o che prima non c’era; a un risultato concreto, insomma.

Tu, che ti occupi d’Arte, lo sai meglio di me: affinché ci sia il successo, un Fotografo ha bisogno della concomitanza di tre elementi. Vediamoli: il primo, consistente nell’appoggio di un bravo gallerista; il secondo, di una critica positiva e intelligente. Anche l’ultimo, e fondamentale elemento, però, ci dovrà pur essere; cazzo! Il pregio dell’opera in sé! Nel contenuto e nella forma, no?

Sono molto disillusa, sai? E non ti dico la malinconia delle nuove tendenze: io lo capisco, che per raccontare qualche cosa di nuovo alle volte si possa smarronare; ma questo non deve diventare la regola.

Fortunatamente, a rendere alla Fotografia la dignità che le compete, vi sono ancora dei bravi Fotografi; come Sebastião Salgado[4] , che secondo me, è il “poeta del reportage”».

Ormai insieme da circa due settimane, ci comprendevamo alla grande anche nel sesso; gioiosa e impudica come non mai, affondando tra le mie chiappe, Céline prese a titillarmi deliziosamente il buchino, che tremulo, si offrì schiudendosi. Tra un colpo di lingua e l’altro, mugolando per il piacere, io mi preparavo a godere appieno quel paradiso in cui mi stava conducendo: lo sapevo, che da lì a poco lei mi avrebbe fatto sentire stupendamente riempita e dilatata. Interrompendosi, la voce più sensuale che mai, lei commentò: «Come in tutte le tue cose, tu sei sempre appassionata; al punto di divenire talvolta poco flessibile e persino intollerante».

Avvertivo la sua lingua picchiettarmi dentro; poi, ancora una volta s’interruppe per dirmi: «Ideologicamente, tu sei un’integralista, Gia! Se per le altre faccende che ti riguardano, tu sapessi essere aperta ed elastica come lo sei nel sesso, e non mi sto riferendo specificamente al tuo culetto, che ansioso, sta invocando il mio piccolo pugno, io sono certa che ti butterebbe molto meglio. Avevi ragione a dire che per avere successo nell’arte, servono le tre condizioni che indicavi; tuttavia, mia cara, ne serve anche una quarta: il lavoro di un valente intrallazzatore, il quale faccia credere al mondo che la tua opera, indipendentemente da com’è, abbia un alto valore.

E perciò, riguardo alla terza, ciò che tu fai, secondo me, il valore ce l’ha; per la prima e la seconda ci sono io, e,per la quarta, se ti concentri su come sto “intrallazzando” in questo tuo lato più profondo, capirai che, invece… pure! Giacché promuovere l’arte e gli artisti è il mio mestiere, tu lascia che degli intrighi sia io a occuparmene; allora, la vogliamo fare questa mostra?» mi spronò, intanto che con due dita affondava sfrontatamente in me, facendomi gridare di piacere mentre io, ciclicamente, contraevo il mio buchino per trattenerla in me, rilassandomi e distendendo i miei tessuti, aspirandola in me, anelando d’avvertire presto il suo dolce pugno dilatarmi forte il mio roseo anello, per poi, ben dentro di me, sentirlo muovere con dolcezza ad accarezzarmi le viscere. Neanche finii di desiderarlo, che tutto divenne realtà; ormai ben dentro di me, anche lei attizzata come non mai, s’interruppe dal parlare delle mie opere fotografiche. Ammirata, esclamò: «Che hai qui, un’idrovora? Mi sento risucchiare dentro la mano intera: fermati dall’aspirare, non vorrei entrarci con tutta me!» scherzò.

Céline lo sapeva, quanto io amassi la beatitudine che mi stava donando; allegra, ancora una volta mi prese in giro: «Caspita, Gia! Hai uno sfintere esterno davvero poderoso… mi stai stritolando il polso!».

Incerta se fosse la mia mente o piuttosto la fica a farlo, in un sospiro di voluttà, io risposi: «Che vuoi, amore: è questione del mio reiterato esercizio, e anche di un certo signor Kegel[5], i cui insegnamenti sono veramente preziosi; e non soltanto per averti dentro di me, ma anche per permetterti di deglutire comodamente tutto ciò che il mio ruscelletto è capace di darti per spegnere la tua sete».

La sua bocca a riempirsi della mia passerina congestionata, il suo polso mi era entrato dentro per intero, e lo sentivo muoversi amabilmente da dentro a fuori, a dilatarmi ciclicamente quello che prima era uno stretto pertugio, ma che ormai era divenuto un tunnel ad attraversare le colline delle mie chiappe; le mie mani a stringermi forte le tette sino a farmi male, con quell’incessante voluttà che Céline mi stava infondendo, per ben altre ragioni che non le mie foto, degli urlati “sì” presero ad uscirmi a getto continuo dalla gola: in quegli istanti gloriosi, io avrei acconsentito a qualsiasi cosa lei mi avesse chiesto.

Se al momento la proposta di fare una mostra fotografica mi tentò, più tardi, lontana dagli orgasmi, giacché il mio interesse era ormai irreversibilmente volto alla letteratura erotica, ci ripensai, e la cosa non andò in porto.

Io sarò un’inguaribile idealista e anche un po’ scema, ma rifuggo dagli inganni e dalle bugie; secondo me, se successo dev’essere, che sia per il merito di quanto sono capace di fare al meglio. Oltretutto, mi sarei dovuta sobbarcare un costo eccessivo per la spedizione assicurata delle opere dall’Italia, e questo, dai miei calcoli, non avrebbe compensato i vantaggi d’immagine ed economici che ne avrei potuto trarre.

Céline insistette parecchio per farsene carico lei; ciò nonostante, io non volli accettare: mi sarebbe sembrato d’approfittare. Già lei mi ospitava, e ogni volta, nei ristoranti, al caffè o in discoteca, con un suo “Sei mia ospite, Gia”, nonostante le mie resistenze non c’era verso che io riuscissi a pagare. Soffrivo, per questa cosa; e far pesare su di lei anche quell’onere, mi avrebbe ferita nella dignità.

E poi, in quel periodo, neanche volevo che dei pensieri materiali mi attraversassero la…(Continua nel romanzo).

[1] Sali d’argento, Fotografia ai sali d’argento, ossia, analogica. È così chiamata poiché l’elemento sensibile è costituito da alogenuri di quel metallo deposti in microscopico strato sul supporto di acetato costituito dalla pellicola. Nota dell’Autore.

[2] Henri Cartier-Bresson, (Chanteloup-en-Brie, 22 agosto 1908 – L’Isle-sur-la-Sorgue, 3 agosto 2004) è stato un fotografo francese ed è considerato un pioniere del foto-giornalismo, tanto da meritare l’appellativo di “occhio del secolo”. Teorico dell’istante decisivo in fotografia, ha anche contribuito a portare la fotografia di stampo surrealista (ispirata a Eugène Atget) a un pubblico più ampio. Fonte: Wikipedia.

[3] Minchia, è un termine adoperato frequentemente nella lingua siciliana, nei dialetti calabresi, nel dialetto salentino e nel dialetto gallurese per indicare il pene; è passato poi a essere espressione di esclamazione, di disprezzo, di apprezzamento o di stupore. Fonte: Wikipedia.

[4] Sebastião Salgado, (Aimorés, 8 febbraio 1944) è un fotografo brasiliano che ora vive a Parigi. Dal 1993 al 1999 Salgado lavora sul tema delle migrazioni umane. I suoi reportage sono pubblicati con regolarità da molte riviste internazionali. Fonte: Wikipedia.

[5] Kegel, dal nome del dott. Arnold Kegel che li ha ideati, gli esercizi consistono in semplici contrazioni volontarie, attuate per esercitare i muscoli del pavimento pelvico. Fonte: Wikipedia.

Annunci

QUANDO LA PERSUASIONE VA RINFORZATA.

+ 18

#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’Atto 4° della Saga Erotica Lesbo, 

«Dal Cappello di Gia».

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

MetArt_PRESENTING-FRANCINE_FRANCINE-A_by_RYLSKY_high_0127

… e poi, c’era stato pure un viaggio non indifferente per raggiungerla dall’Italia, e se c’è una cosa che mi fa incazzare, è andare in bianco; e specialmente quando non ve n’è ragione. Con un’infinita pazienza di cui io stessa mi andavo meravigliando, cercai di farle capire che non accettavo il suo punto di vista; e non perché non coincidesse con il mio, ma per la semplice ragione che lo ritenevo completamente sbagliato.

Mentre le parlavo, ricordo che chiesi alla mia mano d’essermi complice, coccolandole nel frattempo per bene la passerotta e indugiando sulla clit… non più sconsolata sotto quelle sue virginali mutandine; ben presto fu ancor più zuppa, e per rinforzare i concetti che andavo esponendo, non trascurai di portarmi ancora alla bocca le dita intrise del suo muco. Leccandomi con studiata sensualità le labbra, e mostrando un’espressione deliziata, la incalzai: «Catalina, amore mio, come ti dicevo, siamo sempre noi stessi a crearci le prigioni che ci rinchiudono; e quando sei costretta a vivere chiusa tra quei paletti che tu stessa hai piantato, il mondo che sta fuori ti sembra troppo grande, e così ti prende la paura di perderti.

Invece di rimanertene chiusa in queste assurde convinzioni, che alla fine ti arrivano dai tuoi infondati pregiudizi, ebbene, ascolta il tuo cuore, lascia che i tuoi istinti e i sensi possano esprimersi, concedi ai tuoi desideri la libertà d’appagarsi, e rompi finalmente quella rete entro la quale ti rinserri prigioniera: ti sentirai un’altra persona, e certo più felice di quanto tu sia ora. In tal modo, accettando e amando il corpo degli altri… e il mio nella fattispecie, tu imparerai ad amare meglio anche il tuo».

«C’è un’altra cosa, Gia, che mi vergogno di dirti» obiettò timidamente lei, in mezzo a un ansito che fu la mia mano a indurle.

Pensai: «Ancora delle remore! La soprannominerò… (Continua nel romanzo).

PULSIONI ORGASMICHE PRIMORDIALI.

+ 18

#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’Atto 4° della Saga Erotica Lesbo, 

«Dal Cappello di Gia».

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

Volume 4

… prima di rispondermi, lei rifletté a lungo: «Ma così, se tutti fossimo omosessuali, per procreare e moltiplicarci, come si farebbe?».

«Moltiplicarci? Non ti sembra che siamo già abbastanza? Amore, due sono le pulsioni orgasmiche che la natura ha portato all’umanità per assicurarle la sopravvivenza: il sesso e il gusto. Ora, prendiamo il gusto, che per analogia spiegherà il sesso…

Nella tua realtà di vita, che è occidentale e non quella di un Paese povero, tu ti nutri unicamente per sopravvivere? Lo fai per le stesse ragioni che vi erano nel passato? Certo che no, ti pare? Lo fai anche, e forse soprattutto, per gustarti le pietanze, per soddisfare una pulsione che è orgasmica, appunto. E dunque, non è improprio affermare che ci si nutre “anche” per godere; non ti sembra?

Da mezzo secolo a questa parte, almeno nelle società opulente ed economicamente progredite, il problema della fame non esiste più; anzi, vi è quello opposto. Non è un caso, che si sia affermata la saggia pratica di cambiare le abitudini alimentari puntando sulla varietà, sulla qualità e sull’eccellenza, piuttosto che sulla quantità.

Guarda al tuo Paese, gli Stati Uniti, ad esempio; lì da voi, l’obesità è diventata un problema sociale, sanitario ed economico di portata nazionale. Ed ecco, allora, che state imparando dalla nostra vecchia e saggia Europa, dove è nata la “nouvelle cuisine”; in altre parole, state giungendo anche voi a quella dimensione del nutrirsi, che non sarebbe azzardato definire “artistica”, se non finanche “erotica”, dato che si riferisce a un godimento dei sensi, appunto come dicevo.

La stessa cosa, in parte, è per il sesso e per l’amore. Diversamente dal passato, quando servivano delle braccia per la terra o delle vite per le guerre, spalleggiati dalle religioni, gli Stati spingevano a figliare a profusione.

Ecco, la ragione storica per cui ancora oggi la Chiesa Cattolica, tanto pigra nel rinnovarsi, non ammette l’uso del preservativo, mentre dovrebbe comprendere che la pulsione sessuale, da mezzo qual era in origine, almeno nelle società progredite oggi è divenuto “scopo”; ed è giusto che sia così. (Continua nel romanzo).

DONNE A RIDOTTA PULSIONE COPULATIVA.

+ 18

#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’Atto 4° della Saga Erotica Lesbo, 

«Dal Cappello di Gia».

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

Volume 4

… quando l’orgoglio non è assistito dalla ragione, spesso accade che alcune di loro non capiscano che il risultato di un tale atteggiamento si chiama “incaponimento”, purtroppo. E allora, accade che, incomprensibili persino a se stesse, le donne di quel tipo neanche sappiano dove vogliano arrivare; e quando ormai ti hanno frantumato irreversibilmente le ovaie, e tu non stai più dietro le loro fregnacce, arriva la solita svolta: in un inaspettato lampo di genio della loro intelligenza che, atrofica[1], fa arrivare loro il sospetto intorno alle tue perplessità, incominciano a tediarti con le solite annose paturnie del loro animo malato di cui prima accennavo. Per dire, prendono a ripeterti continuamente: “Tu non mi capisci!”.

Ti viene da chiederti: “Con chi mi sono messa? Con la straziante materializzazione fuori tempo di “Misunderstood”[2] di Florence Montgomery?”. E non è finita lì, perché continuano con i soliti e assillanti, “Tu non mi apprezzi”, “Ma, mi vuoi bene o no?”, “Tu ed io, non siamo una coppia”, e altri stravolgenti squassamenti ovarici simili.

Io mi domando e dico: quelle lì, non si rendono conto che in questa vita c’è già chi cerca di farci del male, e che perciò sia stupido pensarci da noi? Il colmo è, che questa loro melanconia, come pure le insoddisfazioni, negatività che dopotutto nascono da loro stesse, loro pretenderebbero di scaricarle sugli altri: ma su di me, cazzo, no di certo! Mi giudichino pure “dura”, ma non appena io annuso la foglia, le mando a cagare senza tanti complimenti.

Secondo me, si tratta di donne a ridotta pulsione copulativa, cui lo Stato dovrebbe assegnare un sostegno a causa della loro invalidità “vaginal-cerebrale” permanente.

Che strazio, uffa! Sono quelle della serie, “Che bel film: ho pianto per tutto il tempo”, tipico delle mamme e delle nonne popolane di un tempo, che una sciagurata cultura filo-cattolica ha rovinato nel nascere: che stronzate! Sono proprie di chi ha voluto perdere l’autobus di quell’unica vita che è dato di vivere, e che s’incomincia a sprecare già sul nascere.

Come dicevo, per questi aspetti, e soltanto in questi, io penso d’essere una ragazzaccia… (Continua nel romanzo).

[1] Atrofica, ridotta ai minimi termini.

[2] Misunderstood, in italiano “L’Incompreso”, è un romanzo di Florence Montgomery, pubblicato per la prima volta nel 1869. Tradotto e diffuso in tutto il mondo, è la storia di un bambino costretto a soffocare i suoi slanci a causa degli adulti incapaci di capirlo. Fonte: Wikipedia.

ADORO CHI SA FARMI RIDERE?!

+ 18

#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’Atto 4° della Saga Erotica Lesbo, 

«Dal Cappello di Gia».

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

MetArt_REMINISCE_HUNTER-A_by_LEONARDO_high_0118

… le altre che mi fanno incazzare, sono quelle che ti rompono le ovaie esordendo: «Sai, a me piacciono le donne che sanno farmi ridere»! E allora, dico io: «Stai da sola, spogliati, mettiti comoda in poltrona, accendi la TV, guardati un filmetto di Mr. Bean[1], e quando ti senti eccitata abbastanza, fatti un bel ditalino… così da venire mentre ridi come una deficiente!».

Sempre a proposito di quelle che vivono illudendosi d’essere intelligenti, mi ricordo di una alla quale, prima di darmela, piaceva fare la preziosa. Stanca di dover ogni volta combattere per convincerla ad ammollarmela senza fare tante storie, una sera la affrontai con un, “Beh, dimmelo chiaro: vuoi trombare, o no?”. Quasi incazzata, lei mi rispose: «Per te, c’è solo il bianco o il nero, Gia… hai mai sentito parlare delle cinquanta sfumature del grigio? Se mi vuoi, mi ci devi portare a poco a poco».

Dio, quanto mi fece incazzare! E specie perché quella non era farina del suo sacco, ma soltanto un parafrasare a sproposito il titolo del romanzo di una scrittrice che, come me, si occupa d’Erotico! Mentre la gran generalità delle altre femmine, e specialmente l’etero, propende per i brodi lunghi e zuppi di romanticherie del cavolo, io mi rendo conto che in questo sono un po’ maschile: giacché non amo perdere il mio tempo, che è vita, mi piace andare per le spicce proprio per dedicarlo a fottere, piuttosto che a cianciare. Ditemi voi, se questo sia un difetto!

Le peggiori “frantuma-minchia”, tuttavia, sono quelle che non si accontentano di quanto, pur con tanta generosità, tu sia disposta a dar loro, e pretendono di più. Invece di ringraziarti, e ripagarti per quel sentimento che nessun medico ti ha ordinato di volger loro, vogliono ghermirti, fagocitarti anche l’anima: nella loro malata concezione del sentimento amoroso, quelle streghe pretenderebbero di… (Continua nel romanzo).

 

[1] Mr. Bean, è un personaggio comico immaginario, interpretato dall’attore britannico Rowan Atkinson, creato dallo stesso Atkinson insieme a Richard Curtis e Robin Driscoll. Fonte: Wikipedia.

SALACI BATTUTE NELLE CONIUGAZIONI VERBALI.

+ 18

#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’Atto 4° della Saga Erotica Lesbo, 

«Dal Cappello di Gia».

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

Cucina

… un attimo dopo, però, presa dai morsi della fame, non resistette, e così, svestita com’era, scese in cucina, dove trovò Rashida affaccendata ai fornelli. Sorpresa di vederla, lei  chiese: «Beh? E tu, che ci fai qui? Non avresti dovuto essere a letto?».

«Mmm, che buon profumo! Mi fa venire ancora più fame: mi divorerei un salame intero, Rashida».

Per sfotterla bonariamente, lei rispose in rima: «Nell’Islam, ben lo sai, che di salami mai ne troverai; ora ti cucino alla svelta una buona frittata con le erbe del nostro orto».

Mentre acquietava le esigenze dello stomaco, Gia chiese: «E Nourhan e Nahed, dove sono?».

Nourhan le aveva confidato quanto a Gia piacesse scherzare, e specialmente con le parole, doppi sensi compresi; voltandosi, le rispose: «Erano qui fino a una mezz’oretta fa, e poi, all’improvviso, sono corse di sopra; penso che tra un po’ “verranno”».

Svelta di riflessi, la donna veneziana era entrata in sintonia; infatti, trascorsa una ventina di minuti, con la bocca piena, sorridendole, anche lei celiò: «Come mai le nostre mogli non “vengono” ancora?».

«Erano con me a cucinare quando la tua, strusciandosi casualmente la passera al sederino della mia, ha avuto, chiamiamolo, un impeto di passione; e così, non volendo mischiare sesso a gastronomia, le due colombelle se ne sono andate nella stanza da letto. Salendo, una mano sul culo di Nahed, la tua Nourhan mi ha rassicurata: «Rashida, non preoccuparti, che “veniamo” subito»; ma io non le ho creduto. Sai, spesso a mia moglie piace tirare la scopata per le lunghe; ma non preoccuparti, perché non vi è dubbio che alla fine “verranno”» rispose lei, con un sorriso malizioso, equivocando con palese intenzione.

«Che “vengano” pure con comodo, e che buon pro gli faccia!» esclamò Gia, divertita, contenta per entrambe.

A pancia parzialmente piena, risalita nel suo appartamento, intanto che la vasca andava riempiendosi, ancora incredula, la scrittrice veneziana… (Continua nel romanzo).

LIBERARSI DAL DIAVOLO.

+ 18

#letteraturaerotica #romanzierotici #Lesbo

Un passaggio tratto dall’Atto 2° della Saga Erotica Lesbo, 

«Dal Cappello di Gia».

(Kindle and E-pub format, da leggere con iPhone, Blackberry, iPad, Android).

Volume 2

… ricordo che cosa mi scrisse una demente, la quale era convinta d’essere stata investita del divino ruolo di moralizzatrice… che ne so, per grazia ricevuta, forse: «Gia, quello che tu scrivi induce alla fornicazione, e quindi al peccato. Non ti vergogni? Ravvediti, che sei ancora in tempo per non consegnare l’anima al Diavolo».

Oltremodo incazzata, avrei voluto aprire la mia concione con un’intollerante, “Sgarbiano”[1] improperio del tipo, “Capra; usa il cervello! E sii tu, a vergognarti per essere tanto imbecille e ignorante, che il mio paradiso, io ce l’ho già qui, in terra: precisamente, fra le cosce”.

Francamente, non so come mi trattenni dal rispondere iniziando con il mandarla graziosamente a fare in culo; comunque ci riuscii: «Bambina, ora ti racconto una bella favola, che anche tu dovresti conoscere…

Nella storia dell’Umanità, ogni tanto è “sceso in Terra” qualcuno il quale, auto-proclamandosi “inviato da Dio”, si è messo a scrivere qualcosa con il fine d’orientare il comportamento degli uomini secondo il proprio senno, gusto, o fine. E quindi, tralasciando per un attimo di parlare di Maometto, tema su cui ritornerò, troviamo Mosè con i suoi Comandamenti, e Gesù Cristo, la cui morale è narrata nei Vangeli. Riguardo alle Tavole di Mosè, non ho nulla da eccepire: non vi si trova della violenza, e i Comandamenti che vi sono contenuti, sono ispirati al bene; tant’è, che sono accettati pure dal Cattolicesimo, che professa l’amore del Cristo, il quale mai, ha osannato la crudeltà.. Ma siccome a te è meglio spiegare anche le cose più evidenti, bada, bella gioia, che riferendomi all’Ebraismo, io ho citato soltanto i Comandamenti, e non la Bibbia, che è tutta un’altra storia. Ritornando al Vangelo, da pia donna quale tu dici d’essere, saprai che mai, vi è in esso della spietatezza o della violenza, poiché il messaggio del Cristo è unicamente d’amore.

Tuttavia, tali principi vanno interpretati, e così è pure per i “Dieci Comandamenti”. Tanto per farti un esempio riguardo al “benevolo” richiamo che mi hai rivolto, “Non fornicare” non significa che non si debba scopare, ma che si può tranquillamente fare; in un clima di legittimità però, e non con la “donna d’altri”. Ti preciso questo, tanto per darti un indizio utile ad aprire un varco nella nebbia che ti offusca il cervello.

Ritornando alla Bibbia, invece, è là, che si ritrovano delle atrocità e delle istigazioni alla violenza; e se non mi credi, prova a leggerla con attenzione. Quest’ultimo, è un consiglio generale che ti do al fine d’informarti bene, così che nel futuro, tu abbia a evitare d’affermare delle sciocchezze. In ogni caso, da persona sagace, quale certamente saresti se non fossi permeata dai dogmi, tu dovresti comprendere che tutto dev’essere pesato riguardo ai tempi e al particolare contesto in essere.

Adesso arriviamo ai miei romanzi, verso i quali hai lanciato il tuo “santo” anatema: sul tema degli “inviati da Dio”, in un giorno di qualche secolo dopo l’avvento del Cristo, qualcun altro, anche lui convinto d’essere ispirato dall’Altissimo, si mise a scrivere un libro in seguito al quale, nei secoli e pure oggi, sono morte ammazzate (e continuano a morire) migliaia di persone innocenti a causa dell’esaltazione religiosa indotta da molti dei suoi versetti nei meno intelligenti dei suoi fans. Dei trucidi assassini, i quali non sanno, o non vogliono comprendere che, al pari della Bibbia, le righe del loro Profeta dovrebbero essere rapportate ai tempi in cui sono state scritte, e comunque, mai interpretate alla lettera.

Orbene, con quelle cose “terrene” e palpabili che scrivo io, invece, tutto quel che di “tragico” potrebbe succedere, è che qualche migliaio di persone, magari trovandosi sole e depresse, eccitate da quel che leggono, si masturbino. E questo, che tu chiami “fornicare”, secondo te sarebbe un male? Sai, tesoro, diversamente da quanto ti hanno spiegato, o da quel che il tuo limitato acume ha capito, procurarsi degli orgasmi non porta alla cecità e alla demenza: dona, invece, degli sprazzi di felicità; e oltre a far bene alla salute, giova moltissimo all’equilibrio psico-fisico, che evidentemente, in te è carente. Sai, dovresti dar retta a una giornalista che conosco, la quale si firma “Memorie di una vagina”, che cita sempre, dice lei, un antico proverbio maori che ti si attaglia alla perfezione: “Se le donne si masturbassero di più fisicamente, e meno mentalmente, la loro vita (e quella degli altri) ne trarrebbe uno straordinario giovamento”.

Riguardo al “Consegnare la mia anima al Diavolo”, stattene tranquilla: liberandomi del tuo Dio per credere nel mio, allo stesso tempo mi sono liberata anche del tuo Diavolo».

Fu in quell’occasione, a causa di quella stronza, catatonica nel cervello, che tirate in ballo le confessioni religiose, ebbi modo di ponderare intorno a qualcosa su cui prima non mi ero soffermata; riflettendo intorno agli effetti delle religioni sull’Umanità, capii che la sostanziale differenza tra il Cattolicesimo e l’Islamismo sta in questa questione: mentre nel primo si professa l’amore, cosa che si sintetizza nelle già citate parole del Cristo “Ama il prossimo tuo come te stesso”, per il secondo, c’è una ricorrente apologia del conflitto inteso come strumento per la conversione universale.

Infatti, nel Vangelo, mai vi è istigazione all’uccisione, cosa che c’è invece nel Corano; e ciò, a profusione. A dimostrazione di quel che dico, basti citare soltanto alcuni dei versetti che chiunque può leggere, delle vere e proprie istigazioni all’odio che spingono alla violenza, quali, “Uccidete gli infedeli ovunque li incontriate. Questa è la ricompensa dei miscredenti” (Sura 2:191). Oppure, “Instillerò il mio terrore nel cuore degli infedeli; colpiteli sul collo e recidete loro la punta delle dita… i miscredenti avranno il castigo del Fuoco! Non siete certo voi che li avete uccisi: è Allah che li ha uccisi” (Sura 8:12-17), poi, “Profeta, incita i credenti alla lotta. Venti di voi, pazienti, ne domineranno duecento, e cento di voi avranno il sopravvento su mille miscredenti” (Sura 8:65).

E ancora, “La ricompensa di coloro i quali fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero, e seminano la corruzione sulla terra, è che siano uccisi oppure crocefissi; che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti, o che siano esiliati sulla terra: ecco, l’ignominia che li toccherà in questa vita; nell’altra vita, avranno un castigo immenso” (Sura 5:33).

Se capisco che tali esortazioni non si debbano estrapolare ma contestualizzare al resto del Corano, d’altra parte, il solo fatto di parlare di morte e di menomazioni, secondo me non appartiene a una religione che vuole dirsi volta all’amore, oltre che civile. É chiaro, che si sta parlando di una professione di fede che ha la dichiarata mira di divenire universale, bypassando anche il sacrosanto principio del rispetto verso chi la pensa diversamente da te. E pure un’altra cosa, mi fu chiara: in arabo, “Islam” significa “sottomissione, obbedienza”; anche questo, la dice lunga sull’amore volto all’uomo e all’Umanità tutta.

Tuttavia, riguardo alla mitezza del Cattolicesimo, io parlo di quello che ha predicato il Cristo, e non delle strumentali manipolazioni che sono state fatte spesso da chi, sedicente portavoce di Dio, interpreta e amministra quella fede, spesso sconvolgendone il significato e la missione; infatti, basti ricordare la Santa Inquisizione, lo sterminio degli Indios, e così via, “fiori all’occhiello” della Chiesa Cattolica. Tuttavia, lo ripeto, nella sua fonte, nel Vangelo, non si predica il “Timor di Dio”, e mai vi è apologia dell’odio…  (Continua nel romanzo).

[1] Sgarbiano, è una libera espressione derivata da un celebre modo di offendere usato dal famoso critico d’arte, scrittore e politico Vittorio Sgarbi.